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Istinto RossazzurroVersione completa

Una terra promessa…

Pietro SantonocitoAggiornato
Una-terra-promessa..

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Una terra promessa…

Siamo ragazzi di oggi, pensiamo sempre all’America… e come darci torto, in questa Italia che va a rotoli giorno dopo giorno. Ragazzi mossi da un amore eterno, quello che ci spinge ad inoltrarci verso mete sconosciute dove il sole tende spesso a tramontare. Con il fare di chi ha il mondo a portata di app, andiamo, così, su barca e ormeggi alla ricerca di qualcosa: un’avventura, la gloria…chi qualcuno o qualcosa che ha perso.

“Terra!”, è il virgulto d’anima che accomuna il nostro inneggiante spirito infuocato. Più passa il tempo e più questa passione ci brucia da dentro, regalandoci un mix di gioia e dolore di cui diventiamo dipendenti, drogati. Ogni carezza del vento alle onde, muse sublimi delle nostre impalpabili speranze, ci regala un motivo in più per andare avanti senza guardare indietro, lasciando dietro tutto ciò che cementa le nostre capacità, modellandole come statue immobili, fisse, fredde. Le scelte… non sono mai facili: sai ciò che lasci, non sai ciò che trovi.

E allora, perché molti spiriti liberi si gettano in mare? Che cosa pensano di trovare? Bé, fuggono dalle catene che cominciano a diventare pesanti e insopportabili, alla ricerca di qualcosa di meglio. Un po’ come chi ha subito umiliazioni profonde, laceranti il cuore, velenose come gli artigli del drago di Komodo e che non sono ancora state rimarginate, a causa di tante, troppe terre promesse nel giro di tre anni a questa parte. Dall’Europa League, di consistenza cosentiniana e fumo da barbecue del quest’oggi 25 Aprile; dai Rosina, Calaiò, Martinho, Gillet, di un equipaggio pronto a salpare verso la terrA di tutte le terre; da una terza terra con i vari Garufo, Pelagatti, Calil, Musacci, Calderini senza remi per spingere un veliero alla deriva.

Non tutti hanno questa forza enorme di rischiare la vita insieme a questi elementi dell’equipaggio chiamato Catania. Molti preferiscono continuare a soffrire le catene che già sorreggono ogni giorno, perché di terre all’orizzonte non ne vede neanche la speranza. La loro è comunque una giustificabile prostituzione al masochismo, giovane e ingenua quanto chi dà il proprio corpo in cambio di una ricarica al cellulare. Ne sono consapevoli. In cambio del loro amore per i colori rossazzurri barattano un po’ di dignità e rispetto, conditi con un sano sussulto d’orgoglio personale in percentuale variabile, sia chiaro, da individuo ad individuo. Questa è la loro forza, un involucro sicuro e ben protetto dagli urti emozionali diretti al cuore di ognuno di loro, un rifugio…sia esso accessoriato di falci e catene poco importa, purché esse siano “self-service”.

Poi c’è qualcuno a cui l’amor proprio, la dignità, l’orgoglio e le catene auto-estraibili non vanno proprio a genio. Sono gli stessi che non baratterebbero mai la fede per la matricola 11700 per niente al mondo, a costo di essere complici di un Pulvirenti qualunque, di un Calil troppo lusso per lussarsi un mignolo, di una società fantasma solidificata, da pochi giorni, nella figura di Davide Franco, personaggio dal lungo tappeto rosso che ancora non abbiamo avuto il piacere di conoscere. La loro, la possiamo definire come giustificabile prostituzione al patriottismo, antica come le colonne d’Ercole e come le chewingum regalate dagli Alleati ai siciliani. Questa è la loro forza, una perenne, costante, spasmodica ricerca della terra promessa…sia pure essa la terra di Peter Pan e dei bimbi sperduti di un’isola, denominata in modo più realistico ed eufemistico, “che non c’è”.

