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Istinto RossazzurroVersione completa

Profondo Rossazzurro

Federico Fasone

spolli a terra

Vi ricordate il cinepanettone “Natale a Cittadella” dello scorso 24 Dicembre? Ecco, vi diamo notizia che la regia Pulvirenti-Cosentino ha prodotto un nuovo film dal titolo “Profondo Rossazzurro”. Stavolta cambia l’anno di uscita, cambiano alcuni protagonisti e, perchè no, cambia anche il genere. Il nuovo film, infatti, è un horror a tutti gli effetti. C’è poco da ridere, ma tanto di cui spaventarsi. Nonostante figurino volti nuovi nel cast, come quelli di Belmonte, Coppola e Maniero, oltre che del nuovo allenatore Dario Marcolin, la trama è sempre la stessa delle precedenti puntate, se non addirittura più preoccupante. Sì, perchè stavolta il Catania doveva portare risultati, sul campo, che avrebbero ridato fiducia all’ambiente. Proprio no invece: gli etnei vanno al “Biondi” di Lanciano senza dignità, tanto per cambiare. In novanta minuti e più di gioco, non si vede neanche un tiro in porta degno di essere considerato tale, neanche un’azione di gioco costruita con criterio, neanche uno scatto da parte dei giocatori rossazzurri. Fermi, immobili, come bloccati su un terreno pieno di cemento, gli uomini di Marcolin si fanno asfaltare dal Lanciano senza opporre la minima resistenza. Prima Monachello, poi Gatto, infine Grossi sfondano la porta di Terracciano senza troppi problemi. Eppure Pietro, sostituto di un Frison svagato e ormai sul mercato, aveva provato a limitare i danni, ma niente da fare: i compagni decidono di perdere come al solito. Stavolta in campo non c’erano neanche i soliti cancri. Sì, stiamo parlando proprio di Leto, Monzon, Peruzzi e Castro in primis, non ci facciamo problemi a menzionarli. Eppure la sostanza è rimasta sempre la stessa. Non è servito a nulla schierare i tre innesti arrivati dal mercato sin dal primo minuto. Sia Belmonte che Coppola, così come Maniero, si calano benissimo nella parte da recitare in questa squadra: cadaverici anche loro. Sembra che ci sia un morbo in questo gruppo che sia in grado di diffondersi in tutti coloro che indossino questa maglia. No, non stiamo scherzando, basta pensare proprio alla prova degli ultimi tre calciatori citati che ci si debba convincere per forza di questo. Essi, infatti, non hanno saputo fare la differenza, o comunque non hanno saputo dare la sterzata necessaria. Forse ci direte che è troppo presto e forse non avrete neanche così torto, ma ciò può mai giustificare questo adattarsi mimeticamente alla realtà nella quale si sono andati ad infilare questi tre giocatori? No, ve lo diciamo noi. Per non parlare poi degli altri titolari. Almiròn, ad esempio, è la più grande delusione di questo Catania, come se fosse lo specchio dell’andazzo di questa squadra negli ultimi due anni, o quasi. Un centrocampista di alto livello e con una tecnica da far invidia a tutte le squadre che, vuoi per gli infortuni impietosi, vuoi per la ormai veneranda età, si è perso in una selva oscura fatta di cerotti, infiltrazioni e lunghi periodi d’assenza. Sergio Almiròn, infatti, non muove più un piede, è questa la realtà. Sta lì, bloccato sulle sue gambe appesantite, tanto che non riesce neanche a prendere un passaggio oppure un rimpallo. E se parlassimo invece di Spolli? Il capitano è stremato. Gioca con le infiammazioni che partono dalla testa fino ad arrivare alle dita dei piedi. Glielo si legge in faccia che è sofferente e che stringe i denti. Ma Nicolas è scarico, spremuto fino all’osso, sia fisicamente che psicologicamente. Probabilmente non lo vedremo più da qui a qualche giorno, viste le insistenti voci di mercato sul suo conto, ma il difensore argentino è così sfortunato da lasciare il campo anzitempo anche oggi. E poi Capuano. Il Ciro di Napoli va per i 34 anni ormai, quando ha rinnovato il contratto non pensava di doversi ritrovare a fare il titolare in una squadra che dovesse tornare in Serie A, o comunque questo ci volevano fare credere. Tanto cuore, tanto attaccamento alla maglia, ma non è più in grado di giocare tutta la partita come un tempo, basta vedere la sua faccia stremata dopo appena venti minuti di gioco. Vogliamo anche parlare di Rinaudo. Doveva essere il faro di questo centrocampo anche se magari non è un puro regista, ma adesso sembra che anche lui si sia fatto travolgere dalla situazione tumultuosa che si è venuta a creare in questa squadra. Doveva essere leader, ma a noi pare più una povera pecorella. Ci ha traditi anche lui. Inutile parlare di Sauro. Un giocatore nervoso, falloso, senza testa e pure spaesato. Il secondo gol del Lanciano ne è un chiaro esempio: aspetta un pallone che sarebbe semplicemente da spazzare lontano, invece fa un pasticcio e serve un bocconcino a Gatto che non sbaglia. Infine Chrapek ed Escalante, due ragazzini che si trovano ormai a dover ricoprire ruoli troppo grandi per la loro giovane età. Troppe responsabilità tutte in una volta, tanto che sono finiti anche loro nel turbine di tempesta che attanaglia il Catania. Giovani che andrebbero presi per mano, ma, e la domanda sorge spontanea, da chi?

Il Catania ci lascia tanti dubbi. Anzi no, non vogliamo più fare i perbenisti, stavolta vogliamo sbilanciarci e dire le cose così come stanno. Il Catania, in realtà, non lascia alcun dubbio, ma solo un’infinità di certezze negative. Questa squadra non è altro che lo specchio della società che le sta dietro. Una società piena di presunzione, chiusa in sè stessa e straripante di vigliaccheria. Non basterà mai una rivoluzione, attraverso il mercato, se poi il morbo resterà sempre alla base. Bisognerebbe smantellare tutto o, ancora meglio, cambiare gestione orientandola verso uomini che sanno e che siano di calcio. Lo sappiamo, è un sogno utopistico, ma sarebbe l’unica vera soluzione possibile. Questa squadra sarebbe da cambiare da cima a fondo, è questa la verità. Così com’è anche vero che il Prof. Ventrone, l’uomo che ha avuto la meglio sul povero Sannino, l’uomo che ha distrutto un’intero gruppo coi suoi intrugli e coi suoi dannosi sistemi d’allenamento, l’uomo che la società avrebbe dovuto mandar via tanto e tanto tempo fa, secondo noi è uno dei principali indiziati di questo capitombolo rossazzurro. Gli altri, e non potrebbe essere altrimenti, sono il Presidente e l’Amministratore Delegato.

Dario Argento, nel suo “Profondo Rosso”, aveva visto l’assassino in una donna pazza che aveva ucciso il marito davanti il proprio bambino. Vi sembra forse che questi qui non stiano facendo la stessa cosa? Il Catania è caro a noi tifosi e, di partita in partita, lo vediamo sempre più ferito da chi lo sta lentamente assassinando. “Profondo Rossazzurro”, non statelo più a guardare.

Di Federico Fasone

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