Un gran respiro prima di aprir bocca…

Il post-partita di Catania – Cosenza 2-2 è degno dei migliori film di Bud Spencer & Terence Hill, laddove, chiare, si manifestano tutte le debolezze del Catania. Momento di riflessione generale: è proficuo continuare a farci la guerra tra noi?
Non dovevano andare così le cose. Si era giunti a Catania – Cosenza con mille certezze, con diecimila aspettative e con 10 volte tanto, di nemici e parolacce. Settimana tesa, scontri frontali a suon di “licenze poetiche”, quanto mai figli di un teatro dell’asssurdo sempre più noioso e pietoso.
Lo Monaco tentava di destabilizzare l’ambiente giallorosso, utilizzando termini alquanto “coloriti e metaforici”, da buon campano, qual è. Meluso rispondeva con “indifferente sarcasmo”, sentendosi “minacciato” da un Trapani distante 12 punti.
Logica la reazione della piazza, che si identifica nei loro dirigenti, riponendo in loro le speranze di un ritorno nelle serie che contano. In fondo, parliamo sempre di Catania e Lecce…e tante post-reazioni si possono prevedere, considerato il calore ed il blasone delle due piazze.
La partita
Il “catalizzatore” di questa reazione chimica, già in ebollizione, è stata la partita Catania – Cosenza 2-2. I rossazzurri dovevano dare seguito alla bella prova di forza di Andria, con un sussulto di orgoglio davanti ai propri supporters. Aldilà delle chiacchiere, contro tutto e tutti.
Il tabù Cosenza in casa era risaputo: stagione 48′-49′, ultima vittoria rossazzurra al Massimino contro i lupi silani. Per chi è abituato ad avere tutti contro, questo doveva rappresentare un incipit, un plus, un virgulto d’animo di consistenza superiore all’umana comprensione. Neanche a dirlo…
Scende in campo una sottomarca ectoplasmatica del Catania peggiore. Marcature larghe, sempre in ritardo sul pallone e passaggi errati a non finire sono il leit motiv dei primi 30 minuti, laddove, incredule, si ergono le facce rossazzurre dagli spalti.
Al 17′ Mazzarani pensa ai fatti suoi e si esibisce in un “sufficiente” retropassaggio errato, con Lodi distante almeno 5 metri e Mungo abile ad acciuffar parla e ad involarsi, indisturbato, verso l’area di rigore etnea. Senza troppe pressioni, il suo tiro ben calibrato, pensato, progettato e, a rilento, scoccato, si infila nell’angolo destro difeso da Pisseri. Primo shock, 0-1.
Al 22′ ci prova Aya, su angolo di Lodi, a schiacciare in rete, ma Saracco, con la punta delle dita, alza sulla traversa. Nel corner successivo, Barisic sfiora il palo di testa, mettendosi più che le sole mani nei capelli.
Cinque minuti più tardi, oltre il danno…la beffa: punizione dai 25 metri circa di Bruccini, si alza la barriera rossazzurra e Pisseri non ci arriva. È 0-2 e iniziano a piovere i fischi al Massimino.
La reazione c’è e porta i suoi frutti: Rizzo inventa un pallonetto per Barisic, il quale si inserisce tra le maglie cosentine e, con la complicità del portiere, accorcia le distanze per l’1-2 rossazzurro. Si riapre la partita e Lucarelli incita i suoi.
Due conclusioni pericolose di Trovato fanno venire i brividi a tutti, ma il Catania non ci sta e Porcino al 41′ sfiora il gol con un “colpo di ginocchio” – non sappiamo quanto voluto o cercato – su cui Saracco compie un vero e proprio miracolo sportivo.
Sul finale di primo tempo, si rende ancora protagonista l’ex Reggina, ma in negativo: difende male il pallone che sfilava fuori, ne approfitta Baclet che mette in mezzo, ma la conclusione finale è ben arpionata dall’estremo difensore etneo.
Nel secondo tempo è arrembaggio Catania: Lodi scucchiaia per la testa di Tedeschi e Ripa, col pallone che carambola sui piedi di Curiale prima e Aya poi, ma nessuno riesce a buttarla dentro. Il flipper, a confronto, è un gioco meno frenetico.
