Catania…the eye of tiger, Catania!
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Catania…the eye of tiger, Catania!
Ritorno al passato per i tifosi rossazzurri, che assistono ad una vittoria completa sotto ogni punto di vista. Sei le espulsioni (tre per parte), gol e grinta da vendere.
The eye of tiger! É sempre il giusto paragone a cui ci si rifà quando si vogliono scuotere i cuori feriti. Un leitmotiv utilizzato, oramai, in tutti gli ambiti lavorativi e, soprattutto, sportivi. Perché, per i giovani di un tempo, per quelli non più tanto giovani e per i giovani di oggi, l’occhio della tigre non è soltanto una colonna sonora di un rinomato film…ma è uno stile di vita intramontabile! Uno sguardo alla preda e…un balzo felino verso l’obiettivo.
Sfido chiunque a dirmi che non si ricorda di Apollo e Rocky. Dilungarsi su questa scena, sui personaggi che la caratterizzano, sulla storia epica di una saga cinematografia immortale, sembra davvero futile. L’accezione, ad oggi quantomai sobria e inerente, dell’emblematico “Eye of tiger” risiede specificamente nella battaglia dello stadio “Angelo Massimino”, laddove un Catania formato Rocky Balboa, dopo ben tre lunghi anni di botte al costato, si rialza, lotta e vince per i propri tifosi e insieme a loro. E sì, perché, finalmente, fra le baggianate del signor Giosuè Mauro D’Apice di Arezzo (e dei suoi assistenti fantasma), fra gli sproloqui fiabeschi di un Giuseppe Prestia, indegno figlio di un panino con la meusa, i rossazzurri hanno trovato quella rabbia assopita, in grado di risvegliare i propri supporters dall’apatia dell’ultimo triennio. Tutti uniti contro le ingiustizie di questo calcio, che cerca, come un felino malato di ebola, di sbranare le prede più facili, rendendole il proprio pasto preferito…da consumare a piccole dosi ogni domenica (o sabato).
Questo è ciò che cercavano i tifosi, questo è ciò che pretendevano e ciò che meritavano i figli dell’Elefante: l’occhio della tigre. E non perché ne serva uno solo, di occhio, per vincere contro un Catanzaro scarso ma mai arrendevole. Perché è proprio quello “guasto”, l’occhio che serve a vincere questa tipologia di partite in Lega Pro, più un campionato di pugilato 11 vs 11 (escluse le panchine) che un torneo di calcio. La partita si è vinta, dandole, prendendole e restituendole di santa ragione…nel tripudio che rinvigorisce le anime perdute rossazzurre e fa ben sperare per un prosieguo felice di campionato.
Biagianti, il leader. Nel calcio di oggi, si sa, le bandiere oramai non esistono più. Esistono, più che altro, automi a stati finiti, soggetti al volere di procuratori e conti terzi che ne influenzano il volere. Il dio denaro tiene tutti sotto scacco e giostra i nostri fili come un marionettista impazzito, ridendosela tra i baffi per i nostri fallimenti. Questo discorso, tuttavia, non può essere associato a capitan Biagianti, tornato in patria dopo tre lunghi anni di militanza nel Livorno, non di certo per i soldi. Non gli mancavano, di certo, proposte ben più allettanti in categorie maggiori…e lo sappiamo. Era pure lecito che lui potesse scegliere dei palcoscenici più illustri della Lega Pro, dopo una carriera in auge e un’età non più tanto “in auge” per questo sport (dire che a 32 anni sei “grande” fa rabbrividire anche il sottoscritto). Ma lui ha scelto di dare ascolto al suo cuore, lasciato lì a pulsare perennemente in quello spogliatoio insieme a quella lettera di addio strappalacrime (da buon fiorentino qual è)…e senza cuore non si può vivere. Subisce un furto dei suoi beni più preziosi a Reggio Calabria, si prende questa squadra sulle spalle e diventa pure goleador, nonché assistman. É suo il primo sigillo di questa altezzosa partita, proprio al 2′, a seguito di una splendida azione offensiva, dettata dal colpo di tacco di un elegante Mazzarani, condotta da un cavallo da traino quale Djordjevic (infortunio di natura muscolare dietro al ginocchio per lui) e finalizzata dal fasciato leader rossazzurro, in versione “animale da aria di rigore”. Suo anche l’assist al bacio per il 2-1 di Mazzarani sul finire della prima frazione di gioco, che ha permesso a tutta la squadra di riposarsi negli spogliatoi con più tranquillità. E, ancora, sua la sponda di testa per l’accorrente Di Grazia che mette al sicuro il risultato e i tre punti, per il 3-1 finale. É il leader che aspettavamo da tempo, non ci sono altre parole. Gli occhi della tigre…
Andrea Di Grazia…spacca partite. Se Biagianti non lo si scopre adesso, qualche parola in più deve essere spesa anche per Andrea Di Grazia, il catanesino che vuole essere già grande. Eh…sì, perché a decidere le partite è sempre lui in questo Catania, riuscendo a spaccare le partite solo pensando di farlo. Il gol del 3-1, oltre che di pregevola fattura, ha un’importanza cruciale: smorza gli animi e le pretese degli avversari. Anche se esistono ventenni che giocano già in Champions League e se è giusto che non bisogna mai montarsi la testa, bisogna anche dire che non tutti riescono, a 20 anni, ad essere decisivi in un campionato così difficile come la Lega Pro. Un pregio che attira, ovviamente, le attenzioni delle più grandi società calcistiche di Italia, perché, continuando così, ahinoi, poco durerà nella sua città. E questo può essere solo un bene, per il ragazzo e per il suo Catania. Vorrà dire che non passerà troppo tempo per rivedere la maglia rossazzurra svolazzare tra i campi più rinomati d’Italia.
