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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

Questo paradosso che si chiama Catania…

Pietro SantonocitoAggiornato
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Bisceglie - Catania 0-1 - paradosso Catania

Impresa non da poco dei rossazzurri, capaci di una battaglia calcistica che il risultato finale legittima a dovere. Adesso, la Ternana non sembra più un miraggio. Bisceglie – Catania 0-1.

Bisceglie – Catania 0-1. In tempi così nefasti, pieni di angoscia, paura, incertezze e tanto tanto disfattismo per via del famigerato Coronavirus o COVID-19, c’è una squadra che riesce a strapparci un sorriso accennato, fra le note dolenti di una giornata sempre più piena di perché e priva di soluzioni.

Non si può gioire, sia chiaro. Le preoccupazioni giornaliere giganteggiano fra i cuori dei più famelici adoratori del pessimismo incallito, mistificando un mondo che è già malato incurabile di un virus senza codice, senza origini, senza vaccino: il masochismo.

Ma se è vero che la “febbre del 2020” ci ha resi un po’ tutti più dubbiosi del domani, al contempo ha smontato molte divinità umane, autoproclamatesi tali da poteri umani soggetti ad umane “conditio sine qua non”: siamo fatti di carne ed ossa.

Beato chi lo ha capito ancor prima di decantare le proprie lodi. Sarà il tempo di coloro che imparano a sopravvivere, aldilà degli astrattismi che hanno reso “fenomeni” degli idioti qualunque e “scemi da circo” coloro i quali fanno il possibile per guadagnarsi un pezzo di pane.

È madre natura a comandare le nostre vite. Ristabilisce l’equilibrio minato attraverso un sottile, flebile dettaglio. In fin dei conti “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”, diceva Lavoiser.

Il paradosso Catania

Il Catania lo ha capito. Ad oggi, nonostante le sorti incerte del club di via Magenta, pare abbia appreso la legge di conservazione della massa.

Lezione impartita da un nientepopodimeno che “ripetente di terza media”, il caro Cristiano Lucarelli. Lui, dall’alto della sua autoironia infinita sulla sua preparazione culturale, ha saputo trovare il vaccino al virus che si cibava di certi giocatori, oggi ritrovati e in piena escalation.

Gente come Pinto, Calapai, Mbende, Silvestri (a parte una piccola tiratina di orecchie per non essere uscito sul tiro dai 20 metri di Diego Armando Zibert) è diventata il punto di riferimento dei compagni, in grado di esprimersi al meglio anche grazie al loro sostegno.

Prova davvero gagliarda e priva di borghesismi inopportuni, in un terreno sprecato per un contesto così banale come il calcio: concimato a dovere, sarebbero cresciute delle ottime patate e cipolle. Servivano contadini che arassero il terreno e così è stato.

Senza una punta

Questo è l’altro paradosso dell’attuale Catania. Senza una vero e proprio animale da aria di rigore (Beleck, davvero, con poche basi tecniche) i rossazzurri riescono a costruire tanto e a segnare quel poco che basta per portare a casa la vittoria.

Ruolino di marcia incoraggiante: 18 punti nelle ultime 10 partite, di cui 11 nelle ultime 5. Frutto di intensa abnegazione e di uno spirito di gruppo ritrovato, anche grazie a quel legame indissolubile tra squadra e tifosi palesemente restaurato.

Funziona la difesa, come sopracitato, con gli statuari Mbende e Silvestri un mix di potenza e astuzia. Funzionano le fasce, con Calapai e Pinto pistoni sincronizzati, laddove uno va, l’altro rincula.

Funziona il centrocampo, oggi protagonista non solo per il gol vittoria di Salandria. Operazione “distruggi e riparti”, così potremmo definire quella zona nevralgica del campo. Serviva gente capace di usare il trattore e la zappa, in modo tale da fare un favore al comune di Bisceglie.

A ragion veduta, diremmo noi col senno di poi. Adesso il terreno è pronto per la semina, laddove Lucarelli è riuscito a raccogliere 3 punti importanti per la rincorsa ad un preziosissimo quinto posto. Quel che verrà, prenderemo.

Questo è il Catania del 2020, pieno di anticorpi. Il controsenso sul no-sense generale ove stiamo vivendo. Questo è il paradosso Catania…e a noi questo paradosso piace un casino.

Pietro Santonocito

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