La panchina di Longo scricchiola davvero?

Si sa, dopo ogni disfatta le parole sono condite di profonda amarezza, di rimpianti e di quelle lucide occasioni che potevano essere…ma non sono state.
Il Catania incassa la terza batosta nelle prime quattro partite e non lascia presagire niente di buono.
A nulla è valso il buon 4-0 di lunedì scorso. Contro la Scafatese si ritorna ad essere quella squadra smarrita e senza reazione, tipica di una piccola realtà di paese che incontra i rossazzurri.
Siamo ancora agli inizi ed è ancora presto per elargire sentenze, ma il peso delle svariate stagioni di C concluse sempre allo stesso modo è diventato un macigno troppo pesante da sopportare.
Prova ne sia il mancato saluto delle curve: non un gesto consueto, ma comprensibile. Niente cori di incitamento, niente cori di protesta. Solo…il silenzio.
Undici giocatori non costituiscono una squadra
Quello che si è visto in campo sabato scorso è uno di quei paradossi calcistici che mai vorremmo analizzare a fine partita.
Nel primo tempo gli etnei sono apparsi disuniti e disorganizzati, contro una Scafatese che ha messo in seria difficoltà i terzini sulle fasce. Dopo il rigore con gol dei campani, è stata timida la reazione dei rossazzurri nella prima frazione di gioco, col solo Cavuoti ad andare vicino al gol.
Al secondo tempo, meglio. Alcuni tentativi da fuori e la “zampata vincente” del “Russo dell’Etna”, una bevanda davvero ubriacante che abbiamo appena assaggiato e che, speriamo, non ne avremo mai abbastanza. Poi il Catania ha smesso letteralmente di crederci, unitamente ad un calo fisicamente ragionevolmente giustificato da una preparazione non ancora al top.
Chi, invece, ci ha creduto un po’ di più è stata la squadra di mister Zeoli, che negli ultimi minuti finali, dopo un paio di tentativi non andati a buon fine, trova il set con, nientepopodimenochè, un certo Toscano. Nulla poteva fare Rinaldi che ci è parso incolpevole nell’occasione.
La sfortuna ci vede chiaro perché Insigne, in extra-time, prende la traversa e spegne ogni speranza etnea.
È lecito pensare di esonerare mister Longo?
A nostro parere, questa domanda non ha risposta soggettiva: decisamente no.
Potremmo, tuttavia, chiederci:”Il gruppo è con mister Longo?”. Anche in questo caso la risposta sarebbe la medesima, da quello che si vede in campo.
E allora? Che si fa? Si prende una posizione. Si può decidere di esonerare l’allenatore (che stimiamo molto) con comprovata motivazione o rinnovargli la fiducia.
Sarebbe il minimo per chi ha dato tanto e ha ricevuto solo grandi promesse e pochi riscontri. Fintantoché, oltre alla delusione, di noi non resterà più niente sugli spalti…solo il ricordo delle nostre spalle che vi guardano.
Pietro Santonocito
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