Scansa pensieri

Ciò che la mente suggerirà, il campo smentirà. Il calcio non è bello se non è litigarello, ma non sono contemplate “massime” scansa pensieri. Lecce – Siracusa sarà una partita fra due squadre forti che lotteranno per vincere la partita. A scanso di equivoci…quello indubbiamente.
Il calcio trova la sua naturale base sul gioco. Una piattaforma sorretta dai pilastri del “tifo”.
Strano che la fede, la passione per una squadra di calcio, colorata dalle effige e dalle ombre dello stemma ricamato sul petto, si raccolga nel termine “tifo”. Malattia che nel corso dell”800 ha mietuto morte e distribuito tragedie.
Gioco e tifo: un connubio per nulla perfetto.
L’imperfezione nel “gioco più bello del mondo” si annida proprio nel risultato dato dalla somma tra la pratica sportiva di una squadra e la passione, che dalle gradinate sgorga per essa.
È sottile il filo che divide l’amore espresso verso la squadra del cuore dall’odio (sportivo) rivolto, poco educatamente, all’avversario visto letteralmente come il “nemico”. Succede spesso.
In questa stagione, girone C del campionato di Serie C, la lotta al vertice, lo stacco del pass che permette l’approdo nel Purgatorio della Serie B, è una sfida a tre. Il Lecce, fisiologicamente in calo, dopo la lunga leadership, si rammarica di aver fallito l’allungo decisivo.
Trapani e Catania stanno lì ad osservare, sornioni, dopo aver entrambe perso le giuste occasioni che gli avrebbero permesso di avvicinare in graduatoria i salentini. Proprio dai luoghi del Barocco i segnali sembrano non essere confortanti.
Il cavallo giallo rosso suda e stenta. I fantasmi delle scorse stagioni ritornano ad indossare il lenzuolo, disturbando il sonno delle sue perseguitate e facendo scricchiolare le pendenti catene. Ognuna di queste tre pretendenti è padrona del suo destino.
Reduce dalla sconfitta sul campo della Casertana, nel prossimo turno, il Lecce incontrerà tra le mura amiche il Siracusa (fresco di penalizzazione in classifica, -4). In palio punti pesanti. Più per i salentini che per gli aretusei, già soddisfatti di quanto guadagnato in campionato.
Il pensiero del tifoso moderno porta, quasi automaticamente, a generare la massima di spicco secondo la quale “la squadra sazia debba farsi sbranare dal predatore affamato ma poco avvezzo alla caccia”. Lecce – Siracusa non sarà un “subire” passivo che di sicuro non è contemplato dall’agonismo.
Può sorprendere, ma il palesarsi del sospetto che qualcuno al Via del Mare si sia già accasciato, in modo tale da favorire l’assalto avversario, favorendolo nella corsa, arrancata, verso il primato, non è pensiero dello scrivente. Tifare per la propria squadra significa pretendere il massimo e riconoscere l’eventuale sconfitta dando onore al più forte (o bravo) antagonista.
Il “tifo” potrebbe riaffacciarsi provocando nuovamente vittime. Vittime di ottusità. Dar sostegno alla propria squadra troppe volte si incastra con lo sperare nello scivolone del rivale. Simpatie ed antipatie: in campo non esistono. Esiste solo lo scopo del raggiungimento al massimo risultato.
Scansiamo certi pensieri. Ci piace il calcio dove il Lecce potrà battere il Siracusa grazie alla sua oggettiva forza e qualità.
Non ci piace quello dove il Siracusa perda per la sua soggettiva voglia di farsi del male…e magari provocarlo al non gradito vicino di casa.
Scansiamoli sti pensieri…
Vincenzo La Rosa
fonte foto: http://www.ilovepalermocalcio.com
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