Tutto da dimenticare

È la regola più vecchia del mondo: se ti chiudi in difesa, prima o poi le prendi. Ci pensa Vantaggiato, all’ultimo respiro, a mandare in rete il rigore contestatissimo dell’1-1 finale di Catania-Livorno. Non è bastato, quindi, il vantaggio dei padroni di casa nella prima metà di gara, quando Sciaudone insacca il pallone a porta sguarnita su un passaggio di Mazzotta. Per il resto, il Catania non si è più visto dalle parti di Mazzoni. Ma a volerlo, a dire la verità, è stato proprio Dario Marcolin, che con le sue scelte e l’atteggiamento inculcato ai suoi, abbassa il baricentro e si chiude in difesa. Si tratta di un errore già fatto e ripetuto in passato, ma il tecnico di Brescia preferisce arroccarsi lì dietro, senza mai provare a mettere in archivio la partita con il più classico risultato di 2-0. Tutto ci riporta al minuto 68, quando Rosina viene sostituito dal suo allenatore per motivi che non sono ai noi pervenuti, cambiandolo con Capuano. Proprio in quel momento, i rossazzurri finiscono di giocare (non che l’avessero fatto benissimo fino a lì a dire il vero) e lasciano metri al Livorno che comincia a creare diversi pericoli per il Catania. Ma vuoi perchè Terracciano è un gran bel portiere, vuoi perchè i labronici sono spesso imprecisi sotto porta, il risultato rimane sull’1-0. Inoltre, è la seconda modifica apportata dal mister che fa ancor più discutere: la sostituzione di un Maniero dolorante per far posto a Chrapek. Così facendo, il Catania si schiaccia ancor di più, senza punte di ruolo in campo e con cinque difensori sommati ad altri centrocampisti di quantità. Bisogna dire perciò che il Livorno, al termine dei novanta minuti, ha meritato il pareggio. Gli amaranto, infatti, si dimostrano abili a sfruttare la pavidità di un Catania specchio del suo allenatore. La troppa paura di chiudere una gara già in pugno porta gli etnei a regalare gratuitamente gli ennesimi punti di questo insano campionato.
Tutto da dimenticare. L’incompetenza è la caratteristica che regna sovrana nella stagione del Catania. Dalle scelte societarie, a quelle di campo, non c’è stato nessuno in grado di prenderne in modo da far rialzare una squadra che, fino a due anni fa, era abituata a grandi cose. Si chiude definitivamente il sogno play-off, si ritarda addirittura a trovare la salvezza matematica in serie cadetta. Le parole non bastano più a descrivere fatti che non vanno giù ai tifosi etnei. Mancano le ultime tre gare da disputare e poi si conoscerà il futuro di un Catania che chiede rifondazione vera e propria, dopo aver ottenuto solamente un fallimento dopo l’altro nell’ultimo biennio. Come siamo finiti male.
Di Federico Fasone
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