Ossigeno in caduta libera…


Ossigeno in caduta libera…
Catania vittorioso di misura contro la matricola Virtus Francavilla, a termine di una gara soddisfacente a metà. Tre punti d’oro per il morale della compagine etnea.
Cinque sberle consecutive avevano tramortito un Catania sin troppo brutto per essere vero. Conseguenza primaria, il dirottamento di un aereo che viaggiava in linea con la rotta standard. Avaria al motore e giù a mangiare metri a bocca aperta, con poche speranze di salvezza. Il bello di questo sport, tuttavia, risiede proprio nella possibilità di trovare una boccata di ossigeno anche a 7.000 metri di altezza in caduta libera e così è stato. Al Massimino la squadra di Giovanni Pulvirenti riesce ad afferrare con unghia e denti una vittoria indispensabile per il prosieguo del campionato.
Ma il cielo è blu sopra le nuvole. Nonostante non sia ancora passata la tempesta, si riesce a vedere un po’ di sereno dal grigiore delle nuvole sopra il nostro capo. Forse perché la squadra comincia a trovare il suo assetto di gioco, merito probabilmente di un Pulvirenti, come dice lui stesso, perseverante nel mantenere la stessa idea di gioco malgrado le sconfitte. Forse perché cominciano a funzionare i singoli e quello per cui sono stati pagati: Russotto trova continuità e si inventa assist-man, mostrando un lato di sé non ancora pienamente apprezzato dalla piazza. Di Grazia ritorna al gol e festeggia sotto la deserta curva nord, dopo un bel gesto tecnico (pallonetto a scavalcare Albertazzi). Regge il centrocampo, seppur a fatica e col fiatone. Coerenti i cambi, con l’ingresso di Bucolo a dare sollievo ai suoi compagni in mezzo al campo. Flebili, ma tanti, gli spiragli di luce che bagnano il viso dei pochissimi tifosi rimasti allo stadio.
45 minuti di autonomia. Sebbene la vittoria odierna abbia ridato un po’ di sollievo agli uomini di Pulvirenti, resta preoccupante la tenuta atletica. Sono, infatti, solo 45 i minuti giocati “a viso aperto” dalla formazione etnea, condotti in qualche modo in maniera lucida. A questi, sono seguiti altri 45 minuti di arroccamento, figli di una consapevolezza alquanto preoccupante di aver finito la benzina nel serbatoio. Se, a ciò, aggiungiamo la mera constatazione della realtà da parte del tecnico ex Berretti, facciamo due conti e si arriva al problema. La sostituzione di Bucolo con Mazzarani (in versione faro della squadra), dimostra quanto siano poche le risorse energetiche rimaste nello sgabuzzino. Un problema evitabile ad inizio stagione. Un problema messo in risalto dal tecnico dei 23 giorni Mario Petrone e che non ci fa ben sperare per un’ipotesi play-off, campionato a parte di estenuante dispendio psico-fisico. Se un male c’era nasce proprio all’alba di questa stagione, dove quei test così poco probanti contro squadre di modesta entità hanno distratto lo staff tecnico da una necessità primaria di questo sport e di questa categoria: la preparazione atletica. Ebbene sì, perché, fino a prova contraria, i giocatori di calcio sono prima di tutto atleti. Per arrivare integri a fine campionato ed iniziarne un altro come quello dei play-off, è necessario che tutta la rosa, titolari e riserve, mantenga un livello atletico almeno al di sopra del proprio 60% per tutta la stagione. Così non è, in maniera alquanto eloquente. Probabilmente, neanche Rigoli si merita il titolo di vittima sacrificale…dopotutto.
Mbodj troppo sottovalutato. Un ragazzo con una storia tristissima, ma con un recente passato in serie A col Pescara. “Mbare Mbodj”, come battezzato dal popolo rossazzurro, rappresenta davvero la notizia più lieta di questa partita, in virtù della buona prova di sostanza e carattere. La sua esplosività risulta decisiva negli anticipi e in marcatura, riuscendo a sopperire agli evidenti cali di concentrazione e forma dei suoi compagni durante la partita. Una sola apparizione, prima di questa, del senegalese in questo torneo, in occasione di Catania – Fidelis Andria 0-0. Troppo poco per un ragazzo coi suoi palesi margini di miglioramento. Un altro errore di valutazione che avrebbe preservato, un po’ di più, gente che comincia a perdere lucidità per aver giocato troppo. Adesso, con la squalifica di Bergamelli, il giovane classe ’94 si presenta prepotentemente come possibile titolare. A nostro parere, le sue caratteristiche di marcatore arcigno si sposano perfettamente con quelle di Gil o Marchese e non è escluso che possa essere uno di questi due a sedersi in panchina al posto suo a Vibo Valentia contro la Vibonese.
Remake: #aViboconRispetto? Adesso la paura dell’ambiente etneo è quella di ritrovare un atteggiamento così rinunciatario anche a Vibo Valentia. Quest’oggi l’arroccarsi dietro la linea del pallone è stato utile ai fini del risultato (con gli episodi che ti girano a favore), ma fuori casa tale leit motiv non ha mai portato fortuna. Un Catania così a corto di fiato può indurre Giovanni Pulvirenti, straordinariamente assomigliante al miglior Pino Rigoli, a riproporre la squadra di Catanzaro, con Mazzarani “falso nueve”. Bè, sarebbe come pugnalarsi alla gamba prima ancora di sguainare la spada. I rossazzurri hanno un’autonomia limitata e si vede, ma un atteggiamento sin troppo difensivista sin dall’inizio comporterebbe un dispendio energetico tale da non poter riuscire a portare a casa il risultato dopo l’ora di gioco. Preoccupazione che fende i cuori rossazzurri.
Tuttavia, almeno per oggi, il Catania si chiude in cerchio, ringrazia la fortuna e smette di chinare il capo, alzando la proboscide verso un cielo che aspetta il rosso per tingersi di azzurro…
Pietro Santonocito
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