Akragas Fantasma Gigante
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Tabù Akragas. Termine che mescola l’ “ancestrale” congettura degli eventi a quello del più masticato significato espresso dal sostantivo “divieto”. Nel calcio i “disegni del destino” esistono. Esiste una trasparente matita, mossa da incognito “artista”, capace di tracciare rette indelebili al qualsivoglia tentativo di cancellazione.
In questa parte di stagione il campo, supremo giudice del risultato ed infame, o compare, “assistente” nelle prestazioni, recita la poesia epica di un Catania che di “tabù” ne ha sfatati tanti. I bottini conquistati, stile Corsaro Nero, su galeoni fino ad oggi inespugnabili rischiano di chiamare, quasi in massa, i fantasmi di quelle vittime sepolte dalle scorribande etnee.
Uno spettro si aggira intorno al Cibali: gigante, moribondo, allo stremo delle sue forze. Greco di nome ed origine, ha i muscoli contratti ormai dalla fatica: il suo nome è Akragas. La società agrigentina vive un momento delicatissimo. Crisi societaria, denaro che gocciola da un rubinetto ormai invaso dal calcare, stanca, forse abbandonata.
Battuta al De Simone dall’Andria (1-5) il club bianco azzurro naviga, in compagnia di Caronte, verso le acque di Catania. Orgoglio e dignità che la truppa di Di Napoli vuole recuperare. Il Gigante (da tre stagioni ad oggi mai perdente in campionato al cospetto dei rosso azzurri) è in ginocchio. Vuol rialzarsi. Lo ha già fatto al Via del Mare strappando un punto di prestigio alla capolista Lecce.
L’esaltazione, difatti, gioca brutti scherzi. Se l’euforia Catania, (scaturita dalla vittoria al Menti, è forte e palese dall’altra esiste l’inconscia consapevolezza che calcare il manto del Cibali è cosa rara per piccole realtà. Euforia “agonistica” che i ragazzi provenienti da Girgenti potrebbero mettere dentro, facendo leva sulle motivazioni del match.
Tabù Akragas per il team di Lucarelli. Il tecnico livornese dovrà fungere da ibrido personaggio tra Padre Amorth e Van Helsing. Scacciare un fantasma, esorcizzare un demone, che al suo palesare potrebbe richiamarne altri dalle fiamme dell’Inferno (Melfi e Leonzio).
Concentrazione, umiltà, sacrificio: concetti che, se espressi al Massimo, impediranno al Gigante di palesarsi ed infestare pericolosamente le mura di Torre del Grifo. Non sottovalutare mai chi si incontra dinnanzi è segnale di rispetto verso sé stessi e l’avversario.
Che quello 0-0 in Salento si renda valido monito…perché degli ectoplasmi vaganti, specialmente se giganti, né abbiamo paura.
Vincenzo La Rosa
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