Nelle mani di nessuno
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Situazione sconvolgente quella che si è creata a Catania. Giuseppe Sannino ha lasciato la panchina, con dignità e senza troppe parole, perchè un uomo come lui sa bene che non ha bisogno di spiegare. Tutto accade alla vigilia dell’incontro casalingo contro il Brescia e non c’è neanche il tempo per rimpiangere qualcuno che aveva portato del bene a questa squadra, perchè è già ora di scendere in campo. Dunque riveste i panni di allenatore Maurizio Pellegrino che, aziendalista qual è, indossa il frack e torna a dirigere quegli uomini che con lui a inizio stagione, avevano portato a casa solo un punto in tre partite.
La formazione che viene schierata è composta da undici giocatori, quanto basta per non giocare in inferiorità numerica. Non esistono dei ruoli, nè dei moduli precisi, ma soltanto tanta tanta confusione. Riesci a vedere, infatti, una difesa con Spolli-Rinaudo centrali e Parisi e Sauro sulle fasce, un centrocampo da primavera con titolari Escalante, Chrapek ed Odjer, per non parlare poi di un attacco formato da Calaiò e Leto alle spalle di Çani. Nonostante la grande perplessità, la gara ha inizio ed i padroni di casa passano in vantaggio già al 6′ con un colpo di testa di Çani che sfrutta molto bene un calcio d’angolo. Ma i rossazzurri già al 15′ si fanno riprendere da Corvia che, lasciato libero di colpire al centro dell’area, riporta il pareggio ai lombardi. La partita continua con un mix di noia e collera. Il livello di gioco proposto sul campo dalle due compagini è davvero scadente tanto che entrambe si annullino a vicenda. Ma al 58′ gli etnei riacciuffano il vantaggio. Stavolta Escalante crossa in mezzo, Çani spizza e Calaiò realizza il nono gol in stagione. Sinistro efficace quello del centravanti di Palermo che, fino a quel momento, era stato spento e senza idee. I rossazzurri, dunque, sembra che vogliano e sappiano rispondere sul campo a tutti quei tifosi che, aderendo alla protesta contro le malefatte societarie, abbiano deciso di non entrare al Massimino, lasciandolo semivuoto. Ma non è così, i cattivi vincono ancora. Minuto 84, Sauro commette fallo in area di rigore e l’airone Caracciolo realizza il suo decimo gol in campionato dagli undici metri. 2-2 finale e fischi dagli spalti.
Pare che il cambio di guida tecnica abbia portato frutti negativi. Ieri, infatti, ogni possibilità di vincere è stata buttata al vento da mister Pellegrino. Sorvolando sulla formazione titolare schierata in campo, priva di ogni criterio e possibilmente dettata dall’alto, bisogna fare attenzione agli accorgimenti tattici attuati durante il secondo tempo dal tecnico siracusano. Innanzitutto le sostituzioni di Çani e di Odjer che ieri, autori di una grande partita, formavano la spina dorsale di questa squadra. Quando hanno lasciato il campo si è da subito sentita la loro mancanza tanto che le rondinelle hanno riacciuffato il pareggio nel finale. Infine è da menzionare la terza sostituzione, quella più senza senso in assoluto: l’uscita di Calaiò per Marcelinho. Al mio paese, quando bisogna vincere e devi fare gol, non sostituisci il tuo attaccante migliore, a maggior ragione se hai Leto in campo che è inguardabile. Maurizio Pellegrino si dimostra un pavido, uno che gli sta bene vincere senza rischiare e che poi le prende. Inoltre, il mister, si rende attore di una recita di Natale alquanto ridicola, quando interviene ai micorofoni dei giornalisti. Dà la colpa della non vittoria ai tifosi che non sono stati sugli spalti ieri. Noi crediamo, invece, che qualunque tifoso, semmai potesse scendere in campo, porterebbe punti preziosi a casa anzichè buttarli come fanno questi qui.
Oggi c’è poco da dire. Tifoseria e stampa sono stufe, perciò se vi fa comodo date la colpa di tutto questo disastro a Sannino. Quell’uomo almeno, a differenza vostra, si è addossato responsabilità che si sarebbe addossato solo un pazzo. Ecco perchè già rimpiangiamo le sue mani. Seppur con calli e rughe, ma calorose ed impegnate come quelle di un vero lavoratore. Adesso, invece, siamo nelle mani di nessuno.
Di Federico Fasone
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