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Istinto RossazzurroVersione completa

L’elefante che cammina sulla corda

Federico Fasone

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La storia che raccontiamo oggi è quella dell’elefante che cammina sulla corda. Sì, proprio la storia di quel grande animale che, all’alba del tour del circo firmato Pulvirenti-Cosentino, era stato pubblicizzato come un fenomeno che potesse fare i salti mortali senza farsi del male, ma soprattutto senza fare del male a chi lo stesse a guardare, era tutta una bugia invece. L’elefantino, infatti, ha messo in mostra il peggio del suo repertorio. Come? Facendosi protagonista di una serie di spettacoli ridicoli, ai limiti dell’assurdo. L’ultima prestazione, quella tenuta a Brescia, è stata il colmo di una stagione semplicemente folle. Quattro colpi di becco delle “rondinelle”, libere di fare ciò che volessero del proprio destino, hanno buttato giù il Catania. In Lombardia, infatti, si è vista una squadra che… anzi, non si è vista proprio una squadra! Chi in infradito, chi in costume da bagno, chi con l’ombrellone, ma nessuno col pallone ai piedi per giocare la partita. E anche se Rosina e Castro, ad un certo punto del match, si siano ricordati di essere lì per giocare a calcio e non per prendersi il sole, era già troppo tardi. Sestu, Di Cesare, Da Silva e Benali, infatti, avevano già fatto, con dignità e rispetto, il loro dovere: quello di vincere.

Novanta minuti passati in balìa dell’avversario che fa ciò che vuole, come vuole e quando vuole. I rossazzurri non corrono, non contrastano, si fermano e si leggono il giornale per ricordarsi che almeno quello di quel dì aveva creduto in quella squadra che, invece, il giorno seguente sarebbe stata massacrata da tutte le testate. Hanno ragione gli amici de “La Sicilia” quando scrivono: “Catania una cosa penosa”. Sì, ci hanno proprio azzeccato. Brutti, inguardabili, ma ancor peggio menefreghisti e senza dignità. Non si era mai vista una partita con sei gol, ma di una noia mortale. Adesso, invece, possiamo dire che questo Catania ci ha davvero abituati a tutto. Semplicemente uno scandalo.

Torniamo al nostro caro elefantino. Beh, c’è da dire che la colpa non è tutta sua, in quanto in realtà fa ciò che il proprio domatore gli permette di fare durante il numero da circo. Evidentemente, chi comanda questa società, è così presente da permettere uno scempio tale, senza comunicare ai propri giocatori che sono stati a dir poco scadenti per tutto l’arco della stagione e che quindi devono continuare a pedalare fino all’ultimo secondo dell’ultima partita di campionato. Ah già dimenticavamo: quelli in società fanno ancora più schifo. Nessuna gestione nè alcuna voce forte, se non quella per lamentarsi dell’arbitro una volta ogni tre mesi. Sì, come se fosse l’arbitro la causa dei problemi del Catania. E invece continui a vedere prestazioni del genere in campo e ti viene da dire che il Catania visto a Brescia, così come quello visto in altre circostanze, è una vergogna e niente di più. Bisognerebbe, dunque, che questo elefantino venisse allevato da qualcuno che sappia bene il fatto suo, qualcuno che sia competente in materia, insomma qualcuno che non sia Pulvirenti e/o Cosentino.

E poi c’è quel poverello di Marcolin, che non sa che cosa fare, anzi fa solo scelte sbagliate. Inutile menzionare altri errori dell’allenatore bresciano, che in questo caso è stato la corda sulla quale cammina questo elefante: completamente al di sotto della situazione. Inutile arrabbiarsi in quella maniera a partita conclusa. Dario Marcolin poteva rinascere come allenatore, ma non ha mai convinto nessuno. Diciamoci la verità: l’ex vice-Mihajlovic si è dimostrato un pavido, un uomo che ha paura della sua stessa ombra tra poco, uno che non è mai stato all’altezza di un gruppo che, almeno sulla carta, sarebbe valso molto più di quello che ha fatto sul campo. Forse Sannino sarebbe stato l’uomo giusto, ma questo non lo scopriremo mai.

La stagione è stata assurda, anzi lo è tutt’ora. Una squadra che era partita con l’obiettivo della promozione diretta, che invece si è ritrovata in coda alla classifica, che poi ha illuso i propri tifosi di poter raggiungere i play-off, ma che a due giornate dalla fine si ritrova ancora invischiata nella lotta salvezza a soli tre punti di vantaggio sulla quintultima, la squadra che a fine campionato andrà a giocare il play-out contro la quartultima. Non c’è altro da dire, se non che il prossimo match, quello contro un Cittadella che giocherà alla morte per salvarsi, deve essere vinto assolutamente per non rischiare guai che, a quel punto, sarebbero difficilissimi da evitare. Non saranno accettate giustificazioni nè grazie di qualunque genere, l’imperativo è vincere per evitare che quell’elefante che adesso cammina sulla corda, si possa addirittura buttare giù e fare un capitombolo imperdonabile. Catania, sei avvertito!

Di Federico Fasone

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