Dopo la girandola (anch’essa frenetica) di cambi apportati da mister Lucarelli, entrano Manneh, Di Grazia, Marchese, Ripa e Brodic. Proprio l’ultimo arrivato in casa rossazzurra, su assist di Lodi, spara addosso a Saracco, da 2 metri, mandando su tutte le furie il tecnico livornese e tutti i tifosi. La palla non ne vuol sapere di entrare.
Ma il cuore dei rossazzurri è grande e l’agognato pareggio arriva ugualmente all’87’: calcio d’angolo di Di Grazia, sponda di testa di Ripa e Manneh anticipa tutti, mettendo il pallone nel sacco. Esplode il Massimino, cercando di trascinare i suoi beniamini con tutte le forze in gola.
Nel recupero, ultimo brivido calabrese per il Catania, con Bogdan che stoppa la conclusione di Tutino, a tu per tu col portiere. Finisce 2-2, tra i fischi del Massimino, rimasto deluso per aver permesso al Lecce di allungare a +6.
Quante ciarle!
Non era il Catania che meritavano i tifosi: tutti, dalle curve alle tribune. Questo è giusto dirlo. L’approccio alla partita è stato di quelli che avevano la vittoria in tasca, ancor prima di scendere in campo. Molti (e non solo uno) non davano l’impressione di avere la famosa “bava alla bocca”, tanto citata da mister Lucarelli e proprio questo aspetto non va a favore dell’ex tecnico del Messina.
D’altronde, una partita così importante non bisogna nemmeno prepararla psicologicamente: chi ha il “sangue negli occhi”, la “bava alla bocca” ed il “coltello in mezzo ai denti” si nota subito. Non è necessario “inventarsi” moduli particolari, trame dettagliate o giocatori riadattati in posizioni differenti, per mettere in difficoltà la squadra più in forma del girone C di serie C. Bastava, semplicemente, un Catania “da Catania”.
Bastava “soltanto” mettere in condizioni tutti di giocare nel pieno delle loro possibilità, nelle posizioni a loro più congeniali e senza stravolgere “un mondo intero”. Non bastava altro. Tanto bastava per evitare raccapriccianti “oooohhh” di meraviglia dagli spalti, dal sapore amaro come un Fernet Branca.
Eppure, in maniera alquanto reiterata e incomprensibile, la formazione rossazzurra riesce nell’ “impresa” di sbagliare approccio, in una partita dove, proprio, non si poteva sbagliare nulla. Nessun “sanguinolento” giocatore etneo ha saputo tirare la maglietta o intervenire su Mungo proiettato a rete. Tutti indietreggiavano, in un modo talmente strano da sembrare da calcioscommesse…per chi non conoscesse il Catania e i suoi “momenti di black-out”.
Tralasciando il secondo gol, che possiamo considerare un “infortunio” della barriera e di Pisseri, notiamo come questa partita abbia messo a nudo TUTTI I LIMITI CARATTERIALI DI QUESTO CATANIA, compresi i pregi nel riuscire ad acciuffare una partita dal Catania stesso compromessa.
Ancor prima degli attaccanti da 20 gol a stagione, a questa squadra servirebbe un bell’esame di coscienza, per non arrivare, a fine campionato, con dei “se” o “ma” che vanificherebbero i sacrifici di una stagione intera, comprese le aspettative della piazza catanese.
Lucarelli e i suoi giudizi sul tifo catanese
Indubbiamente, Catania – Cosenza 2-2 è stata una di quelle partite che prosciuga le energie mentali di tutti, per come è stata condotta e disputata. Tuttavia, certe dichiarazioni post-partita di Lucarelli ci hanno lasciato più che perplessi, non tanto per quanto veritiere fossero, in verità, quanto per il contesto, il momento e l’uso che se n’è fatto.
Quando si sceglie Catania lo si fa coscientemente, sapendo quali sono i pregi e i difetti insiti nella tifoseria di questa città. Non ci si può aspettare, certamente, la “magnanimità” o la “pazienza” di piazze come Rende, Bisceglie, Fondi, ecc. La storia insegna e chi viene a Catania senza averla studiata non la rispetta. Stupisce che uno come Lucarelli non sia a conoscenza di questo aspetto del calcio.
