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Istinto RossazzurroVersione completa

Undici pecorelle smarrite

Federico Fasone

pecorelle

“Voglio undici animali in campo!”. Sono state queste alcune delle parole pronunciate da mister Beppe Sannino nel giorno della sua presentazione come nuovo allenatore del Catania, in seguito all’esonero rimediato da Maurizio Pellegrino a causa dei disastrosi risultati d’inizio stagione della compagine rossazzurra. Oggi si tornava a giocare al Massimino contro un Modena esperto della cadetteria ed alquanto insidioso. Il Catania inizia la sua partita in maniera assai macchinosa, forzato a schierare un centrocampo d’emergenza, viste le numerose assenze, composto da Chrapek in cabina di regia, Martinho e Rosina nel ruolo di mezz’ala. Ed è proprio l’assenza di un centrocampo “come Dio comanda” che rende il gioco tutt’altro che fluido e vivace. Difesa ed attacco si trovano inevitabilmente spaccate da una mediana totalmente inventata che fatica enormemente a trovare i giusti equilibri. Sannino è costretto dunque a far girare i ragazzi del centrocampo cercando qualcuno che possa meglio adattarsi al ruolo di regista: prima Chrapek, per qualche minuto Rosina, poi Martinho, infine anche Capuano. Il Modena, dal canto suo un po’ timoroso, non crea molte palle gol in quanto si limita ad aspettare le avanzate degli etnei che stentano ad arrivare. L’unico che si fa vedere come punto di riferimento per i propri compagni è Emanuele Calaiò: un paio di cambi di gioco molto belli a vedersi, qualche passaggio delizioso messo bene in mostra, diversi stop che fanno salire la squadra. Ma poi? La noia. La partita si svolge senza troppe emozioni, a parte qualche fallo non fischiato (uno più che evidente ai danni di Calaiò in area di rigore), qualche errore di valutazione ed un piccolo incidente che vede l’arbitro e Castro coinvolti in uno sgambetto davvero buffo che scatena le risate generali del Massimino. Verso la fine della partita è Acosty che cerca di spezzare la monotonia con un gran tiro dal limite dell’area che schegga la traversa e finisce sul fondo, determinando un grande sospiro di sollievo per i tifosi rossazzurri. La partita finisce 0-0, in mezzo ad una bordata di fischi che manifesta tanta rabbia e delusione nei confronti di questi ragazzi.

Quarta giornata e solamente due punti raccolti su dodici disponibili. Il Catania non ingrana ancora la marcia, nonostante il cambio di guida tecnica. Certo, non si può riscontrare la mano dell’allenatore solamente un paio di giorni dopo il suo arrivo, in quanto è davvero troppo limitato il tempo per aspettarsi una vera e propria sterzata. Ma la squadra di Sannino appare un po’ meno “altolocata” rispetto alle precedenti uscite, forse un piccolo punto di partenza, anzi di ripartenza, tanto per citare uno dei motti ultimamente diffusi tra i tifosi etnei. Nonostante ciò, però, il Catania non riesce ancora a calarsi nella parte di una squadra di Serie B, apparendo alquanto macchinoso e spaesato, tanto che non ha alcuna idea di come far male all’avversario. Era stata messa tanta carica da Sannino ai suoi ragazzi, ma non è stata trasformata in fame e cattiveria sul campo al fine di conquistare i tre punti. Sicuramente i numerosi infortuni hanno inciso sulla negativa prestazione dei rossazzurri, ma questo non può essere un alibi considerando le parole di Cosentino, secondo cui “la squadra è al completo”. Proprio su questo punto bisognerebbe soffermarsi vedendo che questa squadra, con l’unico obiettivo di una pronta risalita in Serie A, effettivamente si trovi a dover giocare con un trequartista, un esterno offensivo ed un terzino a centrocampo, solamente perchè non siano stati rimpiazzati dei giocatori che sono stati venduti in estate. Se vogliamo invece analizzare le note positive, una fra tutte è sicuramente l’imbattibilità di una difesa che nelle prime tre gare aveva subito 7 gol, palesando non poche incertezze tecnico-tattiche. Ma i problemi sono tanti, forse troppi ancora. Dovrà lavorare molto quel lupo di mare di Sannino affinchè si possa raggiungere l’obiettivo prefissato per quest’anno. Di contro gli interpreti dovranno dare il massimo di partita in partita. Ma purtroppo su questo ormai siamo tanto scettici, se non rassegnati.

Vincere aiuta a vincere, ma il problema è: come si fa a vincere? Possiamo dare tante risposte a parole, ma adesso, anzi già da tempo, bisogna rispondere sul campo. Bisogna farlo conquistando punti preziosi di partita in partita. Sannino voleva degli animali in campo, ma al termine della gara li ha definiti dei bambini. Noi invece vogliamo chiamarli pecorelle smarrite, con un pizzico di tenerezza verso questi poveri giocatori che non sanno che cosa significa vincere. Eppure loro sarebbero il Catania e dunque non dovrebbero avere problemi di questo genere. Inutili stupidate: qui nessuno ti guarda in faccia, figuriamoci se possa farlo con undici pecorelle smarrite che tutto sanno fare tranne che capire che devono adattarsi a ciò che li circonda, lottando fino alla morte per riprendersi quella Serie A che è stata strappata da quest’inferno che è la Serie B. Fuori gli attributi Catania, non ne possiamo più.

Di Federico Fasone

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