Rottura con il passato. Finaria si rinnova.
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Piccoli, flebili, ma non meno importanti segnali di “rinnovo”. La rottura con il recente, e doloroso, passato sta per avere inizio. Una rivoluzione interna, non certo da sottovalutare. L’Assemblea Ordinaria dei Soci ha deciso (era ora) di aprire le finestre e far respirare aria nuova. Un’aria che sia, speriamo tutti, capace di rigenerare e scacciare quella “viziata” che troppo tanfo provocava negli ampi stanzoni ove la gestione amministrativa di un vecchio Impero, quello costruito da Pulvirenti, andava (e va) sempre più incontro alle crepe evidenti di un’iniziale sgretolamento. Finaria S.p.A. cambia volto. Lo fa con l’esclusivo vantaggio di voler “rompere” con la precedente gestione. Lo fa dicendo, forse definitivamente, addio a quel Pulvirenti tanto capace di creare, tanto incapace nel gestire, tanto abile nel distruggere. Autolesionismo che l’intero Gruppo imprenditoriale non vuol più avallare. Da qui la scelta trasparente e cristallina di affidare la gestione attuale e di transizione ad un triumvirato “esterno” agli “affetti” dell’ex Presidente, ancora patron, del Calcio Catania. Il nuovo CdA, che guiderà Finaria, sarà composto da Davide Franco (commercialista romano), Giuseppe Davide Caruso (economista specializzato in diritto delle società) e Pierluigi Mancuso (avvocato penalista). Restyling work in progress:lo start si concretizza con la sostituzione degli organi amministrativi e di controllo delle società satelliti al Gruppo. Obiettivo:salvaguardia del patrimonio e risanamento dei debiti verso terzi. Insomma:si lavora in direzione tale che la Finaria sia “salva” o meno “ferita” dalle eventuali garanzie da prestare in capo al concordato preventivo che annovera i creditori della fallita Wind Jet, avviando discorsi che nei confronti degli Organi della Procedura non cambino la sostanza di quanto già precedentemente promesso. Un lavoro, certosino, che ha già portato alla redazione, grazie all’ausilio di professionisti del settore, di un piano di rilancio industriale per il quinquennio 2016-2020. Una volta analizzato nel suo dettaglio (le coperture alle eventuali spese potrebbero essere assicurate da apporti di natura straordinaria) verrà proposto alla volontà dell’Assemblea. Attenzione: dopo tutti questi paroloni facciamo si che l’asino cada dove noi vogliamo,proprio su quel “piano di rilancio” che auspicherebbe una delle operazioni più complesse, anche se non impossibili, in materia fiscale e societaria:la “scissione“, nell’esempio concreto, di Torre del Grifo dal patrimonio che fa capo alla Finaria ed, in diretta conseguenza, al Calcio Catania. Una volontà che sembrerebbe propedeutica a quella, stavolta chiara, di voler cedere una tra la struttura di Via Magenta o il Calcio Catania stesso (in questa ipotesi orfano di una dei suoi punti di forza come di debolezza). Qualcosa si muove?…sicuramente dietro le scrivanie si…ora la palla passa lì dove risiede per suo naturale habitat: sul campo. Li, sull’erba, gli uomini di Moriero devono centrare la salvezza. Mantenimento di categoria vitale al fine di non rendere vano il delicato lavoro gestionale-economico diretto a limitare i danni di una rovina difficile da evitare.
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