Pisseri, versione 4K. Su di lui ci siamo espressi già in settimana e risulta alquanto vano ripetersi. Un portiere degno della responsabilità che ne consegue, degno del prezzo per cui è stato pagato, degno della porta che difende. Oggi, più che la sua efficacia, rimasta invariata dalle precedenti partite, vogliamo esaltare altre due caratteristiche nascoste: qualità e…simpatia. Le occasioni da lui sventate hanno avuto un tocco in più di definizione e di risoluzione, diventando anche più belle ed eleganti da vedere. Quasi come passare dalla visione di un film normale, in qualità Pal (576p25), ad un film in formato 4K (Ultra HD). Prodigioso e tecnicamente impeccabile il suo intervento su Tavares al 6′, che lo vede accartocciarsi in un decimo di secondo. Conduzione di gara autorevole e sempre puntuale nelle uscite in presa alta, ad annullare qualunque tipo di pericolo. Si scopre pure che è un simpaticone nello spogliatoio (lo dice Bastrini), sfumatura importante per uno spogliatoio che ha bisogno di gente seria, ma mentalmente libera da strascichi personali.
Gonna fly now. Rievocando un’altra famosissima colonna sonora dello stallone italiano di Philadelphia, è giunto il momento di cominciare a volare seriamente. Le cinque componenti, spesso citate da Pietro Lo Monaco, cominciano ad amalgamarsi per bene, al fine di diventare quel pugno, quel gancio sinistro alla Rocky, che può davvero rompere le mascelle a chiunque. I tempi sono maturi, la squadra ha risposto bene, serve solo la capacità di saper vincere anche lontano dal “Massimino”. Prossimo avversario dei rossazzurri è la Virtus Francavilla, squadra davvero ostica fra le mura amiche, in trend positivo da tre partite. Considerate le espulsioni dei due centrali difensivi, Gil e Bergamelli, le scelte per mister Rigoli saranno limitate in quel settore, ma serviranno a capire quali “riserve” potranno essere una garanzia anche per il futuro della società. Su tutti, il giovane De Santis, gettato nell’arena a causa dell’espulsione di Gil, su cui lo stesso Pietro Lo Monaco crede tantissimo. Ci sarà anche Bastrini, recuperato ormai del tutto, nonché lo stesso De Rossi (adattabile anche come centrale) e Mbodj.
Nessun alibi, né rispetto per nessuno. A Francavilla si va per vincere e per ritrovare…GLI OCCHI DELLA TIGRE!
Le pagelle:
CATANIA (4-3-3): Pisseri 8; Di Cecco 6,5, Gil 6, Bergamelli 7, Djordjevic 7 (Parisi 6 – 51′); Biagianti 8,5, Bucolo 7, Fornito 7; Di Grazia 7,5 (De Santis 6 – 81′), Paolucci 6,5, Mazzarani 7 (Bastrini 6,5 – 68′). A disp.: Martinez, De Rossi, De Santis, Bastrini, Parisi, Silva, Scoppa, Piermarteri, Russotto, Anastasi, a Calil, Barisic.
All: Rigoli 7.
AMMONITI: Paolucci 63′ (CT) 70′ Di Grazia, Di Cecco 86′ (CT) ; Di Bari 63′, Tavares 64′, Giovinco 76′ (CZ);
ESPULSI: Bergamelli 66′, Gil 78′ (CT); Prestia 66′, Di Bari 88′ , Pasqualoni 96′ (CZ);
MARCATORI: Biagianti 2′, Mazzarani 46′, Di Grazia 70′ (CT); Cunzi 29′ (CZ);
MIN.DI RECUPERO: 1 P.t.; 6′ s.t.
ARBITRO: D’Apice di Arezzo – voto 4;
ASSISTENTI DI GARA: Michele voto 5 – Dall’Università di Aprilia – Aristide Rabotti di Roma – voto 5.
Pietro Santonocito
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