Sull’orlo dell’abbisso

Tristi, brutti e impacciati: i rossazzurri sono ormai inguardabili. Il Catania è sull’orlo dell’abbisso, meglio vederlo buttarsi giù anzichè continuare ad assistere a scempi come quello di Chiavari. Senza idee, senza smalto, senza corsa: gli etnei si fanno autori di una partita vomitevole contro una squadra che, fino all’anno scorso, nessuno sapeva neanche in quale parte d’Italia giocasse. Sono stati bravi, gli avversari, ad approfittare di un Catania che non è una squadra, ma solo un incubo in grado di diventare realtà. Non riesce a fare neanche due passaggi, un contropiede, un tiro in porta contro l’Entella e, attenzione, non contro il Real Madrid. Un’illusione frutto di una realtà molto molto amara quella del Catania. Squadra affidata ad una società di incompetenti, perchè di questo si tratta a dir la verità.
Non serve a niente analizzare la partita: vedi cose da ex Campionato Nazionale Dilettanti!
Prendi, ad esempio, i due gol di Masucci: la difesa è semplicemente esanime quando il pallone viene messo al centro dell’area, prima dalla fascia destra e poi da quella sinistra, permettendo all’attaccante della formazione ligure di colpire, persino con l’aiuto di un braccio e degli stessi difensori rossazzurri. Semplicemente sconcertante.
Inoltre, puntiamo il dito contro la guida tecnica, non per essere cattivi, ma perchè in realtà se lo merita. Dario Marcolin si dimostra un allenatore pavido, cervellotico, che cerca di sperimentare qualcosa che forse nemmeno lui stesso sa e che schiera una squadra senza alcun criterio. Aspetta sempre l’avversario, non vuole mai pungere. Rinuncia ad ogni tipo di opportunità, prende il gol, sbilancia la squadra e perde la partita. Questo è l’andazzo del Catania in fin dei conti. Quanti punti persi semplicemente perchè lo si è voluto. E poi il modulo 3-4-1-2 che all’inizio sembra più un prefisso di telefonia mobile che qualunque altra cosa, in seguito viene completamente stravolto mettendo due punte, tre mezzepunte, un assaltatore, un centrocampista, tre difensori: ma dove caspita si vedono queste cose?! In campo c’è una confusione pazzesca e non si combina un bel niente. Ma non è finita qui, perchè quando il mister, ai microfoni di Sky, attribuisce la colpa della sconfitta al gol di braccio di Masucci o, in maniera più ridicola, al campo sintetico, si capisce bene che colui che ci allena è un perdente e niente di più. Sarebbe ora di cambiare, senza ombra di dubbio.
Ma quest’ultima frase, ad esser sinceri, non riporta la soluzione ai problemi del Catania. Suvvia, diciamoci le cose come stanno: siamo alla quarta guida tecnica dell’anno e la posizione in classifica non è cambiata. Marcolin, non a caso, ha totalizzato 11 punti in 11 partite: media da retrocessione in Lega Pro, per intenderci. Nonostante ciò, cambiare un allenatore al mese non è la soluzione, bensì genera ancor più problemi. Se c’è una cosa su cui saremo tutti d’accordo, infatti, è proprio che il Catania non ha mai avuto un’identità, nè una mentalità, nè una concreta produzione di gioco. Anzi, se proprio vogliamo dirla tutta, dobbiamo stendere un velo pietoso proprio sulla commedia che è stata messa sù a fine dicembre, quando il Catania, seppur senza squadra, aveva un vero allenatore: parliamo di Giuseppe Sannino. Ricordiamo tutti cosa successe, quando questa società presuntuosa ed incompetente attaccò il mister solamente per difendere un preparatore atletico che ha distrutto fisicamente e, perchè no, anche psicologicamente l’intera equipe rossazzurra, lo stesso preparatore atletico che a febbraio è finalmente stato licenziato. Errori su errori, non c’è altro da dire, frutti di un’incoerenza bestiale da parte di una società assente che non sa dove mettere le mani, presuntuosa quanto mai pur di mascherare le proprie vergogne. Mister Sannino, ancora oggi, detiene il miglior rendimento col Catania, avendo totalizzato 19 punti quando sedeva sulla panchina etnea. Onore a quest’uomo.
Sarebbe il caso, adesso, di mostrare la faccia, perchè questa strafottenza mista a vigliaccheria non fa altro che mandare sempre più giù il Catania. Abbiano il coraggio di ammettere i loro errori, di confessare cosa stia alla base di tutto ciò e di mettere al corrente tifoseria e stampa della situazione che il Catania sta vivendo da due anni a questa parte. Ad oggi, vediamo tutto nero e sembra maledettamente difficile anche una salvezza in Serie B. Due retrocessioni di fila spazzerebbero via ogni cosa di questo Catania, perciò siamo così preoccupati. Se non sono in grado di affrontare nè tifoseria nè stampa, allora si mettano da parte e permettano il cambio di gestione. In cima ad ogni vetta, o sull’orlo dell’abbisso, il Catania apparterrà sempre a coloro che si batteranno per il bene di questa squadra di calcio. E loro, di certo, non lo stanno facendo.
Di Federico Fasone
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