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mercoledì 16 Settembre 2026

Brevissime

Catania 1-0 Avellino: il pagellone

Pietro SantonocitoAggiornato
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il pagellone di Istinto Rossazzurro

il pagellone di Istinto Rossazzurro

Una vittoria risicata che salva la panchina di Marcolin, almeno per il momento. Tanta sofferenza e un grande, grandissimo San “Pietro da Terracciano”.

Terracciano – 8,5: Autorità imponente laddove un certo “gatto di Liegi” aveva sbrogliato parecchi gomitoli di rete da calcio. Superiore quando Arini al 13′ cominciava a squillare dalle sue parti e subito pronto a richiamare all’attenzione i colleghi di reparto. Poderoso nello sventare al 47′ una prima conclusione di Schiavone e un eventuale secondo tentativo di testa di Regoli, un vero e proprio “istinto rossazzurro”. Non tutti i leader hanno il numero 10 e non è facile esserlo se sei portiere, nè in questo clima turbolento. Lui è stato, per una giornata, il leader che al Catania è mancato da almeno due anni calcistici. “Pietro…su questa pietra edificherò il…Calcio Catania”…e non è blasfemia.

Del Prete – 6,5: Grande spinta del romano classe ’86, nonostante in alcune circostanze palesi un certo affanno nel ripartire. Eppure sicuramente meglio lui del suo dirimpettaio di fascia opposta, considerato il numero di cross effettuati (uno dei quali che ha fruttato il rigore su Calaiò) e l’impegno da vero gladiatore in ogni contrasto di gioco. Avanti così.

Sauro – sv: Quindici minuti giocati, non da Sauro…bensì da sauro.

-> dal 15′ Capuano – 6,5: Si dimostra essere un giocatore dalla doppia personalità, scadente fuori casa e superlativo in casa. Appena entrato trova lo scatto per anticipare in scivolata Kone lanciato a rete, sfoggiando anche un bel gesto atletico da giovane sbarbatello. Parecchio daffare tra lui e Ceccarelli nel tenere a bada gli inserimenti senza palla degli irpini che hanno mancato il tapin vincente in almeno due occasioni, ma nessun supporto dal centrocampo.

Ceccarelli – 6: Qualche indecisione nei primi 20 minuti, dove risulta evidente la mancanza di intesa con il collega Sauro. Con l’ingresso in campo di Ciro Capuano, invece, tiene meglio la posizione e regge come può il confronto fisico con Castaldo e compagni, anche se non sempre in maniera molto ortodossa.

Mazzotta – 5: Partita da dimenticare per il terzino palermitano che sbaglia parecchi retropassaggi semplici e si lascia superare più volte dalle sue parti. Ci aspettiamo da lui certamente maggiore spinta, ma forse è stato anche un dettame del suo tecnico.

Sciaudone – 5,5: Poco filtro a centrocampo e parecchi errori nei disimpegni palla al piede. Leggermente meglio nella ripresa, ma quanta fatica lì, al centro! Possibile che questo giocatore, dopo il 3-5-2, abbia dimenticato veramente come si fa la mezz’ala? Sembra proprio di sì…

Rinaudo – 4: Il peggiore in campo. Non è più quel gladiatore che, a denti stretti, ringhiava sulle caviglie degli avversari riuscendo a fare reparto a sè. Non è più nient’altro che un cavaliere senza cavallo né spada, una bitorzoluta amorfa forma di quel suo io che abbiamo conosciuto sino a buona parte del girone di andata, adesso diventata ancor più ectoplasmatica. Lupo solitario in mezzo al campo, altro che faro di centrocampo. Doveva essere lui a condurre la squadra, lui a dettare i tempi, lui a costruire e lui a distruggere, ma evidentemente questo “fondo” che speriamo di toccare ad ogni sua obbrobriosa partita non vuole proprio farsi avvistare.

