Non ci resta che imprecare… (#aMelfiConRispetto)


Non ci resta che imprecare…(#aMelfiConRispetto)
A Melfi gli uomini di Pino Rigoli disputano una gara contorta e confusa, riuscendo solo a strappare un pareggio striminzito contro una modesta squadra locale. Contestazione matura a fine partita.
#aMelficonRispetto. É il marchio di fabbrica del pre-gara di Pino Rigoli. Diventato, oramai, qui alle falde dell’Etna movimento ideologico di quegli allenatori cresciuti a pane, incenso e mirra, non lascia più le bocche spalancate neanche a quei pochi, increduli, credenti di grandi aforismi calcistici. Alcuni di noi sono realmente convinti che l’hashtag sia divenuto ardentemente un nostro marchio di fabbrica e che insistendo con il “troppo” rispetto potremmo iscrivere il Calcio Catania ai campionati parrocchiali di “quartiere”, lottando al pari delle blasonate Ardor Sales, PGS Sales, Salette e San Domenico Savio FC. La scommessa, per noi grandi girovaghi e trovatori disperati dell’alibi del ghetto, è quella di poter dare la colpa al parroco per non aver convocato un Calil della situazione:”Se non vai a Messa, non giochi”. E allora lì risuonerebbe soave, tra le cantiche domenicali e organi scordati e stonati, la sacrosanta frase
#aSanFilippoNeriConRispetto
Armati di pranzo a sacco, rosari, immaginette della Madonna o della nostra amatissima Sant’Agata, sfideremmo gli infami km che vanno da Cibali a Vulcania (per i tesserati, da Torre del Grifo), tra gli insulti dei quartieri limitrofi (simpatizzanti oramai più dell’Ardor che del Catania Calcio). Stileremmo le probabili formazioni, mobiliteremmo la stampa locale (le suore dell’Educantato) e invocheremmo lo Spirito Santo che ci accompagni nei prossimi 90 e più minuti. E poi negli spogliatoi, l’allenatore, Don Giuseppe (Pino Rigoli – nome da laico):
- Ricordatevi, carissimi figli di Dio, che lo sport è gioia e, come tale, deve regalarvi un sorriso ogni qual volta che lo praticate.
- Non siate violenti verso il vostro avversario. Anzi, RISPETTATELO come lui rispetta voi. Porgete l’altra guancia.
- Non esultate dopo il gol, fareste del male al cuore dei poveri avversari. RISPETTATE il loro dolore.
- Non siate egoisti! Regalate un tempo all’avversario. Sono solo 45 minuti, in fondo. Nei prossimi 45 il Signore, Dio nostro, ci aiuterà e ci farà divertire! (…la vittoria non è l’obiettivo primario)
- E, mi raccomando: PROFONDO RISPETTO per questi poveri ragazzi ultimi in classifica. Sono convinto che, se li rispettate abbastanza, sono anche più forti di voi. Anzi, lo credo davvero. Quindi, in campo fate in modo che si sentano il Real Madrid o il Barcellona! Amen…rendiamo grazie a Dio.
…e così è, in fin dei conti. Il nuovo Catania Calcio della parrocchia pareggia fuori casa 1-1 nell’ostico campo di San Filippo Neri, rispettando gli avversari al punto di regalare loro, almeno per una domenica, la gioia di fare giocate alla Cristiano Ronaldo, Messi e Neymar.
