Lo Monaco e la scoperta delle Americhe: cos’altro bolle in pentola?
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Lo Monaco e la scoperta delle Americhe: cos’altro bolle in pentola?
In questi anni tribolati per il Calcio Catania, tra retrocessioni inspiegabili, scandali di compravendite di partite senza la “vendita” ma solo con la “compra”, oracoli venuti dall’estremo occidente a passeggiare tra i giardini di Torre del Grifo, possiamo ben dire che la maggioranza di noi, dagli addetti all’informazione ai semplici figli del gran Dionisio, è passata dal non sapere nulla ad avere uno o più motivi per cimentarsi alla risoluzione del cubo di Rubik, per ciò che concerne gli affari extra-calcistici legati al nostro amatissimo Catania.
Quest”estate abbiamo accolto l’arrivo di Pietro Lo Monaco, tornato alla guida del suo Catania, come il motivo per il quale girare per le strade su caroselli carnevaleschi, con ghirlande, meringhe e trombettieri dalle bislacche note strombettanti inni alla gioia. Ci può stare ed è tipico del catanese purosangue, quello di essere bifase: passare dalla depressione assoluta alla felicità divina in meno di un secondo.
Come poteva essere altrimenti, dopo le dichiarazioni di Lo Monaco a mondocatania.com (qui l’articolo)? Praticamente…il putiferio. Gente che sbanda per strada, che impreca, che litiga…che minaccia addirittura di strappare l’abbonamento… La stessa gente che, dopo la vittoria col Lecce, era passata dall’odio all’amore profondo per i giocatori che compongono questa squadra. “Che sarà mai? – qualcuno direbbe – Avranno scoperto un’altra America o un nuovo pianeta simile alla Terra?”.
Bé, ad onor del vero, qualche Terra è stata scoperta, più vecchia e pallida della nostra, ma pur sempre un pianeta su cui la nostra umanità potrebbe vivere ancora per qualche altro migliaio di anni… prima dell’implosione. Tuttavia, è lecito pensare che l’autore di tale scoperta non sia necessariamente Pietro Lo Monaco e che l’implosione a cui lui fa riferimento non riguardi il nostro pianeta, né il Calcio Catania…ma Finaria. Su questo abbiamo lungamente disquisito anche noi, cercando di far chiarezza sugli aspetti commerciali, finanziari ed economici insiti nei temi “Come evitare il fallimento del Calcio Catania” o “Possibilità di vendita del Calcio Catania”, annessi e similari (si rivedano le nostre puntate sul canale YouTube).
Per rinfrescarvi la memoria, sul Catania Calcio, inteso come società per azioni, gravano debiti pari a 11 milioni di euro (ridotti dai 16 mln di inizio stagione), legati al mutuo di Torre del Grifo, che rappresentano sicuramente il fardello più grande. Ad essi si aggiungono i costi sugli ammortamenti (costi pluriennali sui beni immobili ripartiti in quote in base agli esercizi ove vengono impiegati) relativi all’attività commerciale di Torre del Grifo, intesa come centro sportivo in senso lato, piuttosto che soltanto come sede sportiva. Secondo il Bilancio d’esercizio, reso “pubblico ai media” (sull’atto della pubblicazione di tali documenti, deleghiamo gli organi di competenza relativamente alla tempistica) lo scorso Aprile, tali costi si aggirano attorno ai 4,5 mln di euro, somma di denaro importante. Infine ci sono le ammende e i debiti verso terzi, ovvero le rogne meno preoccupanti (sempre per usare un eufemismo): il caso Castro, Rosina, Ventrone, treni del gol parte 2 (Bologna e Brescia), il pagamento dei profumati stipendi ai giocatori e le ammende derivanti dagli scontri di Siracusa e l’ultima perla di saggezza di Russotto. Parliamo, soprattutto, del caso Castro, che ha comminato al Calcio Catania 6 punti di penalizzazione e l’obbligo di pagare le restanti rate al Racing de Avellaneda riguardanti la cessione dell’argentino, per un valore pari a 300 mila euro. Il ricorso alla FIGC è stato respinto, per cui l’ultima possibilità per non pagare tale cifra è il ricorso al Tas di Losanna. Parliamo del debito verso Rosina di 153 mila euro, legato al ricorso vinto del giocatore in merito alle negligenze della società etnea verso il giocatore calabrese nel pagamento degli stipendi tra Dicembre 2015 e Giugno 2016. Parliamo delle 100 mila euro di clausola rescissoria nel contratto di Giampiero Ventrone, ex preparatore atletico nella stagione 2014-2015 in serie B, così come delle 20 mila euro di ammenda per la combine (mal riuscita i fin dei conti) sulle partite perdute malamente dai rossazzurri in serie B contro Brescia e Bologna. Per concludere con le 1000 euro di ammenda al Calcio Catania per gli scontri a Siracusa, stessa cifra comminata per le imprecazioni di Russotto nel dopo Catania-Lecce, a seguito dei controlli dei NAS.
