Narciso parole di burro
Solo lettura ↗
Narciso parole di burro
nascondono proverbiale egoismo nelle intenzioni.
Narciso sublime apparenza
ricoprimi di eleganti premure e sontuosità ispirami.
[…]
Carmen Consoli
Lo specchio, il nostro più grande amico…e nemico. Quando meno ce lo aspettiamo, esso si para davanti a noi, senza permesso, senza pietà, senza ritegno. Possiamo ignorarlo, possiamo adularlo, possiamo soggiogarlo, al fine di scappare dal contenuto che egli ci mostrerà sempre e puntualmente, ma non possiamo esimerci dal suo giudizio.
Si prostra davanti a noi: un dolce inchino alla nostra ignoranza e uno alla nostra precaria coscienza. Ecco che sopraggiunge il nostro sorriso, imbastardito dall’euforia del momento, rapace istinto di chi pensa di avere di fronte una miniera d’oro nel deserto del Sahara.
Prende l’ambizione e costruisce una fortezza, dentro cui tu sei l’imperatore, il tiranno, il sommo che tutti temono e tutti rispettano e…ti siede accanto, come il tuo consigliere più fidato. Non sai il perché ma, una volta che ti entra nella vita, non puoi più liberartene. Lo specchio è in te, nella vita di tutti i giorni, accanto a te e lavora per te.
Finché tutto va liscio, raccoglierai consensi, vittorie, schiaccerai i tuoi peggior nemici e presenterai, ai tuoi futuri rivali, la loro testa al banchetto regalo. Ma poi, quando il vento cambia direzione e le rondini migrano verso posti più caldi, rieccolo spuntare, lo specchio.
Così è stato per il Catania che, dopo ben sei vittorie consecutive ed il momentaneo record di miglior difesa professionistica d’Europa, ritrova il caro amico Specchio, al cospetto di altri 14.090 spettatori. Un numero da far accapponare la pelle, se, allo stesso sentimento epidermico, associamo l’esito della gara.
Eppure, a questo Catania non è servita la spinta di un pubblico meraviglioso per superare l’ostacolo Sicula Leonzio, dell’ex (col dente avvelenato) Pino Rigoli. Gli uomini di Lucarelli si sono specchiati dinnanzi alle sei vittorie già accumulate e a tutti gli elogi di una piazza, come quella catanese, che sa come “viziare” i propri beniamini e renderli degli “eroi di guerra”, anche se hanno vinto solo una partita di calcio.
Primo tempo da “fate bene fratelli…e dispendiate denaro”, da parte dei rossazzurri che subiscono le ripartenze lentinesi e cercano, invano, la via del gol per vie centrali. Non funzionano le fasce, Djordjevic tamponato bene da Andrea De Rossi, ex rossazzurro che qualcuno avrebbe voluto in campo più volte l’anno scorso.
Manca il centrocampo, manca il fosforo di Lodi, sempre raddoppiato da Arcidiacono ed Esposito. Il giro palla rimane lento e farraginoso, con Lucarelli che capisce di aver sbagliato la formazione iniziale e fa scaldare Russotto sin dal 25′ di gioco. Il cambio, tuttavia, avverrà poco dopo, al 38′, per sostituire Djordjevic.
Al 34′ ecco la doccia fredda autunnale, col gol di Squillace che indovina l’angolo più lontano alla sinistra di Pisseri e porta in vantaggio la sua squadra. Partita in salita per gli etnei, rei di aver dato, grazie a quel gol, l’opportunità agli ospiti di arroccarsi dietro la linea del pallone con più licenza e ingordigia.
La dimostrazione tangibile di essere in giornata “no” la fornisce Ripa, su finire del primo tempo, colpendo una traversa clamorosa, a due passi dalla porta, dopo uno schema pregevole attuato da Lodi e Curiale. Per l’ex Juve Stabia, gara da archiviare immediatamente. Ci aspettiamo ancora i suoi gol.
Secondo tempo giocato alla rinfusa da parte dei rossazzurri, poiché il passare del tempo pesava come un macigno sulle spalle dei partecipanti. Primi quindici minuti di gioco dove le due squadre se la giocano a viso aperto. Il Catania ci prova con Mazzarani al 48′, ma la sua conclusione finisce in curva. La risposta bianconera arriva sulla punizione di Squillace, respinta da Pisseri, e sul susseguente tiro di Arcidiacono deviato dall’estremo difensore etneo sul palo.
AL 60′ Lucarelli decide di cambiare interpreti e sostituisce il deludente Tedeschi con Marchese, Mazzarani con Di Grazia e Ripa con Ze Turbo, ma la suonata non cambia. Infatti, dopo il tentativo di testa di Aya al 63′, due minuti dopo arriva il gol della Sicula Leonzio: perde palla Biagianti (deludente anche lui) al limite d’area di rigore lentinese ed innesca il contropiede di Marano, poi finalizzato da Bollino sulla respinta di Matteo Pisseri.
