Zero a zero…nzichitanza…
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Zero a zero…nzichitanza…
Ennesimo pareggio a reti inviolate da parte dei rossazzurri che, di fronte ai propri tifosi, impattano contro il nuovo Real Madrid (e nessuno lo sa)…ovvero il Monopoli.
Zero a zero…nzichitanza…Bé, sì! Mai espressione dialettale può rappresentare meglio l’espressione facciale del tifoso, infreddolito dal venticciolo artico (lui può dirlo), al triplice fischio della partita. Quella faccia da… “Ma cu mu fici fari! Mi stavu a casa e ma vireva ndo divanu”, ove il malcontento generale, la “mala” di fine settimana e la digestione bloccata nella “ucchi lamma” (grazie al panino con la cotoletta della suocera) vanno a mescolarsi con la delusione di aver perso due punti contro la squadra rivelazione del torneo, la top 11 dei giocatori più forti al mondo, colei, denominata non a caso il “nuovo” Real Madrid…il Monopoli! Che grande squadra eh? Il Monopoli…e il Catania? Sembrava più un aggregato di paura, tensione, nervi, confusione e scelleratezza, nel calderone del dio Fato che gira la ruota e si addormenta.
Turiddu, il temerario tifoso rossazzurro noncurante del freddo, è pronto per la battaglia. Si appresta a scalare le gradinate che lo separano dal teatro delle sue emozioni, ringalluzzito, come ogni volta, dai colori che porta sulla sciarpa, sul cappello…nel cuore. La cotoletta fritta gioca a scacchi con la sua pazienza, facendogli intorpidire lo stomaco. Si chiacchiera e si discute di tematiche (forse) inerenti al Catania, per non pensare ai suoi problemi e ci si augura di ritornare a casa con qualche ruga in meno e qualche sorriso in più.
Pronti, via e Turiddu comincia ad accendersi la prima sigaretta, cercando di trovare la giusta posizione che permetta all’accendino di infiammarsi. Il suo Catania sembra giocare bene, è sul pezzo e fa presagire un proseguo di partita in discesa. Ragion per cui, con fare abbastanza tranquillo, il nostro tifoso legge sbadatamente le notifiche al cellulare, posandolo nel taschino del giubbotto. Al minuto 5 Di Cecco sfiora il gol, facendo bloccare il fumo in gola al nostro caro Turiddu, nel frattempo copertosi come un talebano. Niente a confronto con la botta al cuore al minuto 14, ove Falcone si mangia un gol, già fatto, mandando a lato il colpo di testa. Lo consola Pisseri, in un primo piano da “Romeo & Giulietta” – il ritorno. I precedenti malanni richiamano alla memoria brutti ricordi per Turiddu, al che decide di gettare la sigaretta, pensando sia questa cosa buona e giusta. Allora il non più giovane corazzato rossazzurro decide di far vibrare le corde vocali e la ragione lo accompagna, perché il Catania macina gioco ed occasioni sprecate, prima con Russotto (minuto 18) e poi con Scarsella (minuto 28), ma il portiere Pisseri fa venire i “pinseri” al nostro caro Turiddu. Bè, sì, perché sembra una di quelle partite stregate dove sarà difficile buttarla dentro. Intanto Di Cecco prova a pungere in area pugliese, con una serpentina che ha come conseguenza un fallo dello stesso ex giocatore del Lanciano in attacco. Il Monopoli è poca cosa e Turiddu non riesce a capacitarsi del perché quel tabellone indichi ancora il risultato fisso di 0-0. Finisce, così, il primo tempo con i primi, strazianti, gemiti del Massimino e con le esternazioni di dissenso del nostro figlio della Proboscide, in lingua rigorosamente proboscidese.
