Potenza 3-1 Catania – Tatticando: il modulo 3-1-4-2, certezze, incertezze e ambiguità
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Un Catania poco “in giornata” e disordinato in campo rimedia la prima sconfitta stagionale al “Viviani” di Potenza, destando qualche perplessità. Non funziona al meglio il 3-5-2, parso un 3-1-4-2 con Lodi, quasi, difensore aggiunto. Potenza 3-1 Catania.
Potenza 3-1 Catania. Peccato! Tutto questo tram-tram di sentenze, carte e sospensive di altre sospensive ci avevano “sospensivamente” fatto credere che, in ognuno dei ragazzi di Sottil, ristagnasse sangue bollente, ardente sino agli occhi e pronto a fuoriuscire zampillante dalle orbite facciali.
Chi avrebbe mai scommesso un euro su una prestazione del genere? Eppure la compagine rossazzurra è riuscita a sciorinare una prestazione al di sotto, sicuramente, delle proprie possibilità, che lascia un retrogusto troppo amaro per essere reale, data la caratura della rosa a disposizione del mister ex Livorno. Niente allarmismi, sia chiaro, ma è meglio prevenire che curare!
Di certo, è consueto distribuire equamente le “colpe”, così come questo sport suggerisce, sia nelle gioie che nei dolori, ma un’attenta analisi delle partite disputate contro Trapani, Paganese, Monopoli e Potenza induce a pensare che “non si era fenomeni prima e non si è brocchi nemmeno adesso“. Vediamo perché…
Certezze
La disfatta di Potenza, ovviamente, non può essere annoverata tra le “10 miglior partite del Catania nel quadriennio di serie C 2015-2019”, ma non lo erano neanche le vittorie contro Trapani e Paganese, del resto…eppure si è riuscito a vincere. Qual è la stata la discriminante? Quale variabile “pazza” ha contribuito a spostare l’ago della bilancia a favore o a sfavore degli etnei?
Andiamo, in primo luogo, a riconoscere le certezze. Il Catania ha un’ampia rosa, tale da permettere al tecnico di gestire le forze e variare lo schema tattico, anche a partita in corsa. Tuttavia, per filosofia e per struttura portante, Sottil ha iniziato il suo pre-campionato e i primi match col 4-2-3-1, con Lodi “reinventato” tre-quartista (che, poi, di reinventato non c’è niente).
Nei match contro Rende, Vibonese e Trapani i rossazzurri sono scesi in campo con il suddetto modulo, vincendo in tutte e tre le occasioni, ma non convincendo in toto contro i granata, nonostante le storie delle tre partite in esame siano completamente differenti.
Il bilancio in questi tre match ammonta a 8 gol fatti e soli 2 gol subiti, a fronte di una moderata fluidità di gioco. A segno sono andati prevalentemente centrocampisti e difensori (1 Aya, 1 Silvestri, 1 Biagianti, 3 Lodi), con sole due reti da parte degli attaccanti (Manneh e Marotta).
Nei match contro Casertana, Paganese, Monopoli e Potenza, invece, si è adottato il 3-5-2 e solo contro la Paganese – buona partita solo per un tempo – si è applicata la variante 3-4-1-2 con Lodi più avanzato. Lo score ammonta a 5 punti in 4 partite.
Ma, chi ha segnato in queste tre partite? Di certo, non Lodi (solo un assist nella rete dello 0-2 di Curiale a Pagani), ma ben 3 gol di Curiale, 2 di Marotta e 1 di Biagianti in quel di Potenza, che ci sentiamo di escludere dal ragionamento, poiché gesto tecnico individuale di altra categoria. Sei sono i gol fatti con questo modulo e altrettante le reti incassate.
Cosa possiamo dedurre da questa semplice analisi? Col 4-2-3-1 il Catania riesce a distendersi meglio e a prendere ampiezza (specie sulle fasce), mandando in rete con più facilità Lodi, i difensori centrali (su calci da fermo più frequenti) e gli esterni, ma con meno facilità le punte.
Automaticamente, riesce a coprire di più, avendo due mediani di rottura del calibro di Biagianti e Rizzo. Ciononostante, a seguito dell’infortunio di quest’ultimo, sempre presente nello schieramento, Sottil non ha reputato opportuno affiancare il capitano con Angiulli o Bucolo, poiché il primo possiede caratteristiche da mezz’ala di incursione ed il secondo, probabilmente, “poco adatto alla costruzione del gioco“.
