Salta al contenuto
Istinto RossazzurroVersione completa

Quattro…

Pietro SantonocitoAggiornato
Paganese 2-1 Catania - quattro
fonte: newscatania.com
Paganese 2-1 Catania - quattro
fonte: newscatania.com

Quattro…

Percorso tendente al ridicolo per la squadra di Pulvirenti. A Pagani arriva la terza sconfitta consecutiva, 2-1 per gli azzurro-stellati.

Consueta rubrica del fine settimana alla ricerca disperata di un qualcosa da scrivere, nella pochezza generale di un Catania paradosso dei paradossi sempre più ogni settimana. Il numero che associamo alla partita giocata dagli etnei a Pagani è: 4.

Al “Marcello Torre” i stilisti in casacca rossazzurra da trasferta, bianca nella fattispecie, riescono a sfoggiare un’altra prestazione al limite della comprensione, semmai esista ancora nel cuore dei tifosi. Dopo 30 minuti a ritmi accettabili, con Pozzebon e Di Grazia che cincischiano troppo, arriva al 34′ il tap-in vincente di quel gran campione di Alcibiade, su assist di Cicerelli (alias Zvonimir Boban) dalla bandierina. Nell’occasione, distratto Marchese. Poco dopo, lancio di Biagianti e Pozzebon sbaglia un gol già fatto, a tu per tu con il portiere avversario.

Nella ripresa, piglio diverso degli show-man catanesi, galvanizzati da chissà quale platonica ragione. Di Grazia capisce, finalmente, in quale porta attaccare e sigla il pareggio al 53′, a seguito di una serpentina e un tiro deviato che spiazza l’ex numero uno rossazzurro Liverani. Al 61′ Pozzebon decide di livellarsi ai suoi, sbagliando clamorosamente un rigore in movimento. Tre minuti più tardi, ci prova Fornito dai venti metri, ma la conclusione è ancora una volta deviata da Liverani. Doccia fredda al 71′ con il gol di Firenze, sempre da calcio d’angolo e sempre per distrazione di Marchese.

Quattro, come le occasioni mancate dai rossazzzurri per raddrizzare la gara. Due sono i gol letteralmente divorati da un Demiro Pozzebon che, sembra, non crederci più nemmeno lui; due le distrazioni imperdonabili da uno come Marchese che dovrebbe insegnare a tutti noi come si marca nei calci d’angolo. Errori commessi, ovviamente, in un contesto imbarazzante, colmato da passaggi a mezzo metro errati, palloni a campanile, schemi chiamati e mai applicati. Un orrore tale da fare invidia ai best seller di Quentin Tarantino. Mentre gli “arabesque” si consumavano, le braccia si allargavano, miravano, ancora una volta, all’uno piuttosto che all’altro, alla ricerca di quel famoso “mah” con contorno di “boh” e patate al rosmarino. Il risultato di tutto ciò è l’uguale del preparato in scatola in settimana, alla ricerca di un compagno da incolpare, di una zolla di troppo, di uno stipendio non idoneo, di una Dea bendata da mandare a quel paese, imprecando, imprecando…e imprecando.

Mentre Pino Rigoli, ottenuta la santità, rivendica il titolo di “martire”, ci chiediamo se tutto ciò abbia un perché. Inutile trovare un senso, se un senso non ce l’ha (Vasco Rossi docet!). Bisogna capire il perché di tutto questo #nosense, consapevoli di quelli che erano gli obiettivi ad inizio stagione, le aspettative della gente, i numeri che essi hanno manifestato in termini di abbonamenti, l’evoluzione delle scelte conseguite e lo stato attuale delle cose. Necessita capire il perché di tutto ciò, a partire dalla storia di questa annata 2016-2017, partendo dalla mera constatazione dei fatti accaduti e dei primi protagonisti. Se un male c’è, in questo Catania, non lo si può estirpare guardando ad altezza epidermide, ma calandoci un bel tubo gastrico sino alle profondità dell’intestino, ancor prima di invocare ex allenatori fatti “santi” per l’occorrenza. C’è da capire chi ha paura di mettere il naso fuori dall’uscio, chi ha gettato la spugna e sta zitto, chi parla e punta il dito contro altri compagni di squadra (inneggiando torcicollo e malesseri figli di un grande spirito di abnegazione), chi se la prende coi tifosi per spostare l’attenzione da problematiche sicuramente più meritevoli di attenzione, chi scappa via e parla di signorilità, onestà, professionalità, in un momento dove questi valori dovrebbero essere il punto fermo per trovare e risolvere i problemi sussistenti. Di certo, il silenzio non è una soluzione, ma neanche il chiacchiericcio straparlante da checche isteriche. Poi non lamentiamoci di quello dei tifosi, sui social, sui non-social, per le strade, fra le mura di uno stadio che ci appartiene, ma che smette di diventare passione…inesorabilmente, sempre più. Non sono i tifosi a scegliere chi criticare, né qualcuno deve permettersi di brandire l’arma della giustizia e darci un innocente da sacrificare in piazza per placare il nostro malcontento… per altro, senza macchiarsi di sangue. Eh no, carissimi. Se colpe abbiamo, è solo quella più grande di tutte: amare la maglia; un pre-contratto, già firmato unidirezionalmente, con nessuna clausola in neretto. Se fossi stato solo io a firmarlo, sarei un pazzo; se sono in 5000, be’, allora si chiama TIFO. Perché il tifoso, per definirsi tale, è presente soprattutto nei momenti difficili e non solo quando è facile saltare sul carro dei vincitori. Chiaro è che il tifoso fiducioso va rispettato e chi ne rievoca il suo “errore” primordiale (quello, ad esempio, di aver firmato un abbonamento, di aver sacrificato tutto ed esser partito in giro per lo stivale o, più semplicemente, di aver comprato un biglietto) o è un perdente o vuol attirare le critiche a sé per depistare tracce che non andrebbero mai rivelate. Il tutto galleggia in un’atmosfera mistica e a gravità zero, come se i “lor-signori” vivessero in un pianeta e noi, braccianti energumeni dalle bocche larghe, in un altro. Un caso da dare in pasto a Fox Mulder e Dana Scully.

Nell’attesa che la nebbia agli irti colli, in quel di Pedara, cominci a diradarsi, la ricerca del T-virus che ha contaminato Torre del Grifo inizia da qui. Un piccolo aiutino? Quattro, sono le stagioni che hanno visto i colori rossazzurri sbiadire in mezzo a vergogna, illeciti sportivi e fallimenti apocalittici. Se il disamore totale della gente è il vostro ultimo obiettivo, be’, ci state riuscendo alla grande. In alto le proboscidi!

Pietro Santonocito

Questo articolo è stato letto 0 volte

Dalla curva: i commenti

Lascia un commento