Hope! Catania dentro…il pozzo-buono

Hope! Catania dentro…il pozzo-buono
Un Catania cinico ed essenziale supera, per tre reti ad una, una Reggina combattiva. In rete Marchese, Tavares ed un Russotto in grande spolvero. (TOP & FLOP)
Parlavamo, nell’articolo di questa settimana antecedente la partita, di intrecci amorosi, di pozzi buoni e di gente che si incontra lì, dove speriamo di trovare acqua potabile, da bere in compagnia. Tutto nasce da voci di popolo, correnti di pensiero e gendarmi in giacca e cravatta che, non nel pieno delle loro facoltà mentali, alla nostra richiesta disperata di acqua, rispondono:« Vai al pozzo-buono ». Un invito che cela dietro mille sospetti ed ambiguità, nella più maligna concezione catanese di “fiducia al prossimo”. Sebbene i malpensieri ci attanagliano, sempre per il medesimo rispetto all’io rossazzurro, ci inoltriamo per quella selva oscura…che la diritta via era…utopia!
Il Catania è questo, ad oggi: una miniera di problemi, buoni propositi e…speranza. Be’, sì, perché al pozzo-buono, nonostante le parole del tizio incappucciato e poco raccomandabile, ci andiamo lo stesso. Perché abbiamo sete, di verità, di vita e di non dover più guardare con nostalgia dalla finestra i bambini giocare a pallone con la maglia di Barrientos. Non tutti si sono ancora svegliati da quel magico sogno…
Ieri al pozzo siamo andati io, te e qualcuno per cui un po’ d’acqua non è mai abbastanza. Abbiamo scorto da lontano il pozzo dei desideri, malgrado non avessimo mappe o indizi per trovarlo. Abbiamo trovato un Catania, sporco e malandato, che fissava le profondità. Ci siamo avvicinati, destando la sua attenzione. Lui si gira verso di noi e, con un misto di sorpresa e soddisfazione, domanda:« Siete venuti anche voi? ». Non vedevamo il suo volto così logorato da quel lontano ’93, quando il calcio lo prese a calci nel cuore.
« Bella vittoria! Non è stato facile vincere contro la Reggina eh? » – cominciamo noi per spezzare il ghiaccio.
« Sì, in effetti gli amaranto non sono squadra da sottovalutare. Coralli al 1′ mi ha messo paura. Poi, però, ci ha pensato il mio caro amico dei tempi della serie A, Giovanni Marchese, su calcio d’angolo a segnare di testa il vantaggio. Ti confesso che è stata un’emozione promìscua di amore e dolore » – replica l’ex “piccolo Barcellona”.
« Aspettavamo il suo ritorno da mesi. Per colpa della sua scaramanzia, abbiamo dovuto aspettare il 12 Gennaio per firmare, data che ci rimette in un déjà vu dal quale siamo usciti con fatica. Ahhhh, Giovanni, Giovanni…! »
Un languido velo di tristezza si posa sul suo viso. Sembra, quasi, che se lo aspettasse, come se fosse stato l’intervento chirurgico più cruento a cui sia mai stato sottoposto in settant’anni di vita. « Tutto bene? » – chiediamo con timidezza. « Sì, nessun problema. Ora passa…ora passa » – risponde.
Dopo qualche istante di silenzio, immersi tra i nostri più vari e svariati pensieri, Catania abbozza un sorriso e…riprende a fissare il vuoto del pozzo. Divorati dalla curiosità, ci avviciniamo anche noi e imitiamo il suo fare. Il fondo di quel pozzo è troppo profondo, tanto da non sentire il ritorno del suono del sasso appena gettato dentro, per calcolarene la distanza.
« Tavares sta bene fisicamente » – riprende, parlando ancora della partita appena vinta contro la Reggina.
« É vero, anche se a Fondi non ha entusiasmato un granché » – ribadiamo con fermezza. « Il gol di oggi ha messo in risalto le sue doti da attaccante, ma la piazza è diffidente su tutto e tutti, oramai. Si cerca l’attaccante in doppia cifra. Si cerca lo “Spinesi della situazione”, il beniamino da idolatrare, calcisticamente parlando. Ne abbiamo un bisogno…spasmodico ».
