L’onestà intellettuale di dire: “Basta!”


L’onestà intellettuale di dire: “Basta!”
La scorsa settimana si parlava di bandiere sventolanti al vento, un po’ a caso, ove tira di più. Figlie di buoni propositi, elargite da una vittoria entusiasmante contro la spacconaggine lucana (e “auterina”), si dimenavano tributi “ad muzzum” per i tornanti dalla guerra dei cent’anni, dicasi: la Società Sportiva Matera Calcio. Felici e baldanzosi “baldanzeddi” di oltre-pascolo, andavamo a ruminare virgulti di coscienza, inneggiando gesta di profondo pentimento per coloro i quali erano stati messi al patibolo senza pagare l’oste. Campanelle al collo, aria sbarazzina, mascelle pronte…partenza e…VIA! Tutti uniti in branco ad ammassarci, l’una sull’altra, alla ricerca di un’erba verde da fum…ehm, da ru-mi-na-re.
Orsù, dunque, oh miei rigogliosi figli di una mandibola proboscidea ruminante e mai doma, non era erba buona? Scommetto che non lo sappiamo nemmeno. Mi gioco cento euro che, proprio in questo istante, stiamo cercando di capire se la colpa è la nostra…o di chi ci ha mandato al pascolo a fum…ehm (sbaglio sempre), ruminare erba di qualità! Ehhhh, apriti cielo, signore e signori! Che cada la manna a sfamarci tutti!
Sta di fatto che, all’alba della nuova domenica di Lega Pro, non si sono viste corna prudenti. Colpa della stanchezza dell’arrotolare/masticare sogni di gloria o di un cachet sin troppo sibillino per assumere parvenze digestive; colpa del “derby dell’anno” in voga tra i girgenti pascoli di un Pirandello sin troppo ruminante per essere relativista; colpa di un “qualcuno”, che osa essere “qualcosa”, negli irti colli di “nessuno”, dove il calcio non troverà mai una “sposa”. Non che la cosa ci rallegrasse chissà che, anzi: incubi nella notte alienavano le baraonde di un qui, vittoria schiacciante contro un Akragas peggiore compagine di tutta la Lega Pro, fra le mure amiche. Come le melanzane fritte nell’olio di fegato di merluzzo, il fattaccio assumeva odori maleodoranti.
Immobili. Atterriti dal diradarsi del fumo delle bombe della nostra Santa e Patrona, Agata, assistiamo allo spettacolo indegno che un Esseneto, aranceto dai mille usi, potesse offrirci. Mentre stavamo ancora a fum…ehm ruminare, un abominevole Catania andava incontro al proprio destino, noncurante. Solo venti sono i minuti di presenza rossazzurra sul “campo”, conditi da un gol su calcio di rigore causato da Sepe (pallavolista sprecato) e realizzato da Mazzarani. Poi, le barzellette a centrocampo diventano solida realtà, con Biagianti a gigioneggiare con Parisi e viceversa. In contropiede i “giganti” tentano di sfondare con Cochis, ma più volte il duo di esperienza Bergamelli – Marchese riesce a contenere i danni. Finché non sale in cattedra Pisseri al minuto 30: la conclusione di Longo, da posizione vantaggiosissima, viene respinta abilmente dal piede destro dell’estremo difensore etneo, con chiare defezioni di copertura di Gil e Di Grazia. Quattro minuti più tardi è ancora Salvemini a mettere i brividi alla retroguardia siciliana, con un tiro da limite d’area che si perde a lato di poco, alla destra di Pisseri. Si susseguono calci di punizione, per falli optional e confusione in mezzo al campo, minuti 37′ e 43′: nella prima occasione, giallo a Bergamelli che salterà la partita interna contro il Taranto. Timido sussulto di chiusura primo tempo è il colpa di testa di Tavares, agilmente parato da Pane.
Rientrati con il coraggio della mimetica che indossavano, subito Pisseri (unico senza mimetica) vola a mano aperta sulla sventola di Salvemini, ancora dal limite. É il preludio al gol dei locali che arriva grazie all’eurogol di Pezzella dai 25 metri, al minuto 57: la sua conclusione trova incolpevole Pisseri e inappropriati i centrocampisti rossazzurri che gli hanno permesso di tirare indisturbato. A passo di bradipo, va crogiolandosi degli sforzi compiuti un Catania sempre più rinunciatario, come il suo allenatore in panchina, privo di soluzioni last minute. L’unico aberrante aguzzo d’ingegno da parte del signore in giacca e cravatta è stato togliere il fin qui ingiudicabile (zero palloni giocabili) Pozzebon per un Barisic affituario della fascia destra, ereditata da un lontano parente (60′). Praticamente, regala metri e spazio al possesso palla agrigentino, battezzato nuovo “tiki taka della valle dei templi”, ove pastorizia e agricoltura cantano inni spietati in onore ai formaggi sacri e vacche tarantolate. E sia. Gementi e piangenti in questa valle di lacrime, rizzano i peli in su per la schiena, assistendo increduli al parapiglia salesiano che fa rigirare nella tomba il buon San Domenico Savio, nell’arco di tempo che va dal 60′ al 72′. Un altro giro di orologio e Gil s’impantana nella valle paludosa, aggrappandosi al primo Bramati che passava, bramando un sostegno per uscirne: rigore sacrosanto. Dal dischetto Salvemini, finalmente, può gioire e far gioire i suoi supporters: è 2-1. Ci tentano, senza troppa convinzione, i rossazzurri a rimettere il treno nei binari, con Fornito, Gil e Marchese, ma le velleità scemano insieme alle loro modeste conclusioni. Al 91′ Bramati restituisce il favore al Catania e disturba Biagianti in area di rigore: l’arbitro Volpi affligge la massima punizione agli uomini di Di Napoli e concede il penalty. La successiva battuta dagli undici metri di Mazzarani…fa riflettere molto. Un altro, disperato, tiro di Biagianti finito tra le braccia di Pane e dopo ben 5 minuti di recupero finisce la partita. Akragas 2 – 1 Catania.