A questo punto l’undici di Lucarelli reagisce e accorcia le distanze col colpo di testa di Bogdan su calcio d’angolo di Andrea Di Grazia. Al primo dei 6 minuti di recupero assegnati dall’arbitro Viotti di Tivoli, succede quello che non ti aspetti: Ze Turbo, contrastato da due difensori, cade in area e il direttore di gara lascia proseguire; Bucolo reagisce al difensore bianconero, che invitava Ze Turbo a rialzarsi (anche se il contatto c’è stato tutto), e si becca un rosso diretto.
Finisce così il match, con le due squadre a prendersi gli applausi delle rispettive tifoserie, una più contenta dell’altra, ovviamente, per il risultato.
Come già ampiamente detto, Narciso parole di burro. Lo specchio non è nè amico, nè nemico, ma un neutro giustiziere delle anime più frivole. Forse a questi ottimi giocatori manca proprio questo: la freddezza. Troppa frenesia, troppa confusione e troppo carattere, alle volte, giocano a favore dell’avversario che può solo affidarsi a tali armi per uscirne indenne.
Ad esempio, per quanto stimiamo Saro Bucolo come uomo, come catanese e come giocatore di calcio, a 5 minuti dalla fine il suo gesto è risultato vano e controproducente. Le partite finiscono quando l’arbitro fischia e non quando lo decidono i giocatori in campo.
C’è da fare anche una breve, ma legittima, precisazione in merito all’arbitraggio del signor Viotti di Tivoli. Purtroppo (o per fortuna), il Massimino è uno stadio ambito di tutti, dove tutti pagherebbero per mettersi in mostra. Il caro Viotti ha colto l’occasione, prevalentemente, per fare questo, lasciandosi sfuggire la partita dalle mani e avvantaggiando i “tuffi olimpionici” bianconeri sin dalle prime battute del match, non sanzionandole con il giallo da simulazione. Questo ha contribuito ad innervosire gli “allocchi” giocatori rossazzurri, i quali sono caduti nella trappola della Leonzio, grazie anche all’incompetenza del direttore di gara, per cui tralasciamo il giudizio in merito al contatto (netto) su Ze Turbo.
Ad ognuno il suo, ma alla guerra non si può rispondere sempre con la guerra. Alle volte basterebbe un po’ più di “freddo glaciale” per entrare laddove il sangue non scorre più… ma questo il nostro allenatore, certamente, lo sa.
Le pagelle:
CATANIA (3-5-2): Pisseri 6,5; Aya 5, Tedeschi 4,5 (dal 60′ Marchese 5), Bogdan 5,5; M.Esposito 5, Mazzarani 4,5 (dal 60′ Di Grazia 6), Lodi 5, Biagianti 5 (dal 75′ Bucolo 4), Djordjevic 5 (al 38′ Russotto 5,5); Ripa 4,5 (dal 60′ Zé Turbo 5), Curiale 5.
A disp.: Martinez, Semenzato, Blondett, Lovric, Marchese, Manneh, Caccetta, Bucolo, Fornito, Di Grazia, Russotto, Zé Turbo. All: Lucarelli 5.
SICULA LEONZIO (3-5-1-1): Narciso; Gianola, Camilleri, Aquilanti; De Rossi, Gammone (dall’85’ Pollace), G.Esposito, D’Angelo, Squillace; Marano (dal 68′ Ferreira); Arcidiacono (dal 56′ Bollino).
A disp.: Ciotti, La Cagnina, Pollace, Monteleone, Granata, Cozza, Ferreira, Russo, Tavares, De Felice, Bollino.
All: Rigoli.
ARBITRO: Viotti di Tivoli – voto 2.
ASSISTENTI: Macaddino di Pesaro e Madonia di Palermo – voto 3.
RETI: al 34′ Squillace, al 65′ Bollino, all’82’ Bogdan
AMMONITI: Djordjevic, De Rossi, Tedeschi, Arcidiacono, D’Angelo, M. Esposito, Bollino
ESPULSI: al 92′ Bucolo
RECUPERO: 1′ p.t.; 8′ s.t.
Pietro Santonocito
fonte foto: theatlantic.com
Questo articolo è stato letto 0 volte
Continua a leggere
Tutte le notizie ↗Premi “Avvio Catania”: rollout in corso…
Prendi il Catania e lancialo, ma non da un punto di vista fisico, sia chiaro. Piuttosto, da un…
AZ Picerno – Catania 2-4: top & flop
In quattro minuti il Catania chiude la pratica Picerno segnando ben tre gol. Nella ripresa confeziona la quaterna…




Dalla curva: i commenti