Siracusa 1-1 Catania: “Benvenuti al nuovo Inferno”
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Siracusa 1-1 Catania: “Benvenuti al nuovo Inferno”
Pari e patta fra Siracusa e Catania, nell’Antiferno della Lega Pro col nome di Coppa Italia. Belli a metà i rossazzurri, arbitro da rivedere. Nell’intervallo scontri fra tifosi aretusei ed etnei.
«Questa è la fine della storia, dove la penna consuma l’inchiostro ed il foglio finisce. Un futuro incerto ci aspetta, da scrivere su di un altro libro, ma senza ripassare più questo, appena concluso e relegato negli scaffali dell’Elefante. Qualcun altro, oltre al vecchio Dante, ha saputo aver ragione delle fiamme dell’Inferno, dove si erge imponente…la fiamma rossazzurra. In alto le Proboscidi! Forza Catania! Noi tifosi…lo possiamo dire.»
Così pensavamo. O meglio, così eravamo disposti a credere (come scrivevamo in “Mater…de Dios“). Qualcosa ci dice che ci eravamo solo illusi di raggiungere un Purgatorio che si prende gioco dei nostri sentimenti e sbeffeggia ogni nostro estremo, riluttante rifiuto all’idea di ritrovarci ancora invischiati in altre cento pene capitali a noi sconosciute.
Eravamo ritornati alla vita di sempre: chi lavora, chi non lavora, chi a fare qualche “marachella” e chi a seminare sogni fritti in olio extravergine di oliva in un campo di nuvola e pan di zucchero. Le vicende delle ultime lune ci hanno dato in pasto false illusioni, con oracoli o pseudo-messia venuti in terra siciliana, ai più, per salvare la baracca e non per salvaguardare o ampliare il proprio business di integratori alimentari e sportivi…non sia mai! Contempliamo le soap opere messe su da certi Maradona, Cruijff, Garrincha o Ronaldo (come suggerirebbe la calotta cranica…e basta), messe in scena dagli spasmi spasmodicamente spudorati di Alessandro Rosina, ai quali nemmeno la grazia di liberarcene dalle scatole può sollevarci da queste punture al fondo schiena mattutine.
Impossibile astenersi. Cullare ancora le nostre manie da supereroi, dopo aver inginocchiato al nostro cospetto il re di quegli Inferi è pura follia. Utopia malsana, pensare di portarsi dietro giusto il blasone di una decaduta dalla serie A alla terza serie italiana nel giro di due anni, o poco più. Nulla ormai sarà più lo stesso, nulla sarà immaginabile, nulla sarà nulla se nulla è stato il passato e nulla sarà il futuro. Oltre l’Inferno, se perdi il treno del gol del Purgatorio, non c’è il Paradiso…a buon intenditor…poche parole.
Questa non sarà l’impresa dei mille, né dei cent’anni, né la guerra delle Rose. Non parteciperanno tutti, qualcuno ha rinunciato e messo al bando, negli sgabuzzini più polverosi della propria dimora, le proprie asce da guerra, le proprie spade e quei fiammiferi di scorta per illuminare il buio che fa paura anche al buio. Qualcuno aspetterà un domani migliore per gettarsi nella mischia, rinchiuso nella propria stanza a vedere le partite del Catania in streaming per non essere “complice” di capotreni imbizzarriti e relegati in un Cocito che porta ribrezzo per loro. Pochi saranno i guerrieri che si inoltreranno in una selva oscura sconosciuta, la cui diritta via sarà obbligatoria…ahi-loro.
Alla ricerca della nera porta, si va. Sul sentiero comune si affrettano i primi 25o tifosi, colmi di gioia e rivalsa per una stagione precedente dove la propria squadra si è salvata appena all’ultimo istante. Girovagando fra le prime boscaglie siciliane, laddove Iddio, in sembianze Gesù Cristo, si dimenticò i sandali, cercano imperterrito un indizio sbucare da qualche angolo di Sicilia ignorante qualsivoglia rudimenti primari di ciò che concerne e lieta il Calcio. Sussulto aitante: la nera porta è vicina. Scorta tra i rovi intrecciati, aspetta le anime in trasferta con il ghigno in mezzo ai baffi. Dinanzi, un brivido pervade tutti gli impavidi tifosi rossazzurri, non di timore, ma di adrenalina mista a stupore e incredulità per ciò che suscritto in essa si legge:
« Per me si va ne la città fiorente,
per me si va ne l’etterno candore,
per me si va tra la cordiale gente.Sincerità mosse il mio alto fattore:
fecemi la divina potestate,
la somma sapienza e ‘l primo amore;dinanzi a me tante fuor cose create
se non etterne, e io etterno duro.
Portate ogne speranza, o voi ch’ intrate. »
Irriverente a dir poco. Parole dal significato ambiguo, stranamente rassicuranti e celanti qualcosa di insospettabile. Puzza un po’ a taluni membri della combriccola rossazzurra: visi sgargianti, visi raccapriccianti e visi perplessi come una statua di marmo, tutto inquietante alla stessa misura. Entrare o non entrare? Tagliuzzano “alla Julienne” la propria curiosità, vendendola a mazzi al proprio vicino di (dis)avventura, ma non abbassano mai il capo. All’unisono, testa alta, decidono di varcare quella nera soglia…e trovano…
…un Benvenuto al nuovo Inferno. Si veste di ipocrisia e gingilli sfarzosi, tracciando un nefasto cammino con rose e candidi lumi, ne culla scopi di vendetta, essa, l’autostrada A18 – tronco meridionale. Un raccordo tra la storia, tra quelle bellezze greche, fatte di teatri, arte e prosperose curve di una Katane e una Syrákousai, sorelle in disputa di quella Magna Grecia che cercava eredi fiorenti aldilà dei propri confini.
