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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

Juve Stabia 0-1 Catania: una goduria immensa…

Pietro SantonocitoAggiornato
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Il Catania mette pressione al Lecce, sfoderando una prestazione degna di una rivale per la vittoria finale. Mazzarani sbanca il “Menti” con una magica punizione al 93′. (QUI I TOP E FLOP)

Sono quelle volte in cui staresti così, immerso nel vuoto, con le stelline agli occhi ed il volto ubriaco fradicio, dopo una strafogata del genere. In momenti in cui il calcio va a morire, dopo una nazionale che non ci rappresenta, nè ci riunisce come faceva fino a 35 anni fa, la prova del Catania di oggi rappresenta un defibrillatore per quei calciofili catanesi che non smetteranno mai di innamorarsi.

Una battaglia agonistica, quella del Menti. Due compagini che dimostrano di non avere paura l’un dell’altra e se le danno di santa ragione per tutta la ripresa, eufemismo e non. Catania in sordina per i primi 15 minuti circa, dove lo squillo del baby Mastalli basta per intontire quei 4/5 elementi dormienti in casacca bianca e strisce rossazzurre.

In avanti, però, la foga di Ripa, ex del match, non giova a nessuno e uno splendido contropiede 3 vs 1 viene sprecato incredibilmente. I due esterni rossazzurri sono ben arginati dalle fasce avversarie, ma ci mettono anche del loro per complicarsi la vita: Russotto evanescente e Di Grazia troppo fatiscente, incapace di finalizzare il “vai a segnare” al caviale e gamberetti di Francesco Lodi.

Occasioni da una parte e dell’altra, ma molto timide e figlie di grande rispetto, forse troppo, che le formazioni in campo possedevano l’una per l’altra. Mancava l’azzardo, il rischiare la giocata vincente e, soprattutto, ai rossazzurri è mancato Russotto. Le azioni etnei che finivano nei suoi piedi, vedevano un epilogo a dir poco raccapricciante, con palloni spazzati laddove le pecore consumavano gli irti colli o con passaggi di inspiegabile inutilità.

Non neghiamo i meriti anche ad un’ottima Juve Stabia, capace di fare densità a centrocampo per larghi tratti della partita. Tuttavia, la dinamo cominciava a sviluppare energia e, più passava il tempo, più le scorribande di Lisi e Canotto perdevano efficacia.

Il merito del Catania è stato, invece, quello di saper incassare e ripartire, tentando di pungere. Non appena la frenesia agonistica degli uomini del duo Caserta-Ferrara veniva meno, il baricentro rossazzurro si è alzato di almeno 20 metri. Con esso, anche il raggio d’azione di Lodi si è alzato, permettendo alle fasce (Marchese e Semenzato) di andare più facilmente al cross e agli esterni alti di accentrarsi o entrare in area di rigore a dare una mano a Ripa o Curiale.

Prova ne sia che, nel secondo tempo, i giallo-blu decidono di rifiatare e di sfruttare i contropiedi, alcuni anche preoccupanti, ma senza gran criterio. Cominciano a saltare i nervi e fioccano i cartellini per i padroni di casa, tanto di giovamento per gli uomini di Lucarelli. Quest’ultimo, nel frattempo, decide di gettare nella mischia Mazzarani, Curiale e Manneh, al posto di Biagianti, Di Grazia e Ripa. Mai scelta fu più giusta…

I cross di Marchese cominciano ad essere raccolti da Aya e compagni, con colpi di testa di relativa pericolosità, ma insidiosi come non mai. Branduani ha il suo bel da fare e si sbraccia con i suoi che non riescono ad uscire dalla loro metà campo.

Piace la verve offensiva di Manneh, impreziosita anche da alcuni giochi di gambe davvero lodevoli. Non solo: la fascia destra acquista più velocità e Semenzato più spazio per arrivare sul fondo. Proprio quella, la sgroppata dell’ex Pordenone, grida ancora giustizia, per via della scelta del signor Volpi di Arezzo di non sanzionare un evidente contatto falloso nei suoi confronti.

Giustizia ha voluto che, due minuti dopo, al Catania venisse ripagato il credito: in quella punizione da posizione defilata doveva andare Lodi, come sempre del resto, ma il numero 10 ex Udinese si allontana…incredibilmente. Sul pallone va Mazzarani che decide di disegnare una traiettoria tanto magica quanto beffarda, quanto basta per rendere impassibile l’estremo difensore campano e far saltare di gioia panchina e tifosi etnei giunti a Castellammare.

Una goduria immensa…uno schiaffo alle ingiustizie e a chi reputa il campionato già chiuso e deciso. La vittoria degli uomini che compongono questa rosa, ha un valore inestimabile, figlio di una grande consapevolezza interiore: PIÚ FORTI DELLA FORTUNA, PIÚ FORTI DELLE AVVERSITÁ. Paura? Solo di sé stessi.

Pietro Santonocito

fonte foto: magazinepragma.com

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