Ecco spiegato il motivo per il quale il tecnico originario di Venaria Reale ha preferito rimescolare le carte e rifugiarsi al 3-5-2. Questo gli ha permesso di “ritrovare” il furore offensivo degli attaccanti, rinunciando ai gol di Lodi e rischiando qualcosa in più sulle fasce, considerato che, con Scaglia poco in forma, l’unico vero “quinto esterno” è Manneh (Ciancio decisamente disastroso da quinto).
A conti fatti e visti i risultati maturati sino ad ora, non possiamo dire che l’attuazione del 3-5-2 (o delle versioni “Devil & Angel” 3-1-4-2 e 3-4-1-2) sia stata una scelta felice. Tuttavia, non possiamo fare a meno di notare quanto essa sia stata obbligata.
Incertezze
In questo contesto, seppure in scadenza prossima (non può essere un alibi in eterno), va inserita l’incerta condizione atletica globale. In ogni match, il Catania ha sempre mostrato dei “blackout vistosi“, causa primaria dei gol subiti.
Tralasciando il primo tempo del Trapani, normalmente, tali blackout si manifestano tra il 60′ e l’80’ e dopo un evento significativo, sia esso un gol fatto o subito. Ne è l’esatta conferma la partita di Potenza, dove l’infortunio di Pisseri al 57′ ha scaturito il gol del 3-1 che ha definitivamente chiuso i conti.
Altro nodo da sciogliere è la difesa, troppo lenta e farraginosa, nonostante sia provvista di giocatori di grande esperienza. A questo aggiungiamo le incognite sugli esterni, con Scaglia improvvisamente scomparso dai radar, Ciancio e Calapai lontani parenti di quelli apprezzati a Lecce e Modena.
Infine, il comparto riserve desta parecchia preoccupazione: nessuno dei subentrati a Potenza, da Lovric a Brodic, passando per Llama, ha dato la sensazione di poter dare una sterzata alla partita. Con altre 6 partite da disputare nel mese di Novembre, capite bene che diventa davvero un problema se questi giocatori si facessero trovare ancora fuori giri.
Dubbi, perplessità, ambiguità
Restano altre due “faccende” da analizzare un pochino, date le contingenze attuali. La prima fa riferimento alla posizione di Lodi a Potenza: con grande rispetto del mister, non abbiamo assolutamente capito il perché il fantasista napoletano sia stato impiegato come “play-basso”, anziché come tre-quartista, a suggerir l’ultimo passaggio al duetto d’attacco.
Logico pensare che, con Lodi lontano dalla porta, una squadra disposta in 70 metri di campo e con due centrali difensivi abbastanza lenti come Silvestri e Lovric, i vari Strambelli e Genchi abbiano trovato pane per i propri denti, favorendo gli “uno-contro-uno” sulle fasce, assist e gol vittoria.
Ultimo cruccio, legato alla questione esterni: tralasciando chi ha torto e chi ragione, non sarebbe meglio abbassare l’ascia di guerra e correre ai ripari, per poi rimodulare i doverosi dettagli a Gennaio? Nel comune interesse, si intende, di remare tutti nella stessa direzione.
Le pagelle
Potenza (4-3-3) – voto 7,5: Ioime; Coccia, Di Somma, Emerson, Giron; Guaita, Matera, Dettori; Strambelli (Panico 73′), França, Genchi (Coppola 53′). A disp. di Raffaele: Breza, Caiazza, Sales, Mazzoleni, Piccinni, Fanelli, Matino, Leveque.
Catania (3-4-1-2): Pisseri 6; Aya 6, Lovric 5 (Calapai 46′ 5,5), Silvestri 5; Ciancio 5,5, Biagianti 6,5, Angiulli 5,5 (Llama 58′ 5,5), Manneh 5,5 (Vassallo 64′ 5,5); Lodi 5; Marotta 5,5 (Brodic 67′ 5), Curiale 5. A disp. di Sottil 5: Pulidori, Baraye, Scaglia, Esposito, Bucolo, A. Rizzo, Brodic, Mujkic.
Arbitro: Marchetti di Ostia Lido – voto 5 (Assante-Notarangelo).
Marcatori: 11′ Franca; 25′ Strambelli; 38′ Biagianti; 56′ Guaita
Ammoniti: Ciancio, Matera, Silvestri.
Pietro Santonocito
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