« Ho detto che sta bene fisicamente, non che è la panacea per tutti i miei mali. Non fraintendiamoci, di Spinesi ce n’è uno solo e Tavares non gli assomiglia per niente (con la risata sghemba alla “Johnny stecchino”). Dovreste già sapere perché mi trovo qui, d’altronde… ».
« Ssssì…è solo che… ». « Che? » – rivolgendosi a noi con tono deciso.
« …noi cercavamo dell’acqua potabile da poter bere. Siamo assetati ». « Siete assetati e venite in questo pozzo?!?! Sarete sicuramente stranieri…mi auguro ». « A dire il vero siamo catanesissimi! » – aggiungiamo con orgoglio. « Allora o siete folli…oppure… ».
« …oppure ve l’ha consigliato qualcuno » – s’infervora Catania. « In verità è così. Lungo la via Diritta, abbiamo incontrato un tizio incappucciato, con una mantella verde-sbiadito. Ci ha raccomandato di stare sereni e di dirigerci a nord alla ricerca di un “pozzo-buono” dove dissetarci ».
Un ghigno fuoriesce dalla sua bocca: « Ah, sì. Il caro, buon, vecchio Hope! Come se la passa? ». « Be’, non tanto bene, a sentir dal cattivo odore che emanava. Forse, anche peggio di noi… ». « Il tempo passa e non fa sconti neanche ad uno come lui, dopotutto. (Quanto pagherei per avere un po’ del suo buon zibibbo!!!) ».
« Che hai detto, scusa? ». « Nulla. Piuttosto, se pensate di trovare dell’acqua in fondo a questo pozzo, siete venuti nel pozzo sbagliato. Qui non si vede niente da tre anni » – catechizza con atteggiamento nostalgico.
« Cooosaaa?!?! Vuoi dire che abbiamo percorso questa strada inutilmente? E tu che ci fai qui? » – enfatizzando un gesto di disappunto.
« Cerco… cerco qualcosa… ma non so cosa! Fino a tre anni fa lo prendevo da qui, ogni domenica o sabato che sia per otto anni di fila, almeno. Dopo l’incidente col treno del gol…ho smesso di ricordare. Da quel giorno, ogni volta che posso, vengo qui e fisso le profondità di questo pozzo buono, nella speranza di far riaffiorare qualche ricordo. Aaaah! Forse sto solo perdendo tempo! É solo uno stramaledetto pozzo in disuso del dopoguerra! ».
« Pozzebon? » – insinuiamo con trepidazione. « Eh?!?! Da quando in qua si prelevano gli attaccanti dal pozzo? Che dici, li prendiamo col secchio? Comunque Pozzebon è già a Torre del Grifo per le visite mediche. Domani firmerà un biennale ».
« Buono! Ottimo acquisto di Lo Monaco. Ha fatto davvero una campagna acquisti di riparazione geniale…e senza spendere un centesimo! Senti…allora, si tratta di un oggetto che hai lasciato cadere inavvertitamente…non è così? ».
« Naaa! Le mie cose più importanti le tengo al Massimino. Lo escludo categoricamente » – auspicando parole rincuoranti.
« Ti possiamo aiutare in qualche modo? Sai, non siamo bravi a trovare le cose, ma siamo utili quando c’è da essere il tredicesimo uomo in campo. Sostenere è la nostra specialità » – nascondendo una certa goliardia.
« Vi ringrazio, ma non credo che mi sareste d’aiuto. Inoltre, l’unico modo che mi resta per provare a ricordare sarebbe proprio calarsi in fondo al pozzo » – aggiunge.
« Se ce lo chiedi… ». « COSA?!?! ». « …di calarci in fondo al pozzo. Lo faremmo ».
In quel preciso istante, qualcosa, nei complessi ingranaggi della mente del Catania, si sbloccò. Non sentiva più il dolore, né la fatica di dover ricordare ciò per cui si recava ogni domenica o sabato in quel pozzo. Scosse il capo, ci guardò e disse:« Siete pazzi da legare… veramente lo fareste? ».
« Siamo pazzi di te e siamo il tuo pubblico. Con te, sino alla fine ».
« E sia… Al mio tre: uno, due…tre! ».
…to be continued…
Pietro Santonocito
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