D’altra parte, basta poco per infiammare la piazza catanese, non abituata propriamente ai “mezzi bicchieri“, pieni o vuoti che siano. Si viaggia sempre sugli estremi, come chi grida a gran voce l’esonero dello stesso tecnico livornese, dimenticando quanto di buono fatto dal Catania sin’ora.
Siamo certi, inoltre, che nessuno aveva preventivato il cammino strepitoso del Lecce, capace di perdere una solo partita in tutto il campionato, vincendo partite (come quella di Bisceglie) non senza l’aiuto della Dea bendata, che non aiuta, di certo, i rossazzurri.
Nessuno ha chiesto di vomitare gli organi in campo, ma di rispettare gli obiettivi prefissati ad inizio stagione. Se non andiamo errati, sia Lo Monaco che Lucarelli hanno ribadito l’intenzione di competere sino all’ultima partita per il primo posto. Non lo hanno promesso i tifosi, i quali, hanno risposto “presente” ad ogni partita in casa con almeno 10.000 tifosi alla volta.
L’atteggiamento dei primi 30 minuti del Catania, checché ne possa dire Lucarelli, non è certamente la manifestazione solare che i suoi ragazzi credano al primo posto. Altrimenti, non avrebbero senso i fischi iniziali, né gli applausi di incoraggiamento a fine partita dei tifosi.
Non ci è piaciuto nemmeno il paragone caratteriale tra la tifoseria etnea e quella salentina, non solo per i precedenti in giallorosso del tecnico livornese: non regge il paragone, non ha senso “sputtanarlo” così, a “cuor leggero”, nel post di una partita compromessa in partenza e non è lecito nemmeno parlarne, dato che la tifoseria catanese incita sempre la propria squadra e non resta, inerme, a guardare la partita dopo 60 minuti di delusione.
È logico pensare che “i cretini del villaggio” siano dovunque e dappertutto, da Lecce a Catania, da Roma a Milano e in tutti comuni d’Italia e esteri, come chi ha insultato la famiglia di Cristiano, ma l’aver generalizzato, rimarcando il paragone con i salentini, lancia un chiaro “Warning!” a tutta la città, che non sa discernere, né giustificare lo scudo di Lucarelli sui suoi, ma ne amplifica il significato più meschino e palese, quello che si è voluto puntualizzare più volte.
Allo stato attuale delle cose, per quanto di fantozziano appreso dentro e fuori dal campo, sarebbe meglio chinare il capo e PEDALARE, considerato il fatto che, con 6 punti di vantaggio, aspettarsi un harakiri del Lecce è pura utopia. Guardarsi dietro, oltre che allungare i dentini, non è vergogna per nessuno. Il secondo posto non sarà un “BINGO!”, ma una cinquina sostanziosa da difendere.
È sempre meglio fare un gran respiro, prima di aprir bocca…non si sa mai quale figuraccia può accompagnare le nostre parole.
Le pagelle
Catania (3-5-2): Pisseri 5,5; Aya 5,5, Tedeschi 4,5, Bogdan 5,5; Barisic 6 (Brodic 77′ 5,5), Rizzo 6,5, Lodi 5, Fornito 5 (Ripa 52′ 6), Porcino 5 (Marchese 67′ 5,5); Mazzarani 4,5 (Di Grazia 67′ 6), Curiale 4,5 (Manneh 67′ 6,5). A disp: Martinez, Blondett, Semenzato, Lovric, Biagianti, Bucolo, Esposito. All: Lucarelli voto 2.
Cosenza (3-5-2) – voto 6,5: Saracco; Idda, Pascali, Dermaku; Corsi, Bruccini, Palmiero (Loviso 57′), Trovato, D’Orazio; Mungo (Okereke 57′), Baclet (Tutino 68′). A disp: Zommers, Boniotti, Camigliano, Pasqualoni, Ramos, Braglia. All: Braglia.
Arbitro: Sozza della sezione di Seregno 5.
Marcatori: 17′ Mungo; 27′ Bruccini; 29′ Barisic, Manneh 89′
Ammoniti: Tedeschi, Palmiero, Corsi.
Pietro Santonocito
fonte foto: cosenzachannel.it
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