Lasciamo sbagliare Di Grazia…prendiamocela con chi è un “lusso”

Lasciamo sbagliare Di Grazia…prendiamocela con chi è un “lusso”
Alla vigilia di Catania – Vibonese, meta da “3 punti” per i rossazzurri (parafrasando una più appropriata “meta da 7” in gergo rugbistico), raccogliamo le opinioni dei media su una vicenda che, a parer nostro, risulta alquanto ambigua e priva di spunti di riflessione.
Partiamo dal prerequisito fondamentale: la conoscenza della rosa di calciatori del Calcio Catania, il valore assoluto (presunto o realmente constatabile) di ogni singolo calciatore presente, il rendimento e le idee dell’allenatore attuale e il rendimento globale degli etnei espresso sino ad ora. Bene, fatevi il giusto ordine mentale e poi ne discutiamo assieme, magari uno ad uno e senza accalcarvi troppo nell’andare a criticare qualcuno solo per sciogliere l’acido lattico della mandibola. Ci siete? Dubbi, perplessità? La bocca freme? Non preoccupatevi…cominciamo!
Si parla di un ragazzo classe ’96, che qualcuno soprannomina Andrea Di Grazia, ma che, in realtà, lo si paragona al Paulo Dybala della situazione o al Leo Messi della Lega Pro. Lo stesso che è stato capace di vincere una partita, da solo praticamente, contro il Messina. Lo stesso che se la prende, sinceramente e inequivocabilmente, sempre e solo con sé stesso per un risultato magro della squadra che ama e per cui gioca. Lo stesso che ha saputo zittire tutta la panchina catanzarese, dopo la rissa causata da Di Cecco e conclusasi con gli sproloqui di Prestia, mettendo a segno il 3-1 che, di fatto, ha spento del tutto la verve agonistica dei calabresi. Lo stesso ragazzo, davvero casa e pallone, che, quando non brilla, riesce sempre a mettere quel qualcosa in più rispetto ai suoi compagni…e lo si vede a 100 km di distanza.
Alcuni colleghi ben più rinomati di noi analizzano, in maniera fredda e incolore, il suo rendimento nelle ultime due partite, tra Catanzaro e Francavilla, cercando di capire se queste “famose sirene dalla serie A” lo abbiano distratto un po’. Altri colleghi evidenziano il suo gol col Catanzaro (quello del 3-1, di cui parlavamo prima), come una perla in una prestazione povera di contenuti e di impegno, dove le fantomatiche sirene possano aver leso a ragazzo in questi termini; contestano al ragazzo il non aver saputo risolvere la partita a Francavilla, nei 15 minuti a lui concessi da mister Rigoli per poterlo fare. Pareri…si rispettano, ma non si condividono.
La sensazione è quella di aver attribuito troppe responsabilità ad un ragazzo di 20 anni, proprio per la sua catanesità e per i suoi 5 gol messi a segno (scusate se è poco). Troppo poche quelle, invece, attribuite a ben altri senatori rossazzurri, alcuni decisamente scomparsi dal mondo del calcio. Tra questi, i soliti: Calil, Russotto, Paolucci. Crediamo fortemente sul fatto che i numeri giustifichino sempre l’operato di un giocatore, di una società di calcio, di un’azienda, di un fatturato generale e ne rappresentino il giudice più veritiero che esista a questo mondo. Asserviti ad essi e analizzando quanto, dati alla mano, ha prodotto il nostro Andrea Di Grazia, misuriamo il bottino collezionato dal “trio delle meraviglie”e poi mettiamo in funzione le mandibole. Per Michele Paolucci, giocatore di grande stima e apprezzabile per essere ritornato a Catania, il computo ammonta a 13 presenze e 2 gol; per Andrea Russotto sono 10 presenze e 1 assist; per Caetano Calil siamo a 9 presenze, 1 gol e 1 assist. Il giovane Andrea Di Grazia ha collezionato 12 presenze e 5 gol. Sono numeri.
Risulta alquanto acerbo un principio di “caso Di Grazia”, considerate solo le spartane numerazioni qui sopra. Piuttosto, se avessimo tempo, spazio e mandibole ben allenate, dovremmo analizzare l’involuzione di Caetano Calil, l’inefficacia di Andrea Russotto e la forma fisica di Michele Paolucci, giocatori su cui lo stesso Pietro Lo Monaco puntata più di altri. Poi, se abbiamo una conoscenza del gioco del calcio e lo abbiamo anche masticato, parliamo di blasone, di retribuzione economica e di curriculum, fra tre giocatori di 30 anni a testa e uno di 20…ma questi discorsi valgono solo per i palati sopraffini, non per tutti.
Noi, che non siamo giornalisti, né colleghi rinomati e altamente qualificati nel giudizio del rendimento di giocatori di cacio, che non abbiamo giocato mai a pallone agonisticamente, preferiamo analizzare il rendimento di ognuno di loro partita per partita, lasciando le valutazioni più importanti al nostro a.d. Pietro Lo Monaco. Sicuri del fatto che le “sirene”, per qualcuno come Di Grazia, possano solo essere stimolanti e non lesive.
A buon rendere…
Pietro Santonocito
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