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Risanare per rimediare al passato: cercasi cinque componenti

Pietro SantonocitoAggiornato
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Risanare per rimediare al passato: cercasi cinque componenti

Il ricordo del tempo già passato è, di per sé, un tempo sprecato inutilmente. Tuttavia, anche nell’errore si può trovare il modo per migliorarsi e ricominciare da zero. Il vestito dell’infame non calza più e le paroline magiche, atte a spodestare dal trono gli scettici, non possiedono lo stesso fascino di qualche stagione fa.

Il primo punto interrogativo resta, come sempre, la comunicazione, di certo non il pezzo forte di questa gestione societaria. Recuperare il rapporto con i tifosi dev’essere la prima “mission impossible” per riportare credenza nel proprio lavoro fra le strade della città dell’Elefante. Di contro, una maggiore conoscenza dei fatti deve portare il tifoso a sostenere nei momenti difficili, senza bagnarsi di ridicolo. Troppe critiche, mosse contro l’uno, piuttosto che l’altro, hanno permesso a voci di corridoio di diventare fumo tossico per le coronarie di tutti, addetti ai lavori e non. Servirà tutto l’amore che si ha per questi colori, per questa maglia, per la storia settantennale del Calcio Catania per seguire ancora un altro anno undici uomini che giocano in un rettangolo verde. La speranza è sempre una, il conseguimento dell’obiettivo vitale per la sopravvivenza di questa società: il ritorno in B.

Zoom sulle cinque componenti

Questa volta non saranno ammesse frasi del tipo:”Questa rosa è forte quanto il Foggia”, non tanto per la veridicità dell’affermazione, al netto dei verdetti sul campo, quanto per le aspettative che si vengono a creare nella piazza di Catania. Toni così risoluti, accesi e populisti creano degli effetti altrettanto simili, ma elevati all’ennesima potenza. La delusione regna sovrana nei cuori rossazzurri, ma la promessa di un giorno meno triste rispetto a quelli già passati negli ultimi quattro anni, nel ricordo dei tempi belli, logora e forgia malpensanti dalle lingue biforcute. Se non si vuol curare, bisogna prevenire e la prevenzione è alla base di ogni successo. Prima di parlare a vanvera, bisognerà pensare agli effetti che le parole possano avere sugli ascoltatori, tifosi, sportivi e non, nella completa certezza di quello che si vuol passare a chi ti ascolta, senza doppi sensi, secondi fini o mezze verità, atte inequivocabilmente a confondere, stordire e, conseguentemente, ubriacare un tifoso non proprio neofita di tali atteggiamenti.

Altra questione da sistemare è il rapporto con i media: gestire i social network, i siti, siterelli, radioline e post di tifosi o pseudo-tifosi è importante, ma lo si deve fare nel giusto modo. Prendersela con chicchessia perché scrive “società pezzente”,”giocatori senza dignità”,”Lo Monaco farabutto”…e così via, diventa pericoloso se, ad esso, viene data più importanza di quanto meriti. D’altro canto, lasciare incurati e non attenzionati virgulti d’animo così veementi che si espandono a macchia d’olio, può diventare ancor più deleterio e fastidioso da gestire. Per queste situazioni, come sempre, la contro-informazione ristabilisce l’equilibrio e smorza i toni.

Di grande importanza anche la gestione dello spogliatoio, deficitaria a 360° nell’ultima stagione. In vista di questo aspetto, sarà importante operare in entrata andando a considerare, nei criteri di scelta, una peculiarità non di seconda importanza: il fattore spogliatoio. Sono stati tanti i talenti passati da Torre del Grifo, ma nessuno (o pochi) è riuscito ad essere un vero leader dello spogliatoio, inteso come trascinatore degli animi più deboli. La Lega Pro, come abbiamo visto, non si gioca con tacco e punta e la differenza la fanno i nervi. Ragion per cui, laddove l’allenatore non riesce, un altro allenatore in campo deve saper tappare i buchi di una barca che tende ad affondare. In parallelo a ciò, serve quella gente in grado di smorzare la tensione a fine di una partita perduta o pareggiata malamente. Nell’ottica prescelta, va da sé l’importanza della scelta dell’allenatore.

