Mater…de Dios: ancora grazie ai sassi


Mater…de Dios: ancora grazie ai sassi
Mater…de Dios è la serie satirico-sportiva che va di moda negli ultimi due anni di Lega Pro del nostro Catania, su cui Istinto Rossazzurro è costretta a puntare per via delle enormi analogie con la Divin Commedia di Dante Alighieri e le note vicende della squadra dell’Elefante. Sembra davvero essere diventata la colonna portante delle nostre sfide nell’agognato Inferno, dove si celano le più disparate peripezie per i cuori rossazzurri. Prova ne sia che, passando da una città dolente all’altra, tra fuochi fatui e rosse lingue aguzze, il destino delle buone anime senza meta passi sempre dai sassi di Matera, davvero un paradiso nell’Inferno…diremmo col senno di poi. “Mai sasso fu meno dolente…o caro Catania”, signore e signori…che inizino le danze.
Tra le lucane forme, percorrendo strade impervie, i cuori del liotro rossazzurro imbarcavano orgoglio e fierezza, guidati dal timone della speranza verso una terra che dire inaccessibile è un eufemismo. Eppure erano lì: una cinquantina (o poco più) di grandissimi figli di una proboscide innalzata in cielo e mai doma, accorrevano festanti a quella che si prospettava una battaglia tra titani dal diverso blasone e dal diverso posizionamento in graduatoria. Matera, quarta forza del torneo, Catania ultimo in classifica, nonostante i 5 punti in tre partite. Questo dice la signora delle verità più crude e sincere: la Matematica. Verità non nascoste che faremmo bene a digerire sin da subito, prima di arrivare alla terzultima o penultima giornata e dover citare ancora l’alibi della penalizzazione, per quanto sia un fardello pesante da sostenere per chiunque.
Questo porto di fuoco, da memoria e dati, non fa mai male. Le fiamme bruciano, ma non ti consumano, né ti ustionano la pelle, in un destino sovrano che lega alle sue dita Matera e Catania con un filo invisibile tanto quanto infrangibile. Arde di veemenza nei primi minuti, ma gli uomini di Pino Rigoli controllano bene e riescono a spegnere facilmente i fuochi di paglia innescati da Iannini e compagni. Scosso l’orgoglio rossazzurro: al minuto 8, incursione di Djordjevic, cross basso per Paolucci e conclusione a lato di poco, deviata da un difensore. Due minuti dopo i biancazzurri sprecano una ghiottissima occasione con Negro, tutto solo davanti a Pisseri, la cui conclusione è da non far vedere mai ai bambini delle scuole calcio. Dal 10′ al 20′ si susseguono altre quattro occasioni per i lucani, incapaci di siglare il vantaggio a causa di Pisseri e della dea bendata. Poca roba i rossazzurri, troppi passaggi sbagliati ed errori scandalosi in fase di impostazione dalle retrovie. Al 44′ erroraccio di Silva che perde il pallone nella trequarti etnea, regalando a Negro la possibilità di servire Infantino; il numero 9 materano viene atterrato al limite da Djordjevic, ma l’arbitro Paolini di Ascoli Piceno assegna un calcio di punizione al limite e non il rigore invocato a gran voce dai tesserati biancazzurri.
