Di Piazza occidentale
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Il calcio degli eroi non ci ha mai donato il pane per vivere da re. Di Piazza occidentale, ma con più tuma che Pecorino.
Quello della piazza. Non proprio del centro della piazza, ma spostato un po’ di lato. Più a sinistra della cartina geografica.
Come è possibile non vederlo? Sta sempre lì, dall’alba al tramonto inoltrato, pronto a vendere la sua merce ai frettolosi passanti.
Ma sappiamo tutti, in fin dei conti, chi è e da dove viene. Buttiamo giù un occhio fugace, saccente e denigratorio, proprio perché lo conosciamo bene e sappiamo da dove viene.
Lui sta sempre lì, nonostante i giudici sguardi. Lui, avvocato della merce sua, non si pone il problema di quanti occhi siano puntati su di lui…ma della merce, se è buona e vendibile.
Vende. Su di lui corrono voci fieristiche, presunti virgulti di onesta civiltà, affamate di infamia che fanno il carico dei treni delle 3 e 33. Lui continua a vendere.
Ma di quali voci si tratta, in fin dei conti? Quelle poche, piccole e filtranti di chi dice di averlo visto scappare nella notte a gambe filate per cambiare di piazza, verso una calabrese piazza a tonalità gialle e rosse.
Sarà per questo? O sarà per il suo Occidentali’s karma? Riponiamo le armi. Non è il caso di sovrapporre la cartina geografica alla maglia. Non sia mai…
Infatti, noi non lo faremo. Non faremo questo errore. D’altra parte, non ci è consentito parlare di piazza e piazze, siano esse occidentali o orientali.
Finiremmo in un labirinto nel quale noi stessi siamo il labirinto. Ogni suono delle nostre corde vocali ci rimbalzerebbe contro alla forza di 100 pecorini biondi.
Eh sì, perché ci sono piazze e piazze. Quelle in cui cresci e quelle dove vuoi arrivare, anche giustamente, in fin dei conti.
Perché ti senti un Pecorino stagionato e di Biondi futuri. Altro che roseo o rosa-nero. Qui si punta, addirittura, al bianco-nero (senza candeggina).
Ma aveva mal di pancia! Causa ed effetto. Amiamo sempre giudicare partendo dall’effetto e mai dalla causa. Forse perché lui è uno di piazza occidentale…
Perché sono gente che viene e che va, quelli che comprano (e compreranno) in piazza. Poco aristocratici e molto occasionali, al centro tra l’essere degli opportunisti e dei disillusi convinti di avere la ricetta della felicità tra le mani.
Forse, un po’ più occidentali di quegli occidentali cresciuti come degli orientali…venuti in Oriente per insegnarci l’Oriente.
Con l’ardire di chi preferisce la tuma al pecorino senza pepe, la carne di cavallo alla meusa. Mentre noi mangiamo polenta convinti che sia norma.
Pietro Santonocito
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