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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

Imperatori…fra le mura della fortezza

Pietro SantonocitoAggiornato
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Foggia 0-0 Catania
fonte: itasportpress
Foggia 0-0 Catania
fonte: itasportpress

Imperatori…fra le mura della fortezza


Un Catania solido ed efficace porta a casa un punto prezioso dal Pino Zaccheria di Foggia, conducendo una partita accorta e rischiando davvero poco. Recriminazione lecita per il gol regolare annullato a Fornito.

Tutorial: come uccidere il calcio. Siamo certi del fatto che il Catania è la pecora nera del torneo, secondo quanto si evince dalle 12 partite sin’ora disputate dalla compagine etnea in questo campionato 2016-2017 di Lega Pro girone C e in relazione a quanti episodi ha visto a suo sfavore. La fatiscenza dello sport che commentiamo noi, che ci sentiamo tanto “giornalisti”, rende tutto troppo effimero per restare il business più importante di questo paese. Quando uno sport diventa così falso il danno non è solo morale, ma anche materiale ed economico: si vanno a falsare campionati, la gente migliore abbandona gli spalti e lascia spazio ai rivoltosi, i bravi stranieri non sbarcano più nello stivale, le scuole calcio vanno a fallire perché il calcio perde appeal.

Ragioniamoci un po’quali sono le conseguenze di un campionato falsato? Innanzitutto, quella di ritrovare squadre scadenti che disputano campionati di categorie fuori dalla loro portata, calcistica ed economica. Non a caso, sembra utopico ribadirlo, la serie B è diventata un campionato talmente scadente da vedere squadre come la Virtus Entella, Carpi (l’anno scorso in A), Benevento (neopromosso in B), Frosinone, Cittadella alimentare sogni di gloria, per poi sfigurare meramente nella massima serie (tranne il Sassuolo per i grandi soldoni del suo presidente). Una volta la seconda categoria italiana era terra di conquiste e astri nascenti, di under 21 che si “facevano le ossa” e che, in seguito, hanno fatto la storia del calcio italiano…di un calcio che potrebbe non ritornare mai più se non si curano seriamente i mali di questo sport. É ridicolo che un campionato come la Lega Pro, teoricamente più scadente a livello tecnico rispetto alla serie B, possa essere più seguito e avvincente. Grandi centri italiani vedono la squadra della loro città militare in categorie inadatte alla storia calcistica di competenza e si acutizza il fenomeno del “salto sul carro delle solite vincenti” (Juventus su tutte). Sono pochi i “duri di cuore e forti di stomaco” che riescono a sopportare la propria squadra del cuore giocare contro il Melfi, Virtus Francavilla, ecc. La maggior parte, soprattutto per questa debolezza, preferisce cambiare colori, maglia, ideali sportivi…pur di vedere una squadra che vince (almeno in Italia). É la morte del calcio italiano, fatto di diversità, usanze e costumi diversi…quelli che, un tempo, ci rendevano unici. Strettamente annesso a ciò è l’affluenza media di tifosi in stadi dalla grande capienza. I valori si riducono di anno in anno dai più grandi stadi italiani, laddove si preferisce vedere la partita in TV (o al PC) piuttosto che spostarsi per andare allo stadio, a favore dello “juventinismo cancerogeno”. Come se non bastasse, tutto ciò porta al disinteresse dei più bravi giocatori stranieri nel nostro campionato e al disinteresse dei bambini, che non sanno più neanche costruirsi un pallone di carta per divertirsi (ma preferiscono la Juventus).

Tutto questo, soprattutto a causa dell’incompetenza degli arbitri, di cui se ne trovano davvero pochi capaci in Italia. Il danno del signor Piscopo di Imperia, ieri allo stadio Zaccheria, non è stato arrecato solo al Catania, ma al calcio intero. Ogni volta che un direttore di gara, in quanto giudice solenne delle sorti di due squadre in campo, commette un errore così grossolano come il gol di Fornito (nel suo bel gesto tecnico), uccide il calcio e crea danni economici. Se non lo si vuol capire…si è complici di un delitto.