Monologo che non cambia neanche nel secondo tempo, dove i rossazzurri appaiono, tuttavia, meno slegati tra i reparti rispetto alla prima frazione di gioco. Ci prova ancora Negro, ma Pisseri para a 47′. Al 54′ trattenuta plateale di Silva che viene graziato dall’arbitro, poteva essere ammonito. Il sunto del Catania risiede nel nome del suo capitano: Marco Biagianti. Lotta, corre a tutto campo e prova la conclusione al 59’…anche se il risultato non è felice. Ma la sonata non cambia: sono sempre i padroni di casa a rendersi pericolosi e sempre Negro lasciato indisturbato nella conclusione a rete. Per fortuna che la sua mira non è perfetta per niente. Per rincarare la dose si mette di mezzo anche l’inesperienza di Djordjevic che, già ammonito, falcia Sartore beccandosi il secondo giallo e conseguente doccia anticipata per lui. Da quel momento il Catania alza bandiera bianca e si chiude a riccio, in difesa di uno 0-0 che, per come si erano messe le cose, a quel punto diventa d’oro…anche se questi discorsi, accostati al Catania, fanno accapponare la pelle. Gli uomini dello special one di Floridia, Gaetano Auteri, tuttavia, non riescono a sfruttare la superiorità numerica e sprecano clamorosamente nell’ordine, rispettivamente, al 69′ (traversone radente pericoloso di Casoli), al 77′ (Infantino, colpo di testa molle su calcio d’angolo) e all’82 (punizione alta dai venti metri di Iannini). Finché la sorte non vuol prendere ancora per i fondelli il Matera: minuto 85, Pisseri esce fuori tempo sui piedi di Sartori e lo atterra. É calcio di rigore. Dal dischetto si presenta Infantino che calcia sul palo, libera la difesa rossazzurra. Da lì a poco è forcing Matera, ma gli etnei stringono i denti e portano a casa il punto.
Decisivo passo indietro rispetto a quattro giorni prima a Reggio. Innanzitutto, è meglio fare una valutazione di squadra, onde scendere in dettagli troppo dolenti a taluni membri della compagine rossazzurra.
Premessa: ricordiamoci sempre che questi privilegiati della vita, scelti dalla società di Via Magenta, indossano la maglia del Catania Calcio, 70 anni di storia proprio giorno 24 Settembre 2016, rappresentando essa, la città e la gente che li viene a sostenere, “assuppandosi” (e mi piace dirlo così) km e km per andare a vedere undici giocatori che si accontentano del pareggio. Devono, pure, ringraziare il cielo e l’arbitro (stavolta è giusto dirlo) se non sono tornati a casa all’asciutto. Seppur alla quarta giornata disputata, si può contestare l’approccio al campionato, la tenuta atletica e il responso qualitativo di quei giocatori definiti un “lusso” per questa categoria. In quanto tali, ad essi spettano sempre oneri e onori più grandi di un qualunque comune ragazzo di periferia che viene ad indossare il rosso e l’azzurro. É lecito usare tutti gli alibi-comandamenti del caso (qui narrati), ma abusarne troppo significa circumnavigare la verità, guardandola col binocolo svanire tra i nostri “e vabè…siamo alla quarta giornata”, “il campo faceva schifo” o “l’arbitro non ci ha dato un rigore”. E, direi, che proprio su queste ultime due esclamazioni dobbiamo essere onesti…proprio non ci possiamo lamentare, stavolta.
Fatta questa doverosa premessa, analizziamo i reparti in base a quello che abbiamo visto tutti allo stadio XXI Settembre – Franco Salerno, ieri a partire dalle ore 20:30.
Portiere. Per fortuna Pisseri ha preso davvero a cuore il suo compito ed il suo lavoro. Lo si vede, si sbraccia, comanda la difesa e si infuria coi suoi compagni stralunati, oltre a negare una quantità industriale di gol ai padroni di casa e a far venire meno a loro la giusta convinzione per siglare una rete. Diciamo che ha appreso bene quale sia l’antifona, questo ci dà un’ancora importante su cui attraccare le nostre speranze. Per quanto riguarda il rigore, mettiamola così: ha talmente preso sul serio il suo lavoro che, spesso, decide di sostituirsi ai suoi compagni centrali difensivi, in modo da otturare le voragini che essi lasciano. Purtroppo non è velocissimo e, in quell’occasione, è stato anticipato. Però, dai Matteo, non ti prendere responsabilità non tue!…anche se saresti sicuramente più all’altezza dei tuoi compagni.
