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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

La salvezza della vergogna

Federico FasoneAggiornato
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Carpi-Catania 0-0. I padroni di casa pensano alla propria festa, quella per la storica promozione in Serie A; gli ospiti, invece, non si spendono più di tanto ed ottengono quel punto necessario per salvare il campionato di Serie B. Sì, sembra paradossale, ma la piccola squadra in questione è proprio quella etnea. C’è poco da dire, in verità, riguardo il match che ha chiuso definitivamente i giochi di questo campionato cadetto, considerato che, nonostante l’iniziale paura di ogni tifoso rossazzurro, fin troppo abituato a vedere la propria squadra “puzzare” fino al turno precedente, sarebbe stato davvero difficile autodistruggersi ancor di più, riducendosi a giocare persino i play-out per non retrocedere in Lega Pro. E quindi sì, la salvezza è stata ottenuta, ma c’è poco da sorridere.

Questo campionato si è concluso così come si è svolto per tutta la stagione: nel silenzio più totale. In effetti, questa ridicola situazione si è palesata già dalla scorsa stagione, quando il Catania mise a segno il primo disastro sportivo: la retrocessione dalla Serie A alla Serie B.
I principali responsabili, stanchi di doverlo ripetere tutte le volte, sono solamente Pulvirenti e Cosentino.
La loro enorme incompetenza, infatti, ha generato una miriade di errori di gestione combinati ad errori di valutazione che hanno portato a questa situazione qui. Soprattutto, Presidente e Amministratore Delegato hanno disintegrato il rapporto che intercorre fra società-squadra-stampa-tifoseria.

All’interno della società, infatti, non figurano ruoli ben precisi oltre quelli citati sopra, ad eccezione di Delli Carri, arrivato a gennaio in qualità di Direttore Sportivo, probabilmente necessario per effettuare la rivoluzione attuata nel mercato di “riparazione”, che ha portato a 9 acquisti e più di 10 cessioni. Ma per il resto, davvero poca roba. Non si è mai sentito parlare lui, nè altri, nè soprattutto le due figure più importanti presenti in società: parliamo ovviamente di Pulvirenti e di Cosentino.

Inoltre, non esiste neanche un chiaro rapporto fra società e squadra. Un esempio di ciò che sosteniamo può essere preso proprio da quell’incontro “pilotato”, avvenuto nel mese di marzo, fra tifoseria e squadra, quando probabilmente chiamato a parlare fosse proprio qualche rappresentante della società, ma furono invece i giocatori ad essere mandati “in pasto” ai tifosi, colpevoli, ma non poi così tanto.

E se vogliamo andare ad analizzare il rapporto fra società e stampa, possiamo vedere come questo si sia sgretolato nella più totale assenza di comunicazione. Nessuna conferenza stampa, nessuna notizia, nessun appello della società che avrebbe dovuto avvalersi di questo mezzo in modo da far chiarezza laddove andasse fatta, anzi andrebbe fatta tutt’ora.

Infine, ma non per ordine d’importanza, bisogna parlare del rapporto con la tifoseria. Un rapporto pieno di parole (le poche volte che siano state dette), ma non di fatti. Illusioni, false speranze e dispiaceri costruiti approfittandosene dell’amore per il Catania nutrito da tutti i tifosi rossazzurri. La prova di ciò è stata, senza ombra di dubbio, la grande risposta della scorsa estate dopo la retrocessione: più di 10mila abbonamenti in serie cadetta, non proprio cose da tutti i giorni. Ma il motto “ripartiAmo!” d’inizio stagione, è stato trasformato in una vergognosa lotta per la salvezza in Serie B.

Ora che è finito il campionato, però, è tempo di valutazioni serie e ponderate. Il duo Pulvirenti-Cosentino, infatti, si è già giocato il jolly, perchè non ha saputo ripagare la fiducia rinnovata agli albori di questa disastrosa stagione. Inoltre, il danno maggiormente creato da questi due ultimi nefasti campionati, è stato inflitto alla casse della società Calcio Catania s.p.a.; fra sponsor, diritti tv, ingaggi e acquisti mal riusciti, i soldi persi sono stati fin troppi per una squadra che, oltre tutto, l’anno prossimo non potrà più fare affidamento al “paracadute” accordato dalla Serie A alle squadre neoretrocesse in Serie B. Dunque, un dato fondamentale che non va affatto sottovalutato, è proprio quello della campagna abbonamenti, che rischia di essere ampiamente disertata, in quanto i tifosi, anche quelli più fedeli, hanno deciso di dire basta allo scempio messo sù in queste ultime due annate.

L’appello, dunque, va rivolto adesso al Presidente, quello che aveva riportato il Catania in Serie A dopo 23 lunghi anni, quello dell’abbraccio con Russo al fischio finale di Catania-Albinoleffe, quello della corsetta in campo dopo la fine di Catania-Chievo, quello che esplose al gol di Martinez nella sfida contro la Roma, quello che è stato un “fenomeno” tenendo il Catania in Serie A per otto lunghi anni. Allora, caro Presidente, torni a ragionare, rifletta e faccia chiarezza, perchè il futuro preoccupa più del presente, perchè la diffidenza è ormai troppa e le garanzie sono pressochè inesistenti. Si apra con la stampa e coi tifosi, ammetta dove e in che cosa si sia sbagliato, esca da quel guscio di arroganza e di presunzione nel quale si è rinchiuso da due anni a questa parte. Definisca un nuovo progetto, serio ed ambizioso. Ponga le basi per un nuovo futuro, uno che magari non avrà all’inizio i consensi di tutti, ma che costruirà sul campo i fatti che i tifosi si aspettano da lei, caro Presidente. Si è sbagliato tutto, ma forse ancora non tutto è perduto, anche se per fare ciò ci sarà bisogno di rifondare ogni cosa.

Un altro anno sportivo è finito, ma il nostro interesse per il Catania non finirà mai. Saremo qui a comunicare, a valutare e, perchè no, anche a criticare in maniera costruttiva per le buone sorti del Catania. Pazienza per la retrocessione in Serie B, pazienza per la “salvezza della vergogna” nella stessa serie, l’anno prossimo bisognerà cambiare tutto, perchè si è già perseverato nell’errore fin troppo.

Di Federico Fasone

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