Fra le tante battaglie epocali, una si appresta dinanzi agli ignoranti guerrieri: “Tu chiamala se vuoi…Coppa Italia”, per qualcuno, solo…”derby”. Tutto diventa chiaro non appena arrivati al “De Simone”, dove le rose appassiscono come i sorrisi di quei volti sgargianti che facevano della Speranza la loro forza, come suggerivano le parole all’ingresso. Tutt’a un tratto, i dolori strazianti nel “vecchio inferno” sgorgano fuori veementi al mettere piede nei gradoni di quell’arena senza arte, né parte, senza gloria, né redenzione. Si fanno rampicanti le preoccupazioni, imprigionano i 250 tifosi rossazzurri, laddove la sensazione di non uscirne vivi scorre prepotentemente nei loro capillari. Ruggiscono gli aretusei, barriscono gli elefanti, ove un campo in erba terrosa trema sotto i piedi dei 22 scesi in campo.
Minuto 11: Talamo si fionda in aria su un cross tagliato, para Pisseri. Da lì in poi solo Catania. Punizione tagliata di Russotto al 15′, sventa Santurro un gol già fatto. Ribatte colpa su colpo l’Aretusa, ancora Talamo incrocia il tiro, ma Pisseri è sempre ben attento. Lo stesso, si ripete ancora al 29′ e trova ancora l’estremo difensore rossazzurro a deviare la conclusione. Al 32′ di erge la Proboscide verso il cielo: lancio di Biagianti per Piscitella che si invola indisturbato, a tu per tu con Santurro, colpisce a botta sicura e il suo tiro viene deviato per l’accorrente Paolucci che firma il tap-in vincente. Catania più ordinato ed elegante in questa fase. Si inaspriscono gli animi tra Bastrini e Palermo e cartellino giallo sventolato in faccia ad entrambi da parte di un discutibile Pillitteri di Palermo (dubbio il fallo fischiato contro Paolucci, dopo il suo atterramento in area al 25′; da rivedere l’eventuale fallo da ultimo uomo su Russotto.
Durante l’intervallo si accendono gli animi sugli spalti, impedendo la ripresa della gara. Un tifoso del Siracusa salta la recensione e si dirige verso il settore ospiti dove sono seduti i tifosi rossazzurri. Totalmente indisturbato, lancia qualcosa all’interno del settore per poi essere preso dalla polizia con tutta calma. La ripresa ritarda di almeno 15 minuti e più.
Nel secondo tempo i rossazzurri calano fisicamente, lasciando il pallino del gioco agli uomini dell’ex rossazzurro Sottil. Ne approfitta allora Spinelli, tentando la conclusione da fuori a sessanta secondi dall’inizio. Si susseguono delle occasioni pericolose ancora degli azzurri di casa, con una conclusione da fuori ben neutralizzato in presa elastica da Pisseri al 50′ e con un colpo di testa alto ancora di Talamo al 58′, dove Mbodj disturba l’attaccante al momento della conclusione a botta sicura. Catania inesistente in questa fase di gara. Al 64′ esce a vuoto Pisseri, dove Davide Baiocco viene anticipato al momento di ribadire in rete da Giuseppe Russo. É il preludio al pareggio aretuseo. Al 64′ calcio d’angolo azzurro, il pallone carambola sul braccio di Bastrini e per Pillitteri di Palermo non c’è alcun dubbio: è calcio di rigore. Scherzo del destino, dal dischetto un certo Emanuele Catania pareggia i conti al 68′. Ci credereste mai? Credeteci, credeteci. La reazione etnea è racchiusa solo nel tiro alto di Di Grazia al 72′. Dopo, ancora Siracusa, ma solo per le statistiche e non per il risultato che rimane invariato sull’1-1. Conclusa la partita, ancora scontri fra le tifoserie, ma nulla di preoccupante per i tifosi rossazzurri.
Avevamo mandato in pensione la nostra penna al calamaio. Ecco il ben servito. Una storia finisce e ne genera un’altra, un nuovo Inferno nell’oscurità brama la carne rossazzurra. Non più una sola, ma tante città dolenti aspettano il Catania a porte aperte, assaporando vendette che mai, prima d’ora, avrebbero mai pensato potessero esser servite in un così illustre piatto d’argento. Nei covi di Taranto, Reggio Calabria, Catanzaro, Andria, Foggia, Lecce, Messina e negli altri angoli dimenticati di un’ Italia in rovina andrà in pellegrinaggio l’Elefante, per ricordarsi da dove viene, quante ne ha passate prima della serie A e quanto dovrà combattere prima di risorgere meglio di prima. Con esso, un’altro libro si appresta ad essere scritto, ove una giovane, passionale e ingenua penna al calamaio ne seguirà, fedele, il suo destino. In alto le Proboscidi. Affiliamo le zanne.
Le pagelle della partita:
Pisseri 6; Russo 6, Mbodj 6, Bastrini 6,5, Nava 7; Biagianti 6,5, Di Cecco 6, Scoppa 6, Piscitella 6,5, Russotto 7, Paolucci 7. Subentrati: Di Grazia 5,5, Barisic 5,5, Calil sv. All. Rigoli 6.
Arbitro: Pillitteri di Palermo – voto 4. Assistenti di linea – voto 6,5.
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