Ma non ci allontaniamo di molto, nella realtà dei fatti. I rossazzurri sono andati a Melfi davvero con #Respect (in stile Champions League)…anche troppo, direi. Come biasimarli? Nel glorioso campo “Arturo Valerio” di Melfi hanno affondato i propri tacchetti gente del calibro di Canotto, De Vena (De…Arteria se gli pompa ossigeno, Vena se è anidride carbonica), Gragnaniello… logico l’atteggiamento remissivo dei primi 45 minuti. Paura, mera compagna di match degli uomini di don Giuseppe, alias Pino Rigoli, che accarezza gli animi puri di gente come Russotto, Calil, Paolucci e li relega nella camera più recondita dell’anticalcio immaginario, laddove il pallone non è soltanto sferico, ma anche ovale, dodecagonale, cuneiforme, “cotolettoidale”, “melanzaneiforme”. Ora, mi direte annoiati, di non parlare di geometrie nel calcio. Ma avete tutte le ragioni di questo mondo, perché non siamo a scuola, ma a Melfi, il tempio del calcio. Non essendo a scuola, non esiste un voto numerico per quantificare l’imbarazzante “autogol” subito da quel grande campione, prestato alla Lega Pro, di Defendi al 51′. Non ci resta che imprecare… (#aMelfiConRispetto)
Che ci possiamo fare… D’altronde era questo il modus operandi dettato alla vigilia di questa acerrima sfida tra ultime in classifica: #aMelfiConRispetto. Un tempo letteralmente regalato, come consuetudine vuole; una dose infinita di passaggi e cross regalati a Dio Padre onnipotente e…palla lunga per Calil, il quale è intelligente (come lo hanno battezzato alcuni nostri colleghi). Essendo intelligente, significa che ha una bella testa e quindi “di testa” è bravo. Eccome…non ne piglia una neanche se la lanciasse in aria lui stesso con le mani! E poi c’è chi mi dice che il secondo tempo il Catania si è svegliato: è come dire che il bradipo ha bevuto una redbull. Si rimane, come dire… interdetti.
Il secondo tempo dei “record”. Capiamoci bene tutti quanti: è da apprezzare la reazione di orgoglio, la carica, l’impegno e la scossa adrenalinica messa in mostra nella seconda parte della gara. Magari un po’ meno parrocchiale, non sarebbe guastato proprio. Quei campanili in aria, quei palloni “gioiosi” e pieni di gloria sparati al cielo, ci hanno davvero ricordato dei vecchi tempi in parrocchia, quando, dopo esserci fatti due palle enormi in Chiesa (con rispetto, qui, profondo), aspettavamo il nostro “don X” che prendesse il tango o anche uno scassato pallone da pallavolo per lanciarlo in aria e sfogare la nostra noia a suon di calci e pugni…con rispetto, sempre. E come eravamo felici, con i nostri sorrisi a 32 denti (o qualcuno da latte appena caduto in meno)! In mezzo alla accozzaglia di giovani in adolescente apnea ormonale, abbiamo scorto, distrattamente, il maestoso e grande gesto tecnico sopraffino, erudito, aristocratico, di quell’altro gran campione, dato al mondo del calcio, di Barisic. Colpo di testa e palombella che sorprende il Buffon della Lega Pro, Gragnaniello. Applausi a scena aperta e tutti a casa dalla suocera che ha già calato le lasagne.
Non ci resta che imprecare… E finisce qui il racconto di una domenica in parrocchia, tra le mille attrazioni di una Basilicata rurale e suggestiva, tra i cinguettii degli uccellini ed il frastuono assordante delle enormi distese di terra, laddove, arcano, si cela solenne la versione lucana del “Cantico delle Creature”: a Melfi. Di ritorno da questa trasferta “rispettosa” e parrocchiale, immaginiamo i beati cuori rossazzurri di quelle 108 anime pie e senza peccato che hanno assistito a cotanta misericordia, saggezza e solidarietà di quegli angioletti con le maglie bianche da trasferte. Immaginiamo i loro volti, investiti a centro faccia da un treno di felicità, con i sorrisi a 32 denti di quando erano bambini e udivano le parole del parroco dire:”Oggi non giochi a pallone perché ieri non sei venuto alla riunione”. E…
…non ci resta altro che imprecare…#CENSURED (beeeeeeeeeeeepppppppp!)
Le pagelle:
CATANIA (4-3-3): Pisseri 6; Nava 5, Gil 5, Bergamelli 5, Djordjevic 4,5 (Mazzarani 78′ – 5,5); Biagianti 5,5, Bucolo 5,5, Di Cecco 5 ( Paolucci 59′ – 4); Di Grazia 5, Calil 3 (Barisic 69′ – 6), Russotto 5. A disp.: Matosevic, De Santis, Mbodj, Scoppa, Mazzarani, De Rossi,Piermarteri, Silva, Barisic, Paolucci, Piscitella. All: Rigoli 1.
AMMONITI: Pompilio 26′ , Gragnaniello 81′ (MF);
ESPULSI:
MARCATORI:Defendi 51′ (MF); Barisic 81′ (CT)
MIN.DI RECUPERO: 5′ S.t.
ARBITRO: Daniele Viotti di Tivoli – 4;
ASSISTENTI DI GARA: Abagnara-Della Vecchia 5.
Pietro Santonocito
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