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Istinto RossazzurroVersione completa

La flop five dell’ultimo biennio

Pietro SantonocitoAggiornato
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fonte: www.gazzetta.it
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fonte: www.gazzetta.it

Negli ultimi due anni ne abbiamo viste di cotte e di crude. Sono state molte quelle partite che definire deludenti è davvero un eufemismo abusivo. Tante sono state le motivazioni (spesso non troppo coerenti con le parole della società) e tanti sono stati i giocatori che, col senno di poi, avrebbero potuto e dovuto dare di più. Di seguito elenchiamo la flop five dei peggiori giocatori approdati alle falde dell’Etna con ottimi propositi…ma con poca sostanza.

5) Lucas Nahuel Castro: Dopo il PataPituPapu dell’anno precedente possiamo dire che il successivo è stato un Pata-track. Usato anche impropriamente in ruoli di cui non conosce nemmeno il significato, non è riuscito a prendere per mano la squadra nei momenti di maggior difficoltà, pur avendo le capacità tecniche. Non avendo più né Barrientos, né Gomez a supportarlo, ha adottato un modo di giocare totalmente sbagliato, andando a cincischiarci col pallone in una danza argentina che avrebbe disgustato persino i suoi conterranei. Non possono essere quelle poche partite di fine campionato cadetto, appena sufficienti rispetto alle sue capacità, a toglierlo da questa classifica.

4) Fabiàn Rinaudo: Giocatore altamente sopravvalutato per il ruolo in cui è stato proposto. Buon interditore, ma non il santuario della buona tecnica fatta persona, per non usare un’altra terminologia. A lui è gravato il compito di sostituire il centrocampo dell’era Montella (Lodi – Izco – Almiron) coagulandolo nella sua unica persona, decisamente un azzardo. I “discreti” propositi della stagione della retrocessione hanno inficiato sulla somma del suo cartellino di cui era proprietario lo Sporting Lisbona, creando un falso-positivo. Quest’anno, dopo un inizio positivo nelle prime 10 giornate, ha dimostrato tutti i suoi limiti tecnici, in un ruolo, come il centrale del centrocampo a tre, che richiede un mix di tenacia ed eleganza.

3) Michał Chrapek: Giovane classe ’92 venuto a Catania come il “Messi della Polonia“. Un fardello davvero troppo esagerato e deleterio, a nostro parere, per la crescita di un ragazzo che proviene da un calcio totalmente diverso in quanto a spessore tecnico-tattico e pressione agonistica. Il suo doveva essere un contributo devastante per la tre-quarti offensiva soprattutto se schierato a partita in corso, quando le pile degli avversari tendono a scaricarsi. Tutto questo non si è visto, se non in una o due sporadiche occasioni. Troppo poco per la piazza, ambiente decisamente inadeguato per far crescere questo tipo di giocatori.

2) Gino Peruzzi Lucchetti: Anch’egli venuto a Catania con un pesante appellativo, ovvero “il nuovo Javier Zanetti“. Non si è mai visto un terzino destro, tra serie A e B, sbagliare così frequentemente la diagonale difensiva, equivalente ad avere un chirurgo che non sappia usare il bisturi…pensate che guaio! Ne sa qualcosa il Lanciano che all’esordio in serie B ha intelligentemente rivolto la prevalenza dei suoi attacchi dalle sue parti, con grande successo per chi si ricorda bene. Ritorno in patria, al Boca Juniors, con poca nostalgia da parte della piazza rossazzurra.

…e per ultimo…ma non per questo meno importante (in negativo)…lui…

1) SEBASTIAN EDUARDO LETO

Comprato praticamente rotto e rinsavito a spese del Calcio Catania, è stato per molto tempo un nome avvolto nel mistero, a cui si associavano soltanto le parole “pazienza” e “grande campione”. Di pazienza ce n’è stata fin troppa, ripagata con il fare di chi ha il diritto a dover giocare obbligatoriamente per fama e blasone. Definito “un lusso” proprio dalla nostra cara risorsa, l’attuale AD Pablo Cosentino, è diventato col tempo il simbolo di parecchi luoghi comuni e frasi idiomatiche della quotidianità catanese. Frasi storiche del tipo “Mu sumputtai menza iunnata ca mi parava ‘nzichitanza!” o “Ora scinni do gradinu e non fari u spettu!”, vengono costantemente abiurate con le equivalenti “Mu sumputtai menza iunnata ca mi parava (LETO)!” o “Ora scinni do gradinu e non fari u (LETO)!”, a simboleggiare un emblematico mix comportamentale di arroganza, recidività e spacconeria. Un neologismo di cui la città di Catania si arricchisce, davvero un “lusso” a livello culturale.

di Pietro Santonocito

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