Col senno di poi:”Molto rumore per nulla!

0
Viterbese - Catania 2-0 - molto rumore per nulla
Fonte: InformaSicilia

Se Shakespeare fosse stato tifoso del Catania, avrebbe commentato così:”Molto rumore per nulla”. Viterbese – Catania 2-0.

Viterbese – Catania 2-0. “Molto rumore per nulla” è l’unica espressione che associamo alla disfatta di Viterbo, non per dissacrare un’opera teatrale come quella di Shakespeare, ma per allegarne le analogie (per chi fosse interessato alla trama – MOLTO RUMORE PER NULLA).

Probabilmente, nell’azienda “Calcio” non c’è posto per la crescita delle microaziende “Società” che, vivendo con l’acqua alla gola giorno per giorno, sono costrette e prendere decisioni in poco tempo, per dare una scossa, per cambiare la rotta che punta verso un improbabile iceberg.

Constatato che solo chi vive la quotidianità della azienda Società, sorbisce, dissipa e mette a margine tutto ciò che l’azienda Calcio crea di dannoso alla prima, nulla ci è dato sapere se non vi è un “ponte sullo stretto”, magari lungo pochi centimetri, che accorci le distanze.

Se tale ponte rimane virtuale, o immaginario, chiaro che tutto il niente viene lasciato all’immaginazione altrui, perfida, veritiera, cruda e sconfinata.

“Viva i solisti”, a margine il resto

Non è compito di chi scrive trovare colpevoli e soluzioni, anzi. Avremmo voluto sentirne di più. Nella completa astrattezza delle problematiche insorgenti, poche o nulle sono state le strade scelte per migliorare l’andazzo.

Ci siamo affidati ai “nomi”, le glorie della serie A: Biagianti, Lodi, Marchese, Llama…Lo Monaco. Eppure, all’inizio sembrava tutto regolare. Due tocchi, palla a Lodi e…comu finisci si cunta. Su questo leit-motiv il Catania ha totalizzato ben 50 punti in classifica.

Inutile negare che, senza di loro, non avremmo potuto pronosticare di meglio, ma neanche così ci sentiamo “sazi”. Sazio è colui che ha colmato un vuoto, tanto grande quanto è il suo appetito, la sua fame…di rinascita sportiva, in questo caso.

La gara di Viterbo ha messo a nudo tutti, proprio tutti, i limiti potenziali dei “vassalli di serie A”, compresi i loro valvassori e valvassini. L’imbarazzo, per loro, dev’essere stata una dura lama nel cuore.

Echi tempestosi

A dieci partite dalla fine, nonostante le sguainate spade sonanti ma poco taglienti, il vuoto rimane, abbracciando con sé gli echi “confidenziali” di cotanta determinazione calcistica, atta a rivalutare una rosa etnea ben più forte delle attuali contendenti.

Sono state stilate classifiche, paragoni, confronti “sulla carta” vincenti, mentre gli abbonati crescevano, in virtù di quell’istinto rossazzurro che non ti dà mai pace e proviene dalle viscere di quello stomaco, ormai troppo martoriato da favole e favolette della “buona notte” (e nesci i soddi).

Pensavamo che l’ennesimo “gesto da parafulmine” avrebbe donato alla gloriosa Biancaneve rossazzurra (tale era il colore del vestito) un pizzico di vigore, tanto da “svegliarla” in quel di Viterbo a suon di gol, corsa, pali, traverse, proteste veementi contro tutto e tutti. Niente…avevamo frainteso…

Non avevamo capito che era l’ultimo gesto disperato. Le parole di Lo Monaco nella conferenza stampa di venerdì 22 Febbraio dovevano essere parafrasate in modo diverso. Davanti all’altra faccia di quelle forti dichiarazioni, il retrogusto sarebbe stato diverso, più sobrio, più reale.

Prima “figlioccio”, poi “esonerato”…

Insomma, anche qui la forma non coincide così tanto coi contenuti. Parliamo di affetti e non di lavoratori affettuosamente stimabili, sia chiaro. Il confine, anche in questo caso, è una landa buia e selvaggia, ove l’opinione personale sposa l’incoerenza, per dare vita a qualcosa di inconsistente.

“Molto rumore per nulla”, anche in questo caso. Il calcio è una bella donna di tutti…e di nessuno. Nascono e muoiono affetti nello stesso momento, così come vanno all’altro mondo rapporti di amicizia vera nati ancor prima che il calcio ne abbracciasse le lodi.

Il calcio è una mantide religiosa, uccide e divora il marito con cui ha fatto l’amore. È lecito pensare, perciò, che l’esonero di Sottil di stamane sia LA soluzione a dei mali non manifestati a chiare lettere nella conferenza stampa di venerdì scorso. Eppure…le premesse facevano pensare a tutt’altro…

La nostra “carne tenera” non aveva parafrasato abbastanza quel “figlioccio“, detto in maniera così dolce da sembrare amaro al naso dei più esperienti del settore. Nel dizionario dei sinonimi “lomonachiani” dovremmo, ad oggi, inserire “figlioccio” come sinonimo di “ultimatum”, magari avremmo capito la Waterloo di Viterbo.

Tutta colpa di Sottil?

Be’, “ammirando” le nefandezze di ieri, sinceramente no. Non possiamo pensare che, con un allenatore diverso, i giocatori avrebbero fatto meglio. Diventa un ragionamento tedioso.

