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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

Tre punti… e basta!

Federico Fasone
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pietrino

Solamente tre punti, poi niente di più. Sicuramente, la vittoria contro l’Avellino, rappresenta una boccata di ossigeno puro per il Catania, ma in campo si è visto troppo poco per credere che il trend di questa squadra possa cambiare radicalmente. Poco, pochissimo o forse niente: gli unici due pericoli creati dai rossazzurri sono il calcio di rigore trasformato da Calaiò al 42’ del primo tempo ed il palo di Castro al 33’ della ripresa. L’Avellino, invece, meriterebbe almeno per cinque volte di trovare il gol, fortuna però che a difendere i pali del Catania ci sia Pietro Terracciano, sostituto di Gillet convocato dalla nazionale belga, che indossa le ali e l’aureola e fa finta di essere Santo per una domenica. Anzi, a dire il vero, dimostra di essere un titolare a tutti gli effetti, ma questa è un’altra storia. Non c’è molto altro da dire della partita, in fin dei conti. Nessuna novità tattica, né tecnica, né fisica, né atletica, né caratteriale. La vittoria del Catania di ieri, effettivamente, è immeritatissima, ma Calaiò, Terracciano e buona sorte portano a casa tre punti vitali per restare aggrappati alla speranza salvezza. Certo, però, è il fatto che continuando a giocare in questa maniera, si rischia addirittura di non centrare il play-out. Incredibile come questa squadra, anche vincendo, non riesca ad esentarsi da critiche. Pavidi, impacciati, stilisticamente brutti: gli etnei sono autori di un’autentica rapina a mano armata, anche se i loro fucili sono indegnamente scarichi. Parliamo ancora di condizione atletica deficitaria al 29 di Marzo ed è semplicemente scandaloso. Marcolin poi, dal canto suo, salva la panchina e basta. Baciato dalla fortuna anche lui, visto che il suo unico merito, forse, è quello di schierare Terracciano titolare, anche se in realtà si trattasse di una scelta obbligata considerata l’assenza di GIllet. No, infatti, non è un merito, ma è solo l’unico complimento che, seppur non regga, possiamo inventarci pur di attribuirgli qualcosa di buono. Parlando del campo, invece, gli unici a piacere sono (escludendo ovviamente il più volte citato Terracciano, al quale presto dedicheremo una statua probabilmente) il granitico Capuano, che entra al posto dell’infortunato Sauro e si riscatta dalle ultime uscite poco gratificanti; il prorompente Del Prete, che è l’unico a spezzare i ritmi degli irpini dando vita a delle ripartenze niente male, anche se è ancora vistosamente fuori forma poiché al rientro da un grave infortunio; il grintoso Odjer, il ragazzino ghanese che più gioca e più piace ai tifosi rossazzurri: corre, lotta e va su ogni pallone con fame e cattiveria agonistica. Per il resto nessuno si salva, tutti accomunati da un appannamento bestiale. Due su tutti sono Rinaudo, che da finto metronomo di centrocampo finisce per diventare la causa dei dolori del Catania a centrocampo, e purtroppo Rosina, la cui brillantezza risulta dannatamente annebbiata: privo di idee il numero 10 del Catania, autore di errori che sembrano più orrori per uno con una tecnica sopraffina come la sua. Vediamo ancora tutto nero dunque.

Ma nonostante tutto, i tre punti sono arrivati e finalmente, dopo due mesi, possiamo parlare di una vittoria del Catania. Adesso, però, bisogna farne subito altri tre giovedì in casa del Varese, squadra che sembra ormai condannata alla Lega Pro. Non sarà facile, anche perché mancherà Rosina che, in quanto squalificato, non potrà costruire le azioni di gioco del Catania, l’unico che lo faccia anche quando sia poco brillante come ha dimostrato di essere ieri. Orsù Catania, in alto la proboscide: non vogliamo solo tre punti… e basta!

Di Federico Fasone

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