E se le note di Edoardo Bennato e quelle di Eros Ramazzotti fanno a botte tra loro, dando vita ad una guerra senza vincitori né vinti, sembra alquanto palese come l’appartenere all’una o all’altra corrente di pensiero non ci faccia vedere, nemmeno in lontananza, una terra promessa o un’isola “che non c’è” che plachi la nostra disperazione. O ci rintaniamo nel nostro masochismo o sbandieriamo il nostro patriottismo ai sette mari, siamo entrambi prostituti giustificati, perché barattiamo un amore per un altro, diventando comunque dei traditori. Non siamo sicuramente padroni del destino, su quello agisce sovrana quella Dea Bendata che al 93′ decide di inguaiare Catania, Catanzaro, Paganese, Akragas e Monopoli, dando ad un Michele Ferrara qualsiasi le sorti di suddette squadre, in una lotta fratricida che si deciderà verosimilmente nell’arco dei prossimi 180 minuti.

Una promessa, comunque, è stata mantenuta: la vittoria contro il Melfi. Col senno di poi potremmo dire, con oggettivo sospiro di sollievo, MENOMALE, data la inaspettata vittoria del Monopoli al Ceravolo di Catanzaro. Rigenerata “a cazzimma”, l’atteggiamento caratteriale dovuto in queste circostanze, quell’approccio psicologico che doveva essere un must, da almeno cinque mesi a questa parte perduto, ritrovato proprio in Campania dopo la ben augurante sconfitta di Benevento. Se metti nel calderone anche lo strepitoso gol di Russotto, dopo soli 7 min, a seguito di un lancio non proprio preciso di Di Cecco, sul quale il classe ’88 ci crede fervidamente e addomestica il pallone per poi scaraventare un sinistro imparabile all’incrocio dei pali difesi da Santurro…allora i propositi sono più che buoni. Peccato che i mali non vanno via con un colpo di spugna, purtroppo ci sono e aleggiano attorno al goleador rossazzurro Caetano Calil, incapace a ribadire in rete una bella iniziativa sulla fascia dell’ispirato Russotto, incapace a dare un colore al suo viso, sempre più sbiadito e incolore, come d’altronde le sue ultime prestazioni. Di contro un Melfi veramente gagliardo che ha provato a fare calcio e a giostrare il pallone con molta personalità e anche con buone capacità. Fortuna per i locali, sfortuna per gli ospiti, questo “tiki-taka” lucano non ha portato grandi pericoli alla retroguardia etnea, se non grazie alla sua punta di diamante, nientepopodimeno che Luigi Canotto, abile corridore sulla fascia, mette in difficoltà spesso e volentieri Nunzella costringendolo, spesso al limite del regolamento, ad opporsi fallosamente. L’azione più pericolosa dei gialloverdi nella ripresa parte proprio dai suoi piedi al 25′, dove Liverani alza sulla traversa per non rischiare. Nient’altro di significativo da segnalare, con i rossazzurri che giocano di rimessa e sbagliano una quantità industriale di passaggi, contropiedi e giocate apparentemente semplici.

Coerente la ripresa: Bombagi perde l’appuntamento col raddoppio al 48′ facendo salire la paura ai suoi compagni di squadra che, col passare dei minuti, manifestano sempre più questa maledettissima paura di vincere. Al 63′ ci prova Bastrini, su calcio d’angolo di Bombagi, a rasserenare gli animi, ma la sua incornata da due passi colpisce clamorosamente l’esterno della rete. Equilibrio psicologico precario anche per gli ospiti, perduto al minuto 72′ quando Cason reagisce su un atterrato Russotto sotto gli occhi del signor Guccini di Albano Laziale, lasciando i propri compagni di squadra in inferiorità numerica per una bella mezz’ora e, di fatto, facilitando il compito ai fibrillanti, quanto tremolanti come foglie, uomini di mister Moriero. Un’immagine ancor più raccapricciante di sè stesso la fornisce ancora Calil, al 78′, che sbaglia un rigore in movimento, indirizzando, in maniera narcotizzante, la sua conclusione tra le braccia già spalancate dell’estremo difensore lucano Santurro. Sul finire anche Plasmati sbaglia una ghiottissima occasione a tu per tu col portiere, cincischiando troppo sul pallone e vanificando l’ottimo lavoro sulla fascia di Nunzella. Finisce così, con un gran urlo di gioia, una partita a dir poco imbarazzante dal punto di vista tecnico, da cui possiamo apprezzare soltanto l’impegno e un Russotto a fare la differenza.