Ritorniamo alle solite considerazioni sul valore della rosa rossazzurra, formata da giocatori di esperienza che hanno disputato serie maggiori. Non possiamo riconoscerli nella partita non disputata ieri al Rocchi.

Ogni minuto che passava era un’offesa alle loro carriere altisonanti, forgiate da imprese calcistiche ottenute espugnando ben altri stadi del “campetto” della periferia romana. Eppure, si è riusciti a rasentare lo zero.

Non possiamo fare altro che commentare un Catania che ha arrancato per tutta la partita, manifestando una deficienza fisica per tutto l’arco dei 90 minuti. Il solo tiro in porta, di Brodic al minuto 89, rafforza questa tesi, laddove scadente non può mai essere una squadra che fa 50 punti in 26 partite.

La domanda sorge spontanea: che tipo di allenamenti sostengono questi atleti durante la settimana? Domanda che nessuno vuol porre, perché nessuno vorrà mai rispondere…

“Ed io pag’…”

Il monologo di Lo Monaco non ci ha stupito così tanto. Come già detto, non lo abbiamo parafrasato abbastanza.

C’è da capire il “non detto”, perché “non chiesto”. Per carità, quando si perde, tutti hanno qualcosa da rimproverarsi e nessuno è esente da colpe. Tutti utili e nessuno indispensabile…il cavallo di battaglia non ha il sangue blu.

I primi a rendersi conto di questo sono stati i tifosi, che hanno sottoscritto oltre 6.000 abbonamenti nonostante i fallimenti delle annate scorse. Sono coloro i quali avvertono prima di altri il dovere di “chiedere scusa”, ma non davanti un microfono, con la moneta, con il cuore e…in alcuni casi…con la vita.

Ci perdonerà il caro direttore se facciamo moralismo sul senso di appartenenza rossazzurro: “il catanese ce l’ha più grande”…allusion non porta pena.

Logico pensare che i facinorosi siano deleteri all’azienda Calcio Catania, così come all’azienda Calcio. Sono discorsi da fare nei “Palazzi supremi”, cercando di mettere a sicuro le famiglie che vengono allo stadio…piuttosto che le tasche di altri delinquenti in giacca e cravatta.

È la stessa cosa che un presidente di calcio mi “sponsorizza” così tanto da dire che:”Questa è Catania…si sa che gente c’é”. Non lo pago per sentirmi associato a quattro delinquenti. Vado allo stadio, pagando la società per vedere uno spettacolo che mi aggradi.

Eppure nel calcio…IL CLIENTE NON HA MAI RAGIONE. Chissà perché…

Monologhi e conferenze: giornalisti voto “S.V.”

Ma se conferenza doveva essere, in quanto “conferenza”, perché abbiamo assistito ad un monologo? Di norma, queste forme artistiche vanno messe a pagamento e non rese pubbliche gratuitamente.

Si sentono accuse ai giornalisti perché “non fanno le giuste domande”, perché “filo-societari”, perché “incompetenti”. Oddio, qualcuno magari lo sarà, ma come si fa a giudicare un giornalista se non gli si è data la parola?

Per ben 45 minuti su 60 il monologo dell’A.D. rossazzurro, seppure di contenuti condivisibili, non ha fornito risposte, dando forma alle più grandi “elucubrazioni mentali” degli ascoltatori.

Un monologo, non una conferenza, ha bisogno di appassionati ascoltatori, seduti nella loro poltrona sorseggiando un bicchiere di champagne. Tuttavia, anche in quel caso chi assiste è propenso a giudicare…

Abbattere i muri tra le 5 componenti

Ergo sum: “non giudicare se non vuoi essere giudicato”. Lo diceva Gesù Cristo che non era così tanto sacro, in quel momento: più umano di tutti noi. “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, eppure, la pietra è stata scagliata, ma è tornata indietro come un boomerang.

Tutto ciò NON SERVE! Non è necessario puntarci il dito contro, società contro tifosi e giornalisti, tifosi contro giornalisti e società, giornalisti contro…altri giornalisti.

Le 5 componenti hanno bisogno di un COLLANTE. È inutile alzare dei muri invalicabili ove racchiudere i “presunti giusti”, lasciando fuori i “presunti sbagliati”, non si ottiene che l’autodistruzione.

Dato che, tutti, da Lo Monaco ai tifosi, passando per quei giornalisti sempre messi in mezzo a moglie e marito, teniamo al Catania come fosse un figlio nostro, evitiamo di guardare la pagliuzza negli occhi dell’altro e preoccupiamoci della nostra trave.

Nella fattispecie:

  • Lo Monaco faccia il suo lavoro, lasciando stare i tifosi, perché non sono loro che vanno in campo;
  • I tifosi facciano “i tifosi”: andare allo stadio, sostenere, tifare, essere il dodicesimo uomo in campo e…contestare nella giusta misura, quando non si è soddisfatti.
  • I giornalisti facciano il loro lavoro, come sempre fatto e dimostrato, presentando delle domande che “cercano soluzioni” e non acuiscano “polemiche”, fraintendimenti o “discolpe inesistenti”…nella misura in cui si permetta loro di farle, queste domande.

Non resta altro che sperare che il nuovo allenatore del Catania trovi l’ambiente giusto per trascinare questa squadra al successo noi. Compito di Lo Monaco, dei tifosi, dei giornalisti, della squadra e di tutta la città di Catania. A “NOI” la scelta…

951total visits,1visits today

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.