Il gioco del non-gioco. Fatta questa doverosa premessa e prestati i dovuti accorgimenti in termini di luogo e dimensioni entro cui si sta dibattendo, passiamo ai fatti nostri. Partiamo subito col dire che il Foggia visto ieri non è assolutamente neanche un lontano parente di quello dell’anno scorso. Manovra decisamente più lenta ed interpreti meno “roboanti”, con una punta da ultra-venti gol in meno, Pietro Iemmello (adesso al Sassuolo). Questo avvalora la tesi di chi sostiene che il Catania ha rischiato troppo poco per potersi sentire “sazio”,”soddisfatto”. Giocare per distruggere il gioco degli altri non è mai costruire. Può servire, alle volte, a seconda del tipo di avversario che hai di fronte, per sfruttare i suoi punti deboli, ma non sarà mai vero calcio…più una sottomarca ammuffata di esso. Inoltre, il “catenaccio” lo devi anche saper fare: interdire e con tre passaggi arrivare in porta…altrimenti è solo una burla. Se perdi troppo tempo nel ripartire in contropiede, dai la possibilità all’avversario di rinculare e riposizionarsi, vanificando le energie spese in fase di interdizione. Se ci mettiamo anche l’ingresso di Parisi al 70′, al posto di Mazzarani…bè…nessuno può avere incertezze sul fatto che Rigoli sia venuto a Foggia con “rispetto” (paura) [#aFoggiaConRispetto].

Il Catania non ha una fase offensiva e non ha un’attaccante di razza. La verità deve essere detta sino in fondo e non solo solleticandone la sua superficie. É all’occhio di ogni addetto ai lavori come vengano disputati gli allenamenti dei rossazzurri, dediti sostanzialmente a tematiche prettamente difensive, piuttosto che alla costruzione di un gioco strutturato per mettere l’attaccante in condizione seria di essere criticato o lodato. Non curando questo aspetto i giocatori saranno predisposti ad alzare sempre, perennemente, le barricate contro ogni tipo di avversario, sia esso il Foggia, il Melfi, il Manchester City o il Real Picanello. La predisposizione di una squadra è l’attitudine ad assumere un preciso atteggiamento sul campo quando si trova in difficoltà o ha subito un episodio a sfavore (ad es. il gol regolare di Fornito). Se si dice anche al giocatore di maggior estro di “dare una mano” in fase difensiva, per paura di pigliare gol, lo si danneggia psicologicamente, sia a livello personale che nel collettivo. Il danno che Rigoli sta facendo nelle menti dei suoi ragazzi è quello di trasmettergli la sua paura, ansia e malessere che manifesta ad ogni partita in viso e nei modi di fare così tesi. Questo manifesta la sua inadeguatezza per una piazza come quella di Catania, stanca dei soliti cucchiaini di aria fritta in bocca e vattelappesca. Chi vuole lottare per vincere sa quando difendersi, quando attaccare e quando controllare la partita. Il Catania si difende e basta. Oltretutto non abbiamo un giocatore con una percentuale realizzativa superiore al 10%, ciò significa che occorre creare dieci nette palle gol a partita per metterne dentro una…e questo non sempre si può. Tuttavia, siamo fiduciosi che quest’ultimo problema sia già risolto nella mente del nostro caro a.d. Pietro Lo Monaco, che avrà già trovato quell’attaccante affamato di gol, pronto per indossare la maglia rossazzurra a Gennaio.

In attesa, non ci resta che gioire del brodino tiepido di Foggia, crogiolandoci ancora una volta negli errori arbitrali, aspettando che la manna cada dal cielo. Nel frattempo, se ne abbiamo voglia, possiamo rallegrarci e gozzovigliare. Ritornano gli imperatori…fra le mura della fortezza.

Le pagelle:

CATANIA (4-3-3): Pisseri 8; Di Cecco 7, Gil 7, Bergamelli 7,5, Djordjevic 6; Biagianti 6,5, Bucolo 6, Fornito 6,5 (88′ Bastrini sv); Di Grazia 6, Paolucci 5 (78′ Anastasi 5,5), Mazzarani 5 (69′ Parisi 5). A disp.: 1 Martinez, 2 Nava, 13 De Santis, 5 Scoppa, 30 Piermarteri, 11 Barisic, 7 Calil, 10 Russotto. All.: Pino Rigoli 5,5.

ARBITRO: Piscopo di Imperia 3; Manzolino-Pepe 7.

AMMONITI: Empereur, Parisi, Sarno.

Pietro Santonocito

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