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Istinto RossazzurroVersione completa

Qual è il male oscuro?

Federico Fasone

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Ultimi in classifica, meritatamente ultimi. Si fa fatica a crederci, ma è proprio così: il Catania ha sbagliato tutto. L’illusione, momentanea ed iniziale, delle prime partite del ”nuovo corso” è svanita in men che non si dica. I fantasmi del vecchio ciclo sono tornati in carreggiata, sono avanzati senza nessuna esitazione, protagonisti assoluti del cammino di questo Catania. Ieri contro il Frosinone l’ennesima vomitevole debacle.

I rossazzurri scendono in campo con la stessa formazione dei precedenti impegni, ma le uniche modifiche apportate dal mister Marcolin stanno nel modulo, dal 4-3-1-2 al 4-3-3, e nella presenza di Castro al posto del capitano Calaiò, infortunato anche se presente in panchina. La gara inizia non con grandi ritmi, anzi il Catania sembra un po’ impacciato a dire il vero, ma con lo scorrere dei minuti, sono proprio i padroni di casa a carburare e a diventare anche padroni del campo. Certo, niente di così esaltante, ma è proprio Castro ad essere il più pericoloso fra i suoi: l’argentino, infatti, si rende autore di alcuni ottimi spunti per mandare in porta i compagni, in primis Sciaudone, e poi va persino al tiro in un paio di occasioni trovando pronto Zappino. Ma il portiere del Frosinone non può nulla quando sul finire del primo tempo è ancora Castro a sfruttare un buon cross di Martinho e ad insaccare di sinistro il gol del vantaggio. Pochi minuti dopo, il direttore di gara “manda i giocatori a prendersi un thè caldo”, con gli etnei avanti nel punteggio. Grosse speranze sugli spalti per una partita che sembra mettersi in discesa, ma che al secondo tempo riserva più di una sorpresa. Già dai primi minuti della seconda metà di gara, ci si accorge palesemente del calo fisico, e anche psicologico, del Catania. Spenti, stanchi e appesantiti, i rossazzurri soffrono maledettamente il giro-palla della formazione frusinate, assai avanti atleticamente d’altronde. A nulla serve ai fini del risultato finale il colpo di reni impressionante di Gillet su un pallonetto di Lupoli, che salta come un gatto e sventa la minaccia mandando il pallone in calcio d’angolo. Sono Dionisi e Ciofani, infatti, a ribaltare il risultato per gli ospiti. Due grandi gol di entrambi, ma le difficoltà della difesa etnea sono evidenti, in quanto nessuno è in grado di andare a chiudere sugli attaccanti avversari. Da lì fino alla fine della gara non succede niente: il Catania non ha nè il fiato nè la forza di provare a prendersi quanto meno un pareggio. Frosinone batte Catania per 2-1 al “Massimino”.

Il cielo è tornato ad essere color nero carbone qui a Catania. I problemi sono ancora evidenti e adesso diciamoci pure come stanno le cose. Poniamoci due domande: questione di gambe o questione di testa? Sicuramente ambedue le cose. Il deficit psico-fisico di questa squadra è ampiamente palpabile. Lo si può riscontrare nelle ultime partite che i rossazzurri hanno disputato, perché se abbiamo detto che non corrono e che non tengono il passo degli avversari, correlato a tutto ciò c’è anche una quantità impressionante di errori nel disimpegno, nei passaggi più semplici, negli inserimenti e nelle marcature. Appannati mentalmente, appesantiti atleticamente, questi giocatori non sembrano più gli stessi di qualche partita fa. Eppure, nonostante fosse stato fatto un gran lavoro a gennaio in chiave di mercato, mandando via chi non volesse più stare alle pendici dell’ Etna e prendendo giocatori davvero validi per la categoria, qualcosa è stato lasciato così come già si trovava. Stiamo parlando, infatti, del primo responsabile della preparazione atletica inefficiente di questa squadra, capace addirittura di annullare quelle produttive che avevano sostenuto coloro che sono giunti da altre squadre: Giampiero Ventrone. Serviva davvero tutto questo tempo per comprendere che il sinallagma contrattuale fra il professore ed il sodalizio etneo dovesse essere sciolto? Secondo noi no. Troppi problemi ha generato questa preparazione fisica ed atletica assolutamente eccessiva ed inadatta per dei giocatori di calcio: oltre 25 infortuni muscolari, prestazioni fatiscenti in campo e, soprattutto, un vero e proprio scontro con l’ormai ex allenatore del Catania Giuseppe Sannino che, pur di denunciare una situazione divenuta insostenibile, ha pagato col proprio lavoro per le nefandezze altrui. Ed ora? Perché hanno cambiato idea solamente adesso? Eppure finalmente la situazione era mutata e nessuno parlava di non infortuni, come aveva affermato presuntuosamente l’AD Cosentino circa due settimane fa. Molto semplice: ieri si è toccato il fondo, ancor più delle altre volte. La cosa peggiore, inoltre, è che questa società assente e sempre in ritardo ha voluto perpetrare negli errori già commessi pur di non riconoscere le proprie responsabilità, tanto da fare le cose giuste nel momento sbagliato. La rifondazione di gennaio, ad esempio, doveva essere fatta già dalla scorsa estate, così come il licenziamento di Giampiero Ventrone doveva essere attuato già quando Sannino chiedeva aiuto ad una società che l’unica cosa che ha saputo fare è stata quella di metterlo all’inquisizione. Sbagliato, tutto fin troppo sbagliato.

Adesso, comunque, Ventrone non c’è più e bisogna subito prendere un ottimo preparatore atletico per fare uscire questi ragazzi da questo male oscuro che stanno vivendo. Inoltre, dovrà essere bravo Dario Marcolin a trovare le giuste motivazioni in questa squadra per salvare la categoria. Unico obiettivo, ormai, è salvare il salvabile infatti.
Ma se non si dovesse uscire da questa delicatissima situazione, la domanda che è titolo del nostro articolo non troverebbe risposta. E là sì che sarebbero cazzi amari, scusando l’espressione.

Di Federico Fasone

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