Su queste ultime faccende, relative ai debiti verso terzi, l’ad etneo rassicura dicendo che “i debiti verso le altre società sono stati appianati”, ma aggiunge “…pare non bastare”. Profetizza:“…se la situazione dovesse rimanere così, è senza via d’uscita. Ha una fine logica”, ma ribatte dicendo:“Abbiamo pagato tutte le scadenze finora e punti di penalizzazione non ne prenderemo più”. Discorsi slegati e contraddittori che mettono il già naturale e precario equilibrio mentale del tifoso catanese ancora più a repentaglio. Senza considerare i “toni di preoccupazione” con cui affronta questi discorsi.
Partiamo da una spartana considerazione dei fatti. Ad oggi tutto il gruppo Finaria, senza quel quibus di cui accennava Lo Monaco, rischia di fallire mestamente. Si parla non solo del Calcio Catania spa, ma anche delle attività commerciali svolte a Torre del Grifo (nonché di Torre del Grifo stessa, che verrebbe messa all’asta), della Meridi srl, Platinum hotels & resorts srl e tutte le aziende satellite annesse. Qui uno schema molto semplificato, offertoci da Meridionews, per chiarirci le idee:

Il piano industriale di risanamento (o quibus), non riguarda, quindi, solo il Calcio Catania, ma tutta Finaria. Il problema principale è il tempo d’attesa, previsto per ragioni burocratiche, legato al parere delle banche. Se è vero che il tempo è denaro (denaro che se ne va, in questo caso) e se dobbiamo seguire il contraddittorio ragionamento di un preoccupato Lo Monaco, considerati i tempi delle banche…cos’altro bolle in pentola? Quale altro “oscuro male” potrebbe abbattersi su di noi?
L’unica spiegazione che riusciamo a darci, per il momento, fa riferimento alla “fine logica” tirata in ballo dal nostro ad. Sarebbe la messa in fallimento della società, operazione che non escluderebbe la squadra dal partecipare al campionato, ma ne falserebbe il prosieguo (un po’ come successe al Parma). Logica perché, come è prevedibile, a Gennaio non si potrebbe intervenire sul mercato per rinforzare il parco giocatori attuale che non ha reso come lo stesso a.d. avrebbe voluto ad inizio stagione, primo segnale evidente di una messa in fallimento.
Soluzione drastica? Forse. Di certo se non arriveranno soldi liquidi, sarà difficile anche per Lo Monaco andare a negare l’innegabile ancora per molto. Quindi, sarà impossibile parlare di punta da 15 gol da prendere a Gennaio, di tesserare Marchese e di operare quei puntellamenti alla rosa attuale necessari per ottemperare agli obiettivi prefissati ad inizio stagione. Vi lascio immaginare quale sciagurato campionato potrebbe fare il nostro Catania e quali altri ne potrebbe disputare in futuro, soltanto per “salvare il numero di matricola”. La logica imprenditoriale, citata dal buon Pietro, è fatta di numeri che regolano quanto bene è stata svolta l’attività e non tiene conto della storia di una squadra o della sua tifoseria…nè tantomeno di un numero che ha fini soltanto identificativi. Per quella ci siamo noi e la nostra unicità a tenerla viva in ogni campo d’Italia, sia esso il San Siro o l’Arturo Valerio di Melfi. Il problema è vivacchiare in Lega Pro per anni, disputando campionati anonimi o salvandoci all’ultima giornata, o ripartire dalla D con un progetto serio e con Lo Monaco a pieni poteri. Con le giuste proporzioni e nel diverso contesto, è come dover scegliere tra il tenere in vita o meno un vostro caro che non parla, non si muove e non respira, aspettando che arrivi un nuovo respiratore automatico più sofisticato (il cosiddetto quibus). Voi cosa fareste?
Pietro Santonocito
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