Il tempo di fare una tappa ai box e ricomincia il secondo tempo, con il nostro Turiddu che non disdegna assolutamente ad accendersi la quinta sigaretta, ma l’accendino si è scaricato! Le bestemmie fuoriescono in prosa, perché non c’è un beneamato figlio della Proboscide che può prestargli un accendino. “Tutti con gli accendini scarichi? E’ mai possibile? (bestemmie censurate)…”, eppure è così, tant’è che passano 7 minuti dall’inizio della ripresa per trovare l’accendino ambito e un pallone tiracchiato alto da Calderini (minuto 53). Neanche il tempo di consumare la sesta sigaretta che passa di fronte alla vista del nostro buon Turiddu una schiera di giganti biondi (in vacanza probabilmente dalla Norvegia), tutti in rigorosa fila, che occludono la sua visuale facendogli perdere di vista il tiro-cross di Garufo (minuto 60), alto di poco sulla traversa. Il freddo risveglia i reumatismi assopiti, solide certezze di un ragazzo di un tempo con la scomunica per il phone dopo la doccia. Al minuto 67′ squilla miracolosamente il telefono (perché, di norma, non prende mai allo stadio): è la moglie di Turiddu, che raccomanda il marito di passare dalla farmacia a prendere uno scatolo di biochetasi, perché neanche lei aveva digerito il pranzo della suocera (sua madre). In quel preciso istante, mentre si consumava l’ennesima bestemmia in prosa, la conclusione di Calderini sibila alta sopra la traversa, dopo una deviazione avversaria. Il volto del nostro amico, segnato già dal tempo, diventa color rosso fuoco come la lava dell’Etna e diventa ormai superfluo tenere persino la sciarpa, per la pressione alle stelle. Volto che diventa ancor più nero quando Falcone viene atterrato in area di rigore e l’arbitro Daniel Amabile di Vicenza lascia proseguire. La tensione sale, a maggior ragione quando Turiddu guarda il suo pacchetto di sigarette e si accorge che è vuoto…una tragedia! Ma la speranza è l’ultima a morire, perché ancora Falcone viene atterrato in area di rigore e, stavolta, è rigore sacrosanto. Siamo al minuto 82. Dal dischetto si presenta Caetano Calil, con la freddezza di un campione già consumato…e già andato a male, per così dire: il suo tiro, davvero senza cattiveria e pretese, viene agevolmente sventato da Pisseri che se la ride sotto i baffi. A quel punto il cuore di Turiddu smette di battere, per un istante così lungo da passargli veloce il treno dei ricordi di quegli 8 anni di serie A, ma così breve da risparmiargli l’incazzatura dei suoi vicini di posto, nelle fredde gradinate dello stadio. Nessuno si accorge di lui…rimane impassibile, con la sigaretta in bocca ancora accesa e datagli dallo stesso tifoso a cui scroccò l’accendino. Poi, il pensiero del mutuo da pagare, la rata della macchina e le altre cambiali a cui far fronte lo fanno rinsavire ed il cuore ricomincia a battere di nuovo, proprio mentre Calderini mette in mezzo per Plasmati che non arriva (minuto 86). Il resto, è solo accademia per i mangiatori di aria fritta, con i rossazzurri ormai in resa e frementi di raggiungere lo spogliatoio per farsi l’agognata doccia.
Finita la partita, con un risultato davvero deludente per Turiddu e tutti i temerari tifosi rossazzurri, accorsi allo stadio nonostante il freddo glaciale ed i norvegesi in vacanza, risuona soave la domanda posta ad inizio articolo nella mente del nostro caro Turiddu:”MA CU MU FICI FARI?”. La risposta risiede sempre nell’istinto rossazzurro che c’è in lui e in chi, come lui, non ha badato alla propria salute pur di rimanere vicino ad una squadra dispersa tra gli applausi delle prime 7 giornate di questo campionato ed incapace a trovare un motivo in più, uno più degli avversari, per gettare il cuore oltre l’ostacolo.
In questo racconto “tragicomico”, inventato sia nella forma che nel nome del protagonista, ma abbastanza verosimile nel concetto di fondo, abbiamo voluto mettere in risalto lo stato d’animo di un tifoso del Catania, già ferito dagli avvenimenti della scorsa estate, che viene allo stadio a guardare una partita di questo genere. Crediamo che sia venuto il momento, obiettivi stagionali e non, di salvaguardare un po’ di più il tifoso che il cuore rischia di metterlo spesso e volentieri a repentaglio per venire a guardare 11 giocatori senza cuore, senza sangue e senz’anima. Il discorso vale un po’ in generale, anche se ci riferiamo, in prima istanza, a chi ha l’onore, ma soprattutto l’onere di essere definito un lusso, appellativo sublime per gli amanti del “caviale”, non di certo per gli amanti della cotoletta fritta e di chi ha scritto quello striscione: “Sudate la maglia, fino all’ultima battaglia”. E smettiamola con gli alibi! Adesso cos’era? Il campo dissestato? Il venticciolo nordico mandato dal potente dio Eolo che, evidentemente, tifa Palermo? Suvvia. Cerchiamo di essere seri.
I perdenti cercano scuse…i vincenti…una soluzione.
Le pagelle:
CATANIA (4-3-3): Liverani 6; Garufo 6, Bergamelli 6,5, Pelagatti 6,5, Nunzella 6; Scarsella 5 (Plasmati – dal 55′ – 6), Agazzi 6, Di Cecco 6,5; Russotto 5,5 (Calderini – dal 46′ – 5,5), Calil 3, Falcone 5,5;
A disp. Bastianoni, Ficara, Bastrini, Ferrario, Bacchetti, Russo, Sessa, Plasmati, Calderini, Barisic, Rossetti. All. Pancaro 6.
Arbitro di gara :Daniel Amabile di Vicenza 5,5;
Assistenti di gara: Marcolin 5, Badoer 6;
di Pietro Santonocito
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