Il Catania non c’è più
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Atmosfera surreale ieri allo stadio Angelo Massimino durante Catania-Napoli. Non è ancora giunto il fischio d’inizio quando sono già altri fischi a precederlo. Provengono dagli spalti e si diffondono acuti ed intensi durante la lettura della formazione etnea, forse perché i tifosi sono arrabbiati per aver visto la loro squadra lottare nella partita “sbagliata” contro la compagine Juventus quando avrebbero voluto più impegno in partite contro squadre ben più abbordabili, forse perché gli undici che scendono in campo non sono ritenuti degni ed adatti a portare avanti la causa rossazzurra. Il Catania perde già da quel momento la sua partita, ancor prima di cominciare. Fin dal primo minuto infatti si elevano pesanti cori di contestazione contro giocatori, dirigenti e Presidente. La squadra che è in campo non è altro che lo specchio di ciò che accade: gioca (se così si può dire) senza testa, senza gambe, senza anima. Il gruppo di Maran è totalmente frastornato dall’ambiente che lo circonda, tanto da sbagliare delle occasioni clamorose sotto porta e da trovarsi in svantaggio per ben quattro volte senza neanche accorgersi di cosa sia successo. Al 16’ Callejon s’invola sulla destra e dalla linea di fondo crossa per Zapata che con un semplice tocco sotto porta sigla la sua prima rete in A.Il Napoli trova il raddoppio con Callejon (24’), favorito da un’uscita sbagliata di un inguardabile Andujar che si ostacola con Legrottaglie,favorendo la rete a porta vuota dell’attaccante spagnolo. Prima che il tempo finisca, Henrique segna un gran gol con un tiro dalla destra (40’), dove le colpe della difesa sono enormi ed indiscutibili. Il quarto gol arriva ancora da Zapata che firma la sua prima doppietta con il gol al 43’, piazzando facilmente un pallone a tu per tu con Andujar. Finisce così il primo tempo, fra i fischi assordanti del Massimino e la tensione che si taglia col coltello. Nella ripresa ormai non ci si aspetta più niente, se non che il Napoli non infierisca ampliando un risultato già davvero pesante. Il Catania esce ed accorcia le distanze prima con Monzon al 6’, che scaraventa in porta una ribattuta di Reina su un buon tiro di Plasil, e poi con Gyomber al 30’, che con un colpo di testa batte il portiere del Napoli sfruttando un calcio d’angolo di Barrientos. Il resto importa poco.
La squadra, almeno mentalmente, è già in serie B. Se questi giocatori ci credessero, avrebbero sicuramente giocato col fuoco negli occhi e con la fame che contraddistingue un gruppo che vuol mantenere la categoria. Ieri i partenopei sono scesi per giocare la partitella del mercoledì sera, gli etnei dovevano invece giocarsi la propria sopravvivenza. Dovevano onorare la maglia che portano addosso, dovevano portare rispetto per tutti coloro che spendono tempo e forze economiche per sostenere questi colori, dovevano tenere alto il nome di una città che trova nella serie A un grande palcoscenico attraverso il quale può ottenere una visibilità che altrimenti non ci sarebbe. Mancano otto partite e la salvezza dista 6 punti adesso. La situazione non sarebbe poi così tragica considerando che le dirette concorrenti stentano e non poco. Ma il punto è che questa squadra non ha mai lottato davvero per questa salvezza, togliendo pure la speranza ai propri tifosi. Forse è davvero finita la meravigliosa favola durata otto anni, forse bisogna già pensare a ripartire dall’anno prossimo, ma fino a quando la matematica non ci condanna, non abbiamo alcuna certezza se non quella che il Catania non c’è più.
Di Federico Fasone
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Dalla curva: i commenti
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“Se questi giocatori ci credessero, avrebbero sicuramente giocato col fuoco negli occhi e con la fame che contraddistingue un gruppo che vuol mantenere la categoria.”
Concordo in toto con quest’articolo (ben scritto e soprattutto complimenti a Federico) ma soprattutto con questa frase, quest’anno non ho visto la voglia e il cuore che avevano caratterizzato il Catania degli scorsi anni, e pensare che l’anno scorso abbiamo sfiorato l’Europa League. Non credo che dietro a queste prestazioni così scarse ci siano motivazioni economiche o dirigenziali, o, anche se fosse, non vorrei crederci.
Io comunque vedo una squadra, anzi una parodia di una squadra, che non si impegna e non lotta per vincere le partite. Se non riusciamo a fare punti neanche con piccole (vedasi Sassuolo), questo vuol dire che non siamo degni di stare in Serie A. Bisognerà cambiare per la prossima stagione, anche se miracolosamente potremo salvarci. Crediamoci, ma se i giocatori non fanno il loro mestiere sperare non è molto utile.