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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

Il Catania si improvvisa cover band: in piazza per interpretare gli 883.

Vincenzo La Rosa
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Non inganni il titolo. Gli anni del Papu e del Pata Castro, intenti a spargere il verbo del sound argentino in terra etnea, sono già più che andati. La band “Catania” ad oggi strimpella, si accorda, cerca la giusta intonazione, ricerca un ritmo che, ahimè, non riesce ancora a scandire. La voce solista di Sottil risulta essere quella più vicina ad un gruppo metal che di un’aspirante nuovo volto candidato al Festival di Sanremo. Le pretendenti all’attico del condominio sito in Serie C, girone C ai numeri civici 2018/2019, corrono su per le  scale in maniera. Sugli ultimi due palcoscenici la band etnea ha  interpretato con altrettanti diversi “stili” la cover della stessa melodia:”La dura legge del goal”. Chi è nato nel nuovo secolo magari non ne coglie il segno. Anno domini 1997:gli 883 trascrissero in note una delle leggi, non scritte ma inesorabili, dello sport più popolare al mondo.

CATANIA IN PIAZZA

Poteva sembrare un dettaglio di poco conto ma attualmente risulta il più rilevante. Il Catania “sta in piazza”. Il tema benché non paesaggistico è pur sempre affidato ad un abile architetto. Solo due reti (su nove complessive) scaturiscono dall’interpretazione del gioco di squadra (Sottil fa la voce grossa ma non riesce a trovare i giusti accordi). Se nello scorrer della sfera i rosso azzurri “strimpellano”, sui calci da fermo si assiste alla metamorfosi di una squadra che solo lo scorso anno non ne azzeccava una. Il Catania “va in piazza”, incarica il suo “architetto” di progettare per poi rifinire la costruzione finale. Francesco Lodi detta i tempi ed appunto (a costo di essere ripetitivo) la piazza.  Sui “tiri franchi” il Catania trova l’unisona intonazione che fa divenire lo strimpellio iniziale il preludio ad un rock sinfonico destinato ad essere acclamato dalle grandi folle.

LA DURA LEGGE DEL GOL

A Caserta Sottil riesce ad abbassare il volume  delle chitarre elettriche della band rosso blu. Il vantaggio permette agli etnei di amministrare il fiato. I sassofoni eseguono le giuste sfumature passando dal pianissimo al forte.  Arriva la stecca:minuti finali, accelera il ritmo  Marotta che sprecando il regalo di Barisic fallisce la rete che avrebbe messo fine al rullo di batteria eseguito dalle bacchette casertane. La beffa:il Catania torna a strimpellare, sbaglia l’accordo e Floro Flores la mette dentro sancendo il colpo di piatti alla squadra di Fontana. Il Trapani è una rock band  di alta classe. Prima parte di “spettacolo” dedicata agli assoli degli ospiti. Ma gli acuti sono striduli. Il miglior interprete ha la gola così: fallisce il rigore del possibile vantaggio dopo essersi divorato  una prima clamorosa opportunità. Evacuo come  Marotta visto a Caserta. Primo tempo: il Catania come la piccola banda del paesello riunitasi grazie alla passione di stonati suonatori dopo lavoristi. Ripresa: Sottil tira le corde. In dieci minuti il Trapani viene abbattuto dalla crescente sinfonia dell’orchestra rosso azzurra rendendo trionfale la marcia funebre accompagnatrice di nostra Signora Madonna durante le feste folkloristiche di quartiere nel periodo pasquale. In entrambi i casi la cover era sempre la stessa “La dura legge del gol”…..

Esistono “regole non scritte” nel calcio giocato. Sono in verità radicate nella psiche di chi quel pallone lo calcia. Sono “sentenze passate in giudicato” senza possibilità di appello. Al goal sbagliato ne segue quello subito. Al bel gioco ne consegue la concretezza dell’altro. Complimenti al Trapani, squadra vivace, abile nel gioco a terra e nelle trame strette ma purtroppo, vige e ne ha battuto il martello, il giudice del “Calcio” che ne ha deciso le sorti secondo “la dura legge del goal”.

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