Odjer – 6: Primo tempo a ritmi elevatissimi per il giovane ghanese e buona intensità in mezzo al campo, con alcuni recuperi palla anche di pregevole fattura. Scarica parecchia tensione nel secondo tempo, anche a causa dei due fallacci di Kone a mo’ di “tecnica superiore della tigre ubriaca” indetta, in tempi non sospetti, dai grandi maestri ninja-karateka dell’arte del “falciamento” di tibia e perone. Motivo per cui, neanche gli insegnamenti del grande maestro Miagi hanno potuto risparmiare al giovane 18enne un’uscita in barella al 68′. Caro Mosè San, come disse il tuo mentore:”Metti la cera, togli la cera”.

-> dal 68′ Escalante- 4,5: Che disastro! Si fa trovare sempre fuori posizione a rincorrere gli avversari che si involano indisturbati palla al piede. Non capisce cosa vuol dire fare quel ruolo, né in fase difensiva né in quella offensiva. Sembra alquanto fuorviante considerarlo un giocatore di questa categoria.

Rosina – 4,5: Un faro senza luce, una rondine senza primavera, un Einstein senza il suo famoso “pi greco”. Da qualche partita a questa parte la sua “tigna” non luccica più, neanche strofinandola con un lustrino! Non per il cartellino che gli farà saltare l’importante gara col Varese, ma soprattutto per le tre impensabili, improponibili e clamorose occasioni da gol gettate nel primo cassonetto della spazzatura grazie a dei tiracci da rugby amatoriale da oratorio. Da uno come lui non sono accettabili certi errori tecnici. Altre note di riflessione andrebbero fatte per il come è stato impiegato questo giocatore nell’arco di questo campionato…ma rischieremmo di fare le ore piccole parlandone troppo.

Maniero – 6: 57 minuti di sacrificio in appoggio alla squadra per farla salire e qualche buona conclusione, come al 7′ dove impatta bene ma il pallone sfila debole alla destra dell’estremo difensore irpino. Viene, ancora una volta, sistematicamente sostituito da Marcolin per dare, probabilmente, un po’ più di brio lì davanti con Castro, ma ancora ci chiediamo perché sempre lui. Il “Mistero del Maniero sostituito”.

-> dal 57′ Castro – 5,5: Allarga un po’ le maglie avversarie, ma non riesce a combinare granché. Tecnicamente si vede che è di una categoria superiore e sembra padroneggiare un’arte sin’ora poco conosciuta, ovvero “l’arte dell’autosmarcamento, con doppio passo e rotazione su sé stesso”. Da preservare nei secoli futuri…

Calaiò – 7: Ancora quel vizietto indisponente di farsi trovare palesemente in fuorigioco non riesce proprio ad eliminarlo, ma l’Arciere ha dimostrato veramente, sia nei giorni passati mettendoci la faccia che oggi mettendoci il sudore, di tenere alla causa Catania, col cuore e con la mente. Firma il gol dal dischetto al 42′ e riesce spesso a far salire la squadra raccogliendo i rilanci casuali dei suoi compagni arretrati. Non si può volere di più da uno come lui. Encomiabile.

Marcolin – 5: Diciamo che oggi si è tolto un po’ di carboni ardenti da sotto il sedere e che debba ringraziare “San Pietro da Terracciano” se ciò è stato possibile. Finalmente ha capito di non essere un operatore telefonico e, vuoi anche per cadere in piedi come i gatti, vuoi per pararsi ancora una volta il fondo schiena, ha schierato il 4-3-3 storico. Il problema è che, a parte avere un buon fischio, non abbia nient’altro di tecnicamente utile per la causa Catania. Abbiamo visto nei primi minuti il tentativo di proporre uno schema che si è rivelato a dir poco imbarazzante, con Mazzotta e Sciaudone veri e propri comici di una commedia davvero triste. Abbiamo visto una squadra dove il centrocampo non ha una funzione calcistica, ma solo per riempire giornali e carta da fiera. Non abbiamo visto una squadra che deve lottare per non retrocedere, solo alcuni acuti di orgoglio e nulla più.

Non si può avere tutto nella vita, ma se non sei broccolo e neanche cavolfiore…cosa caspita sei?

Di Pietro Santonocito

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