Corsa tarda sulle rive del Garda
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Un Catania al 20% delle sue possibilità riesce ad acciuffare un pari meritato contro una Feralpisalò col piede a tavoletta per ben 70 minuti, al termine di una partita con parecchi orrori da parte di tutti e 23 i protagonisti. Corsa tarda sulle rive del Garda… basterà anche alle pendici dell’Etna?
L’augurio è sempre lo stesso, a tutte le latitudini e in ogni ambito della vita. Come diceva la carissima Mary Poppins:«Basta un poco di zucchero e la pillola va giù». Sicuramente è l’ambizione di tutti, ma sfido chiunque a prendere questo ottimismo “alla lettera”.
Certamente, il caso non entra in gioco quando sono evidenti meriti e demeriti di taluna delle contendenti ad un match di calcio che vale una promozione. Subentrano altri discorsi, legati essenzialmente alla tenuta atletica, mentale, copertura tattica del campo ed errori che, se non esistessero mai, certificherebbero degli 0-0 ad ogni partita.
Non è un caso, infatti, che il Catania di Lucarelli e dei nuovi mental coach (che non abbiamo avuto il piacere di apprezzare visivamente) sia riuscito a pareggiare una partita complicatissima contro l’ottima Feralpisalò, allenata da un tecnico che stimiamo moltissimo.
Non è un caso il gol di Ciccio Ripa, alla sua settima rete stagionale esterna, nonostante sia stato “un caso” come il pallone gli sia arrivato tra i piedi. Ci vuole bravura, cinismo e senso del gol nel buttarla dentro, così come manca la bravura a chi riesce a non segnare a porta vuota o a due passi dalla stessa.
Sono discorsi che si inseguono a ruota. Ci vuole cinismo anche nelle valutazioni, altrimenti si dipinge una realtà paradimensionale ove far crescere il frutto bastardo tra assurdità e disonestà intellettuale. Non vi sarà mai peggior nemico di questa dote, che molti hanno sviluppato solo per rendere un’erba medicinale curativa meno amara al gusto.
La fame di successo, la voglia di abbandonare questa categoria si deve poter toccare con mano. Non saremo mai troppo “San Tommaso” in queste occasioni, se l’apporto del Catania in queste partite così decisive dovesse rimanere lo stesso. Come si evince dalle eliminazioni di Trapani, Pisa e Alessandria, non scende in campo il blasone, né il budget, ma la voglia di superarsi oltre i propri limiti, per colmare un gap che, altrimenti, sarebbe abissale.
Così è, in fin dei conti, tra Catania e Feralpisalò, due squadre che, per storia, budget, rosa, blasone e bacino di utenza sostano su piani totalmente differenti. Eppure, per almeno 70 minuti di gara, esclusi i primi 10 minuti di marca liotru e gli ultimi 10, questo gap non si è visto!
Lodi non è sembrato il Lodi catalogato come il vice-Pirlo di qualche anno fa; Curiale, gran lottatore sicuramente, ma ben lontano dai suoi standard; Russotto in modalità “nervi senza costrutto”; Blondett, lontano parente del sé stesso di circa 25 giorni fa.
Tutto questo non legittima le premesse appena pronunciate, fatte di tanti titoli ed elogi che il Catania ha costruito con tanto sudore negli anni passati. Bisogna “fare il Catania” senza “sentirsi il Catania”, perché si parte sempre da uno 0-0 che, per quanto possa essere un risultato a favore, rimane un risultato in bilico.
La vera delusione “per quello che poteva essere e, invece, non è stato” non riguarda il risultato, sul quale molti avrebbero firmato ad inizio partita, visto come sono andate le cose ad altre “big”. Ci preoccupa questo atteggiamento “sufficiente” dimostrato soprattutto da quei giocatori da cui ti aspetti sicuramente molto di più.
Ci preoccupa la gamba, il fiato e questo modulo, divenuto un mistero arcano, sul quale giostrare ruoli, improvvisare mansioni e cambiare allegramente interpreti, per conferire, evidentemente, maggior confusione ad una squadra che vive, non a caso, in compagnia di “due insegnanti di sostegno”, metaforizzando il ruolo del mental coach con quello ben più “serio” degli insegnanti per bambini fuori dall’ordinario.
Ciononostante, è bastato un Catania sufficiente per pareggiare una partita viziata da un rigore INESISTENTE. La rima è d’obbligo, in questi casi. Probabilmente, l’1-1 è anche giusto, ma non ci spieghiamo come mai gli arbitri non abbiano nessun dubbio a fischiare contro i rossazzurri, mentre se ne facciano mille e più a parti invertite.
Ma basterà? Prendersela contro l’arbitro, giocare al 20% delle proprie possibilità, sperare in un rimpallo, in un calcio di punizione da posizione favorevole, in un calcio d’angolo o in un rigore solare, contare le palle gol sprecate per giustificare una buona prestazione…pavoneggiarci per quanto creato, ma non concretizzato. Tutto questo…basterà?
Ci auguriamo di sì. Nell’attesa che i mental coach escano dal cilindro qualche altro stratagemma fuori dalla nostra comprensione umana, per quanto plebei di nascita e non di sangue blu, proviamo a lanciare un appello alla società (e pressione, ovviamente), per fini certamente benevoli e non bellici:
NO AI CORI DA YOUTUBE
SÍ AI CORI LIVE!
APRITE LE PORTE DI TORRE DEL GRIFO AI TIFOSI!
Per chi, invece, pensa che il proprio sostegno sia da pressione psicologica a certi giocatori e non vuole arrecare danno alla labile psiche dei giocatori del Catania, ci sentiamo di esclamare a gran voce…
ANDATE ALLO STADIO!
(…e portatevi il miele che alle corde vocali fa benissimo!)
Le pagelle:
Feralpi Salò (3-5-2): Livieri; Tantardini, Ranellucci, P. Marchi; Parodi, Magnino, Staini (Voltan 85′), Raffaello, Martin; Ferretti (Rocca 78′), Guerra (Marchi M. 61′). A disp: Arrighi, Capodaglio, Bagadur, Turano, Gamarra, Marchetti, Dettori, Loi, Ponce. All: Toscano.
Catania (3-5-2): Pisseri 7; Aya 6, Blondett 5, Bogdan 6; Barisic 5,5, Lodi 5 (Bucolo 80′ sv), Biagianti 7, Rizzo 5,5, (Mazzarani 64′ 7), Porcino 6; Russotto 6 (Caccavallo 68′ 6), Curiale 6 (Ripa 64′ 7,5). A disp: Martinez, Tedeschi, Semenzato, Marchese, Esposito, Manneh, Di Grazia, Brodic, Rossetti. All: Lucarelli 6,5.
Arbitro: Dionisi di L’Aquila (Abruzzese – De Palma).
Marcatori: 44′ rig . Guerra; 73′ Ripa.
Ammoniti: Parodi, Magnino, Curiale, Martin, Aya.
Pietro Santonocito
fonte: feralpisalò.it
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