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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

Incapaci di vincere

Federico FasoneAggiornato
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Partita divertente quella fra Catania e Spezia per gli amanti del calcio, diversamente per i tifosi rossazzurri che si sarebbero accontentati di una gara molto più noiosa ma che avrebbe portato quella vittoria che manca al Catania da cinque giornate ormai. Confermato il modulo di Bari per sommi capi, con l’unica differenza che l’attacco sia composto da Calaiò e Maniero supportati da Rosina. Rientrano anche Schiavi ed Escalante, ma soprattutto esordisce con la maglia rossazzurra l’ultimo arrivato dal mercato di gennaio Lorenzo Del Prete. Il Catania sale subito in cattedra, cancella le sbavature dei minuti iniziali e acquisisce sempre più fiducia nei propri mezzi. Fra i più in vista al primo tempo vi sono sicuramente Rosina, finalmente in palla dopo alcune partite nelle quali il fantasista ex Siena aveva fatto vedere un po’ di discontinuità, e sorprendentemente anche Capuano. Ciro, infatti, sbaglia ben poco: chiude sempre sui tentativi spezzini, trasmette coraggio ai propri compagni e, addirittura, si rende autore di alcuni numeri di gran classe. Ma per vedere il risultato sbloccarsi bisogna aspettare la ripresa. Al minuto 51, infatti, Calaiò gestisce un pallone sulla 3/4, serve un filtrante per Mazzotta che mette il pallone in mezzo per Maniero: l’attaccante ex Pescara realizza con un tocco sotto porta che stavolta Chichizola non può prendere, dopo che il giovane portiere aveva già compiuto un miracolo su Ceccarelli con l’aiuto del palo qualche minuto prima. Una manciata di secondi più tardi è ancora Maniero ad impegnare Chichizola con un colpo di testa su un gran cross di Del Prete, ma il portiere spezzino compie un miracolo usando la gamba destra e poi blocca sulla ribattuta. Arriva il 60′ ed il Catania, tanto per cambiare, cala atleticamente e psicologicamente. I rossazzurri lasciano metri agli ospiti che cominciano a prendere le misure. Riescono a far male al minuto 71 con Datkovic che, sugli sviluppi di un corner, sfonda di testa Gillet sfruttando anche un’uscita horror del portiere belga. Ristabilita la parità, ma lo Spezia corre ancora e sa che può vincere. All’88’, infatti, è Migliore a siglare il suo primo gol stagionale tutto solo davanti la porta dopo che Kvrzic aveva sfondato dalla destra la retroguardia rossazzurra. Inferno sugli spalti ed odore di sconfitta, ma i padroni di casa riescono a perdere due punti anzichè tre, quando Mazzotta al 90′ ha ancora l’ultimo litro di benzina nelle gambe per scendere sul fondo e crossare in mezzo per la testa di Calaiò. Finisce così: 2-2 fra Catania e Spezia con fischi sentenziosi di condanna dagli spalti rivolti agli etnei.

Gira tutto male. Le lacune del Catania sono ancora tante e si vede chiaramente. Ha fatto molto male, innanzitutto, il centrocampo etneo. Se da un lato Escalante e Rinaudo insieme non riescono a fare filtro, dall’altro non sanno neanche costruire il gioco. Sembra, infatti, che manchi qualcuno che sappia dare equilibrio fra le due fasi, perchè con Mazzotta e Del Prete molto alti, spesso e volentieri ci si trova in inferiorità numerica e non pronti per tamponare i contropiedi avversari. Inoltre, nè un “falegname” del centrocampo come Rinaudo, nè un giovane inesperto e ancora privo di un’identità come Escalante, riescono a produrre un gioco fluido e dinamico. L’unico in grado d’impostare, ma che ovviamente non può giocare a tutto campo perchè sennò sarebbe già morto, è Rosina, che è il solo che detti i passaggi giusti per i compagni e che sia in grado di garantire la superiorità numerica. Bocciato, dunque, il 3-4-1-2 più sperimentale che concreto di Marcolin. Ed è lo stesso allenatore del Catania che vogliamo mettere fra gli imputati. Si dimostra timoroso nelle scelte, soprattutto quando la sua squadra va in vantaggio. Ha paura di chiudere la partita e finisce per chiudersi in difesa. Non fa rifiatare i suoi con le sostituzioni e aspetta il gol del pareggio per cambiare qualcosa. Fa discutere la solita scelta di sostituire Maniero proprio quando il Catania deve assolutamente trovare il gol. Fa ancor più discutere la scelta di abbassare Sciaudone in una linea difensiva composta da quattro elementi, posizione in cui il centrocampista aveva già palesato più di un problema martedì scorso a Bari, consentendo anche ieri più di un pericolo sulla fascia dove operava un giocatore tecnico e dinamico come Situm.
Senza senso, infatti, tale scelta quando il risultato è quasi compromesso e va cambiato necessariamente. Fortuna per il mister che Calaiò riesce ad accantonare alcune magagne, ma non poi così tante.

Situazione davvero preoccupante: penultimo posto con 30 punti, vittoria che manca da quel Catania-Perugia 2-0 del 31 gennaio e, come se non bastasse, tre trasferte di fila da affrontare. Il Catania si è gettato in un pentolone bollente di problemi e difficoltà. Ha fatto tutto con le sue stesse mani. Troppe partite in pugno buttate poi al vento. Tanti punti si sarebbero potuti totalizzare, fin troppi se ne sono persi. Squadra incapace di vincere, squadra vicinissima alla Lega Pro. L’allarme è già scattato.

Di Federico Fasone

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