The Show must go on: poche tessere, molti “vuoti” da riempire

Tramonti d’estate verso orizzonti troppo “green” e poco verdi, per ricordare un campo da calcio. The show must go on, anche per chi, oggi, continua a respirare…boccheggiando.
Finalmente si parte. Ai nastri di partenza c’è anche il Catania, nonostante il momento di panico vissuto negli ultimi giorni a causa della fidejussione da 500.000 euro non ancora formalizzata.
È arrivato il momento di posticipare i discorsi da “sala operatoria” a fine Settembre, riabbracciando il “calcio”, quella pseudo-scienza che ci conquista, ci fa innamorare e disperare, quando le cose non vanno come preventivato.
Per un po’, almeno per un po’ (ripetizione non porta pena), possiamo ubriacarci di rossazzurro, indipendentemente da chi indosserà la nostra gloriosa maglia. Chissà per quanto tempo ancora…verrebbe da domandarsi.
Servirà molto alcol…e di quello buono. Una bella brocca di birra appena pastorizzata (o della vostra bevanda preferita), con un promontorio di schiuma bianca e…giù, tutta d’un sorso.
Ci direte se vi sale. Ci farete sapere se basterà a dimenticare, a sufficienza, le castronerie lette e udite negli ultimi mesi di gestione societaria. Un selfie prima e dopo sarebbe d’uopo.
Clic! La fotocamera scatta, la videocamera registra…
Ritorneremo di nuovo qui, quando verrà il momento. Superato il punto di non ritorno, dato dalla conferenza stampa per l’inaugurazione della raccolta fondi, oggi rimborsata, il tasto rosso verrà premuto una seconda volta.
Sarà il tempo di interrompere qualsiasi diatriba tra fazioni di tifosi, anacronisticamente disgreganti e preda di politicanti “social-network-mente” utili, ma non indispensabili. Sarà il tempo di rispolverare un po’ di matematica dell’abaco, per fare i conti e tirare l’uguale.
A quel punto, quando non ci saranno più rami penzolanti a cui attaccarsi, cominceremo a contare. Conteremo in maniera semplice, elementare. Perché conteremo? Perché rimarremo in pochi.
Pochi saremo a sperare di rivedere ancora un progetto calcistico importante a Catania. Pochi saranno a rimanere fedeli alla storia del Calcio Catania. Poche saranno le soluzioni per far nascere un fiore dove ci sarà solo terra bruciata.
In quel momento, la memoria ci sarà amica. Qualora non volesse collaborare, lo farà la memoria SD della nostra videocamera che, nel frattempo, avrà registrato. Mentre la fotocamera scandirà i momenti clou.
Ritornare a casa non sarà più lo stesso
Siamo cambiati in tutto questo tempo di assenza dagli stadi. Il mondo è cambiato insieme a noi. Seppure solo in pochi (solo 2500 le tessere disponibili), non faremo troppi salti di gioia. Non potrebbe essere altrimenti.
Non saliremo più le scale saltando quattro gradini per volta. Abbiamo l’affanno, oramai. Sentiamo il peso degli anni che scorrono via e si trascinano, insieme alla nostra prestanza fisica, anche le persone a noi più care.
A loro va il primo pensiero: che avrebbero detto in questo momento così drammatico per la nostra matricola 11700? Sicuramente, sarebbero capaci di sciorinare la performance più straordinaria di imprecazioni catanesi, mista a sante verità e proverbi intramontabili.
Magari, l’avremmo presa con un pizzico in più di leggerezza. Anche se la sostanza non sarebbe cambiata, perché i guai rimangono sempre dietro la porta ad aspettare la prima fessura opportuna per entrare.
Matricole, immatricolati e “pitagorici presidentisti”
In fondo, c’è chi quel ’93 lo ha vissuto da persona in grado di intendere, chi era troppo piccolo per ricordarselo e chi non era nemmeno nato. Ognuno di loro, possiede una consapevolezza differente di questo preciso momento storico…condividendo lo stesso stato emotivo.
Perché la memoria è una misura di tempo, non di spazio. Non esiste memoria grande o piccola: esiste memoria lucida (fervida) o…sbiadita. Più è lucida, più riesce a riavvolgere il nastro e riportare alla luce delle verità inconfutabili.
Verità che non erano legate a “debiti” o a presunti “fallimenti”, quanto invece alla lotta contro i “poteri forti” del calcio dell’epoca. Il “nemico” era qualcun altro che non aveva niente a che fare con i colori rossazzurri.
Oggi, invece, non possiamo prendercela con nessun potere forte. Il danno è stato compiuto a nostra insaputa, nella totale assuefazione di tutti. Qualcuno, addirittura, ostentava ipocritamente e pitagoricamente ad angolo retto un saluto di “Ben ritornato Presidente”, come gesto di deplorevole servilismo. Cosa non si fece per ottenere un favore in più…
Sbussolati senza timone
Quale memoria indusse la nuova proprietà a ripetere lo stesso gesto di assuefazione incondizionata nei confronti del tycoon americano? Non ci è dato saperlo. Dalle decorazioni imbastite in quel di Torre del Grifo, dagli inchini regali, passando per i titoli (di circostanza) di “Benvenuto Presidente” (o “Welcome President” perché faceva più figo), avevamo inteso diversamente.
Avevamo capito che fosse l’unica e la sola via possibile: la più bella, la più sana e prosperosa. Perché, di certo, cotanta diabetica cordialità suggeriva un senso di “ultimatum” da cogliere a chiare lettere.
Chi si sarebbe mai immaginato che i 47 arancini ingurgitati da Tacopina mancassero di “omologa”. Diremmo:”Non gliela potevano mettere nell’impasto di riso sacrificando lo zafferano, se costava troppo?”, chiede un nostro amico chef.
“Era un’offerta inaccettabile”. Quindi, si presumeva che avessimo pronto un piano B. Ma non c’era un piano B, perché era solo uno…il piano: terra.
E adesso, terra? Come si naviga? Remando con le mani contro corrente. Si gioisce di aver compiuto un giro attorno all’ancora, soffiando con la bocca sulle vele, spiegate, ma bucate.
Border…life!
Con la questione Catania Servizi rimandata al 20 Settembre, riecheggia solenne l’inno della compattezza, della coesione e dell’unità, mentre l’orologio si sincronizza con i battiti del nostro cuore.
Questa parte della nostra vita sportiva, al seguito del nostro Catania, la possiamo definire “vita di confine” (o border life, se siete anglofili). Si parlerà di calciomercato, dei Dall’Oglio al Palermo e dei Bove che, capita l’antifona, ti “friendzonano” con un “ti farò sapere, grazie”.
Ma quando smetteremo di riempire i vuoti con i ricordi, riciclati in alta definizione o poco meno, di Mascara, Martinez e Maxi Lopez? Sarebbe il caso di riscriverne di nuovi.
Eppure, non ne possiamo fare a meno: quelle immagini ci infondono assuefazione totale. Ci tengono in vita, alleviando il dolore, ma non aiutano a guarire.
Fissiamo le gocce che cadono, rallentandole con gli occhi. Abbiamo ancora la speranza che qualcuno ci venga a salvare. Non siamo ancora pronti per “arrenderci”, non è nel nostro DNA.
Vi prego…non staccateci la spina.
di Pietro Santonocito
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