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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

Fine dei giochi

Federico Fasone
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Fine dei giochi, adesso possiamo dirlo. Il Catania non dimostra di avere la marcia in più e viene sconfitto a Bologna per 2-0, con le reti di Cacia al 37’ e di Sansone al 74’. È stato un Catania spento, nervoso e impacciato quello visto al “Dall’Ara”, lungi dalla squadra che aveva dimostrato di essere nelle cinque vittorie di fila dell’ultimo mese. Errori da fragile squadretta, scelte che fanno discutere, un sogno play-off che è ormai destinato a rimanere nel cassetto. Ha sbagliato tutto Dario Marcolin e, stavolta, la sciarpa “magica” che porta al collo non ha fatto effetto. Il tecnico di Brescia opta per un Catania troppo spregiudicato, schierando i quattro giocatori d’attacco tutti insieme, anche se Rosina viene abbassato a centrocampo. Facendo così, però, la squadra si spacca in tre blocchi: difesa, centrocampo e attacco infatti risultano divisi e privi di alcun collegamento fra di essi. Inoltre, il Catania subisce maledettamente il Bologna che, abile a sfruttare le carenze del centrocampo etneo, sfonda il Catania per le vie centrali, laddove i rossazzurri palesano più amnesie. L’attacco, poi, è pressochè inesistente. Calaiò e Maniero, infatti, non giocano quasi mai il pallone, mentre Castro e Rosina non riescono a servirli come dovrebbero, perdendosi anzi in un bicchier d’acqua. Per quanto riguarda la difesa, invece, è già indicativo il fatto che tutti e quattro i componenti della retroguardia rossazzurra vengano ammoniti dall’arbitro, a dimostrazione del fatto che siano sempre in ritardo sull’avversario. Fanno discutere, a riguardo, le scelte iniziali di Marcolin, che schiera Belmonte, vistosamente fuori forma dopo l’infortunio, e Sauro, tutto fuorchè un difensore affidabile. Lascia qualche dubbio, inoltre, l’esclusione di Sciaudone rimasto in panchina per tutta la partita, quando invece avrebbe potuto fare lui da collante fra centrocampo e attacco. Il Catania, comunque, perde il match quando al secondo tempo viene sostituito Maniero per far posto a Martinho e, circa un paio di minuti dopo, Calaiò dice qualcosa che il direttore di gara reputa da rosso. Catania dunque rimasto in dieci uomini, in svantaggio e pure senza centravanti di ruolo. Risulta impossibile, a quel punto, provare quanto meno a pareggiare la partita: i rossazzurri si spengono come le luci dello stadio che per un quarto d’ora scarso fanno sospendere e, insieme, prolungano l’agonia del Catania. Zona play-off sempre a 7 punti di distanza, ma con quattro gare ancora da disputare, sarebbe da folli pensare ancora di potercela fare. Adesso, invece, bisogna essere concreti, raggiungere quota 50 punti e salvarsi senza fare ulteriori scherzi. È stata un’altra annata scellerata quella del Catania, dopo la precedente che ha decretato Serie B dopo otto anni passati nel massimo campionato italiano. Secondo fallimento consecutivo di una società incompetente e presuntuosa che non è riuscita neanche quest’anno a smentire le opinioni avverse ad essa. Restano quattro gare da giocare, con impegno e sacrificio, magari, per dimostrare di tenere alla maglia. Restano quattro partite e poi si chiuderà, finalmente, anche questa stagione. Tra un mese sarà già tempo di parlare del futuro, bisognerà programmare qualcosa di serio, stavolta per davvero. Ma soprattutto dovrà essere la società a cambiare qualcosa, sia all’interno che all’esterno di essa. Catania rivuole la Serie A, qualcuno gliela riporti.

Di Federico Fasone

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