⇒ La figura dell’allenatore. I fallimenti della scelta di un coach troppo “yes-man” ci devono indirizzare su un’altra strada. Riflettendo sul perché mister Mario Petrone si sia dimesso, possiamo con grande sicurezza affermare che per tanta spavalderia, serve medesima spavalderia. Conformemente alle abitudini sportive/dirigenziali, se metto nel mio gruppo di lavoro persone dalla personalità forte, ma poco leader, risulta evidente che il loro responsabile dev’essere uno con le stesse caratteristiche comportamentali. Di nomi ne girano sempre parecchi in questo periodo di stagione: di certo, Lucarelli è il profilo più adatto alla tipologia di allenatore che servirebbe per il Catania 2017-2018, proprio per il suo forte carisma. Superata la concorrenza con un Gautieri sin troppo mistico e attendista, anche per il tecnico livornese si prospettano giorni intensi, prima che il suo futuro prenda forma. Non crediamo troppo sulla limitazione imposta dalla scadenza del contratto con il Messina, fissata per il 30/06/2017. Siamo più propensi a pensare che Cristiano Lucarelli stia vagliando altre proposte di mercato, anche se Catania rimane sempre la sua prima scelta. Chiaro è che Lo Monaco non può aspettare troppo, per leciti tempi di costruzione della rosa che verrà. Ecco che potrebbe essere considerata concretamente la figura di Nicola Antonio Calabro, nato a Galatina (Lecce) il 10/08/2017. Il suo Virtus Francavilla si è dimostrato rivelazione del torneo ed ha impreziosito la sua prima esperienza da allenatore responsabile, accompagnato da una media punti per partita di 1,47. Per lui tanta serie C da giocatore, con sei mesi al Parma nel 1998. Scommessa? Può darsi. Attenzione, comunque, alle lusinghe di un Sottil già radicato nella quotidianità catanese.

⇒ Situazione debitoria. Come potevano mancare i discorsi relativi all’iscrizione e alle pendenze che vertono sulle casse etnee? Ebbene, non ci facciamo mancare mai niente a Catania. I rischi di qualche mese fa, dove si paventava il rischio di esclusione immediata dal torneo per il famigerato caso Rinaudo, sono stati completamente allontanati. L’accordo tra il Calcio Catania e lo Sporting Lisbona, sulla base di un oneroso a credito dei lusitani di 1.4 mln di euro, è stato già firmato e approvato da entrambe le parti, con una rimodulazione del debito rateizzata in 5 tranche. Una di esse dovrà esser sanata il 15 Giugno 2016, vale a dire entro 10 giorni da adesso, secondo le promesse firmate su carta. Non esistono, per tal motivo, pretese diverse da parte della società bianco-verde che esulano dagli accordi già firmati anzitempo (per evitare l’esclusione al torneo, come detto sopra). Prendiamo, perciò, le distanze da chi afferma che lo Sporting Lisbona vuole 1.4 mln di euro in una sola botta.

Appurato ciò e scacciando gli spettri di una difficile iscrizione al campionato, riflettiamo sui riflessi che i debiti possono avere sul progetto tecnico. Dovendo far fronte anche a debiti pregressi (Rinaudo in primis, ma anche Odjer, Cabalceta, una rata di Bergessio, Chrapek, ecc…) con medesimi accordi già firmati e senza alcun rischio di eventuali punti di penalizzazione, il dubbio su quanto queste pendenze possano inficiare sulla campagna acquisti rossazzurra c’è tutto. Il problema relativo alla costruzione della rosa va di pari passo con quello dell’allenatore, nella misura (seppur minima) che esso debba essere interpellato. Oltre alla figura del leader sopracitata, servirà sopperire alla mancanza di Bergamelli e Gil con altrettanti, bravi, difensori centrali. Bisognerà valutare il centrocampo, in base alle caratteristiche più assortite che si possano avere: incontristi, assaltatori, tiratori dalla media distanza, costruttori di gioco e, soprattutto, gente che corra a tutto campo. In questa visione e in quella dell’allenatore che siederà sulla panchina etnea, bisognerà valutare la risposta tangibile di capitan Biagianti, Bucolo e Lodi, per poi creare un ventaglio di alternative in grado di rimpiazzarli tutti e tre o giocare assieme a loro. Problematica di minor importanza è l’attacco: da definirsi il destino di Russotto e Pozzebon; conferme quasi sicure (a meno di offerte irrinunciabili) per Mazzarani, Barisic e Di Grazia; sicuro partente Tavares. Difficile il piazzamento di Caetano Calil, in ritorno dal prestito col Livorno, per via di “incomprensioni col suo entourage”. Infine, blindato il numero uno etneo, Matteo Pisseri, lusingato, tuttavia, dal Sassuolo in A.

Come sempre, in alto le Proboscidi!

Pietro Santonocito

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