Difesa. Se vogliamo essere sinceri al 100%, dobbiamo affidarci ai numeri. Essi dicono che il Catania ha realizzato 4 gol e subito 2 reti soltanto. Ciò vuol dire che la difesa, o la fase difensiva più in generale, non sono poi così disastrose come si suole sproloquiare ultimamente. E allora perché questa analisi non ci lascia sazi? Molto semplice, in questo momento affluiscono a difesa della difesa (scusando il gioco di parole) due componenti che camuffano quanto di vero non dicono i numeri: Pisseri e la fortuna. L’estremo difensore etneo è stato protagonista ad Andria, non irresistibile a Reggio e saracinesca a Matera. Amalgamiamo il tutto con una bella mousse di fortuna liquida, mettiamo in forno a 200 gradi ed il gioco è fatto! Se giocassimo senza portiere e tutto dipendesse dall’operato dei 4 spadaccini del re dalla punta spuntata, a difesa del palazzo etneo, i numeri e i risultati potrebbero essere totalmente diversi. Non esiste coesione, non esistono distanze adeguate, non esiste comunicazione ottimale, non si riesce ad impostare l’azione e le marcature sono approssimative: insomma manca tutto, a dire il vero. I campionati, a tutti i livelli, si vincono principalmente con una buona difesa, elemento imprescindibile nella costruzione di una squadra vincente. Ad oggi, la difesa è il reparto più incerto dei tre. Speriamo che si riesca subito a trovare il comun denominatore tra loro, perché non può essere Pisseri sempre il migliore in campo…i momenti critici possono capitare a tutti e sarebbe ingiusto, poi, addossargli tutte le colpe.
Centrocampo. Escluso capitan Biagianti, il resto sembra tutta una confusione pazzesca. I tre di centrocampo visti a Matera (forse 4 perché Fornito aveva attribuite mansioni difensive) hanno sbagliato una quantità abnorme di passaggi facili a due metri. La qualità potrebbe anche esserci, ma se manca il carattere, la grinta e la fame di arrivare prima sul pallone rispetto agli avversari, non si va da nessuna parte. Diventa anche un alibi per gli orrori della difesa, quello di non riuscire a contenere le scorribande avversarie e a fare filtro. Ripetiamo il concetto: è inutile parlare di singoli, per il momento. Possiamo solo guardare dall’alto il Catania, senza zoomare troppo. Forse è meglio così.
Attacco. Neanche il reparto avanzato brilla così tanto. Nessuno si prende la briga di tirare in porta e quando lo si fa…è meglio non pensare che si tratti di una partita di rugby o football americano. Duole dirlo, ma mancano i rifornimenti alla prima punta e questo succede perché si deve fa arretrare le ali a dar manforte a centrocampo o difesa, schiacciandosi in automatico. Tuttavia, non c’è stato a Matera neanche un lampo di genio, una scossa, un sussulto per la porta difesa di Bifulco, se non la mezza occasione nei piedi di Paolucci, poi deviata in calcio d’angolo. Sempre guardando i numeri, un solo tiro in porta in 94 minuti sembra un bottino davvero povero per nutrire speranze di promozione diretta, viste le cavalcate di Lecce e Foggia.
In una sola parola, è mancata sostanza. Rimaniamo fiduciosi nel prosieguo di questo torneo e di come possa la mano di Lo Monaco infondere quel quid in più, necessario a sbloccare le doti innate assopite in alcuni singoli. La prestazione di Matera, tuttavia, non ci fa dormire sogni tranquilli.
Le pagelle:
CATANIA (4-4-2): Pisseri 8; Nava 5, Gil 5,5, Bastrini 5, Djordjevic 5; Biagianti 7, Scoppa 4,5, Silva 5 (60′ Di Grazia 5,5), Fornito 5,5; Russotto 5,5 (75′ Di Cecco 6), Paolucci 5 (75′ Anastasi 5,5). A disp.: Martinez, De Santis, Mbodj, Di Cecco, Di Grazia, Bucolo, Sessa, Barisic, Anastasi, Calil, Piscitella. All: Rigoli 5.
ARBITRO: Paolini, della sezione A.I.A. di Ascoli Piceno – 5; Antonacci-Bianchini 6.
Pietro Santonocito
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