Squadra in ripresa, atteggiamento da “provinciale” scaccia nobili e spirito battagliero come modus operandi. Questi gli ingredienti per le ultime due guerre della stagione corrente. Certo è che un pizzico di fortuna non guasterebbe, dato che tutte le concorrenti per la salvezza, avversarie del Catania, ne hanno sempre un quintale in più: vedasi Monopoli, di cui non sappiamo nulla riguardo ai Santi a cui si rivolgono i biancoverdi pugliesi…ma, a quanto pare, son serviti. Per il Catania non ci saranno Santi che tengano, non ci saranno eroi da innalzare sul podio di questa stagione disastrosa su tutti i punti di vista, ma solo responsabilità da prendersi e testa bassa, lavorando per salvare la storia del club che indossano quando scendono in campo. L’epilogo di questa trentaduesima giornata obbliga gli uomini di Moriero ad andare a Pagani per vincere senza alibi, sperando che una tra Monopoli (impegnata in casa contro la salva Juve Stabia) e Catanzaro (ad Ischia) non faccia bottino pieno, per rimanere davanti (anche in caso di pareggio dei rossazzurri contro la Paganese) e giocarsi l’ultima partita in casa contro la già salva Fidelis Andria senza patemi d’animo.

Servirà concentrazione massima, coesione assoluta e fame per portare a casa quei tre punti che, in caso di sconfitta di una tra Monopoli e Catanzaro, potrebbero significare salvezza anticipata con una giornata di anticipo, in virtù degli scontri diretti a favore e del miglior posizionamento nella classifica avulsa degli etnei sui pugliesi e sui calabresi. Dall’altro lato ci sarà un Caccavallo imbizzarrito e scalpitante nel poter scrivere il suo nome sul tabellino di questa partita, per garantire ai campani almeno quel punto fondamentale al raggiungimento matematico della salvezza. Bè, sì, abbiamo letto bene cari ragazzi…Caccavallo…e facciamo bene ad averne timore, nella speranza di non perire per sua mano (o piede). Sarebbe troppo difficile da digerire…

Seconda stella a destra, questo è il cammino…e a Pagani si va. Una terra promessa…

CATANIA (4-2-3-1): Liverani 6; Pelagatti 6, Bergamelli 6,5, Bastrini 6, Nunzella 5,5; Di Cecco 6 (73′ Plasmati 5), Castiglia 6,5; Russotto 7 ( 85′ Parisi sv), Bombagi 6, Calderini 5,5 (56′ Agazzi 6); Calil 4. A disp.: Logofatu, Bastianoni, Ferrario, Parisi, Agazzi, Pessina, Falcone, Lupoli, Gulin, Plasmati. All: Moriero 6.

MELFI (4-2-3-1): Santurro; Annoni, Cason, Petta, Giron; Giacomarro, Maimone; Canotto, Finazzi (Zane),Masini (Tortolano); Longo (Soumarè). A disp.: Gagliardini, Colella, De Montis, Petricciuolo, Soumarè, Amelio, Zane, Ingretolli, Boscolo, Tortolano, Annesse, Masini. All: Ugolotti.

AMMONITI: Annoni, Giacomarro, Zane, Giron (M); 77′ Liverani (CT)
ESPULSI: Cason (M);
MARCATORI: 7′ Russotto (CT);
MIN.DI RECUPERO: 2 S.t.

ARBITRO: Guccini di Albano Laziale – voto 5,5;
ASSISTENTI DI GARA: Lanotte-Lacalamita – voto 6;

Pietro Santonocito

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