Con fare lento e farraginoso ci trastulliamo a redigere l’ennesimo post-partita di un Catania che colleziona figuracce in tutti i luoghi dove si dimenticò i sandali il Signore. Non perché l’erba sia buona o cattiva, ma perché è finita e non si può fumare l’aria. Di questo passo, si è costretti solo a mangiarci le unghia, il nostro fegato e farci “sangue-acqua” inutilmente. Perché raccontare fandonie è facile, sputare sentenze “a chi piglio, piglio” lo è ancora di più, ma scriverne i contenuti, se sono così raccapriccianti, diventa logorante e straziante: 8 punti in 6 partite nel girone di ritorno, con 7 punti in casa e 1 soltanto fuori, sono numeri che devono essere messi sul banco degli imputati, così, nudi e crudi…senza giri di parole. Un trend che mette in confusione anche il ruminante che fuma erba buona. Il perché risiede sempre in quel futuro prossimo che si chiamano play-off: il Catania vuol essere una spettatrice pagante o una reale concorrente alla promozione finale? La domanda non trova risposte, ma cerca capri espiatori da esiliare. Alla gogna, dopo cinque giorni passati su trono delle capre straparlanti, è il nientepopodimenoché mister Pino Rigoli! Capace di fischiare più di Petar al pascolo, con Heidi dietro le sbarre ad aspettare che qualcuno la faccia uscire per dargliene di santa ragione, trasmette tanta, ma così tanta, voglia di vincere ai suoi uomini, tale da non aver nemmeno bisogno di un Pozzebon lì davanti. A quel punto, perché no, togliamolo di mezzo e tagliamo la testa al toro. Noi, d’altronde, siamo il Catania Calcio e, tutti uniti a casaccio dietro la linea del pallone, saremo capaci portare a casa la vittoria con la sola forza di pensiero. Ci mancherebbe solo che Mazzarani realizzasse il suo secondo sigillo dagli undici metri nella stessa partita! Cosa? É troppo strano che uno come lui calci rigori in questa maniera? Dietrologia sinistra e maligna che lasciamo alle lingue biforcute.
Cervellotici pensieri scacciano i sorrisi spensierati del post Catania – Matera di quei pochi ma insistenti belati di circostanza. Necessitavano attenzione, comprensione, teatralità degli ascoltatori della via Vai numero 46. Chissà perché, dopo questa mera sconfitta, improvvisamente non belano più! Si staranno preparando per il prossimo belato all’unisono? E chi lo sa? Mentre loro si organizzano, la folla chiede l’esecuzione (sportiva) in piazza dell’agnello sacrificale…affilando la ghigliottina! A chi prudono ancora le corna?
Le pagelle:
CATANIA (3-5-2): Pisseri 8; Gil 5, Bergamelli 6,5, Marchese 6,5; Parisi 4,5, Biagianti 5, Scoppa 5 (dall’81’ Fornito 5,5), Mazzarani 5,5, Di Grazia 5 (dall’81’ Manneh sv); Pozzebon 5 (dal 61′ Barisic 5), Tavares 6. A disp.: Martinez, Bucolo, Barisic, Mbdodj, Fornito, De Rossi, Piermarteri, Manneh. All: Rigoli sv.
ARBITRO: Manuel Volpi di Arezzo; Pancioni- Mariottini
RETI: Al 12′ Mazzarani su rigore, al 57′ Pezzella, al 73′ Salvemini su rigore
AMMONITI: Bergamelli, Salvemini, Palmiero, Bramati e Fornito
ESPULSI: –
RECUPERO: p.t. 1′; s.t. 5′
INDISPONIBILI: Baldanzeddu, Djordjevic, Di Cecco e Sessa.
DIFFIDATI: Bergamelli e Mazzarani
SQUALIFICATI: Thiago Cazè e Russo
di Pietro Santonocito
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