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Istinto RossazzurroVersione completa

Hope 2 – Tra i cunicoli del “pozzo-buono”: l’alchimista, lo slavo e…il petrone

Pietro SantonocitoAggiornato
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Hope 2 – Tra i cunicoli del “pozzo-buono”: l’alchimista, lo slavo e…il petrone

« Siamo pazzi di te e siamo il tuo pubblico. Con te, sino alla fine ».

« E sia… Al mio tre: uno, due…tre! ».

…to be continued…

Così si concludeva la prima parte del nostro racconto, tra il reale ed il fittizio, tra il mite ed il periglioso, tra gli enigmi funesti e le ombre di una proboscide alle sei del mattino. Illazioni, solo semplici illazioni fantasiose hanno potuto seguire il tempo nella sua parabola evolutiva verso oggi. Ciò che la mente suggerisce è solo suggestione. Ciò che si narra, è storia o finzione. La verità è storia ambita ai più, ma trovata solo da pochi fortunati e caparbi. D’altronde, come è lecito dire, più impervia è la salita, maggiore è il compenso nell’arrivare in cima.

Tutto vero, tranne in pochi, infami, casi eccezionali. Questo è uno di quelli: qui non si sale, ma si scende. Nessuna certezza accompagna il Catania e i suoi seguaci, solo il mero nero intasare le vie respiratorie. Un silenzio assordante, mentre le urla delle anime rossazzurre invocano pietà. Nella discesa infernale, il cuore grida perdono e la mente, frastornata dallo sbiadirsi delle pareti, cerca un alibi per ritornare indietro. Troppo tardi, il dado è tratto. Non resta altro che…chiudere gli occhi e fare un bel respiro…

« Boom! ». Arrivo. Un tumulto scuote le profondità, accogliendo Catania e suoi tre tifosi all’impatto con l’ignoto.

« Fiu! Che caduta! », esordisce Catania. « Meno male che l’atterraggio è stato indolore ».

« Aaargh! Cascamu sempri additta comu i iatti, eh? Sempre a sostegno di una, pesante, fede », lamentano i tre con tono dolorante, per aver fatto da materasso. « Troppi arancini e cannoli mangiamo. Una sana dieta sarebbe cosa buona e giusta ».

« Come no! Da lunedì si parte con la dieta! Più tardi chiamerò Pietro Lo Monaco e lo delegherò di delegare i deleganti alla delegazione della dieta rossazzurra », continua Catania.

« ??? Ma sei sicuro che piglia il telefono? E poi, quante altre cose deve fare Lo Monaco? », chiede Filippo, il più piccolo dei tre.

« Maaa… non ti preoccupare! Tu pensa alla salute! Buono è. Gli facciamo fare anche la caponatina », celebra Catania.

« (Della salute mi preoccupo, infatti) », ripete fra sé e sé il giovane Filippo.

Qualche osso rotto e un po’ di spirito avventuriero a disinfettare le ferite, questo il resoconto dei danni. Imperativo presente: scrollarsi il passato di dosso e andare avanti. Davanti a loro, una coltre tenebrosa pronta ad accoglierli a braccia aperte. Intrepidi, convinti sempre meno di essere nel pieno delle loro facoltà mentali, i coraggiosi figli della proboscide innalzata in cielo, con passo affannato e acciaccato, si inoltrano nel buio.

« Qualcosa non va? », domanda il più grande dei tre, Pietro. Domanda dal sapore retorico, dopo anni al seguito dei rossazzurri sin dall’età di 5 anni.

« Forse. Spiace molto per l’esonero di Rigoli. É un professionista e una persona per bene », replica Catania.

« (Mi sa che ha battuto forte la testa!) », bisbiglia Giuditta, la mezzana dei suoi.

« Che hai detto??? », tuona Catania. « Non bisogna metterci testa…a queste cose! Questo stavo dicendo », si salva in calcio d’angolo Giuditta, tifosissima rossazzurra. « Quarantadue punti sul campo non sono pochi, ma non possono essere sufficienti per le ambizioni di questa piazza. Ha avuto la sua chance, ma Catania, tu, meriti ben altro », puntualizza ancora.

« Serviva per non dare più alibi ai giocatori, perché non tutte le colpe erano le sue ».

« A maggior ragione, quando la coesione tra allenatore e squadra viene meno, risulta evidente optare per un cambio allenatore. Si poteva anche operare prima questa scelta », precisa Pietro.

« Troppo facile parlare col senno di poi. Il calcio è una questione di equilibri, soprattutto mentali, che devono essere spostati al momento opportuno e a piccole dosi. Non ho reputato opportuno silurarlo prima, proprio per questo motivo », ribadisce Catania.

All’improvviso, una luce giallo-ocra si mostra dinnanzi al loro cammino. Un lumino flebile, stanco e sinistro. Al di sotto di esso, tra topi e altre creature striscianti, un uomo incappucciato nasconde il suo volto…

« Buonuomo, scusi tanto. Sa indicarmi la strada? », domanda Catania.

« … »

« Mi scusi…chiunque lei sia, potrebbe aiutarci? », ripete ancora.

Un languido sospiro fuoriesce dalla sua bocca, come se fosse annoiato dalla loro presenza. Alza il capo, abbassa il cappuccio e dice:

« Chiunque voi siate, non sembrate gente furba », rimprovera con tono poco amichevole il misterioso uomo.

« Perché mai? », continua Filippo.

« Mi avete scambiato per una segnaletica o un centro d’informazione stradale? Se sapessi rispondere alla vostra domanda, di certo, non sarei qui », stativo come un toro prima dell’attacco, l’incappucciato.

«  Bè, abbiamo visto la luce dal fondo del pozzo e pensavamo che… ».

«… che la dessi a voi? Ahahahah. La mia luce non vi servirebbe a nulla. Va dalla punta di una mia mano all’altra. Chi siete, giovin’uomini? », chiede incuriosito il maneggiante delle luci.

« Piacere, sono Catania Calcio, 70 anni, nato il 24 Settembre 1946 e loro sono i miei giovani tifosi. Tu, piuttosto, chi sei? », sentenzia.

« Io sono l’alchimista Matteo Pisseri. Sono stato relegato nei bassifondi di questa categoria per mostrare la mia luce ai passanti come voi. Sono l’unica luce in queste tenebre. Qualcuno mi ha gettato qui, sin da quando ero un giovane delle giovanili di Parma. Adesso, nonostante possa creare luce dalle mie mani, non riesco neanch’io a trovare la strada per il ritorno. Prima di voi, nessuno mi ha mai rivolto la parola ».

Giuditta, insospettita dal personaggio, chiede venia e chiama a sé il gruppetto di disperati per una riunione preventiva.

« Vi sembra in sé? », proferisce sospettosa la giovane squillante rossazzurra.

« Non lo so, onestamente mi confondono un po’ le sue parole », risponde preoccupato Catania.

« Catania, credo che sia opportuno che lui venga con noi. Non mi sembra malvagio, ma possiede qualcosa che a noi serve moltissimo: la luce », consiglia Pietro.

« In effetti… », continua Filippo.

« E sia… Verrà con noi, ragazzi », decide Catania.

Avvicinandosi di nuovo all’uomo…

« Se ti va, puoi venire con noi », rassicura Pietro.

« Vi fidate di uno sconosciuto… vi servono le mie prodezze, non è vero? », anticipa l’alchimista.

« Proprio così. Ma avresti modo di rimetterti in gioco, di non aspettare la tua fine senza aver lottato. E se riuscissimo a trovare la via d’uscita, avresti la tua rivincita in categorie che ti competono di più », profetizza Filippo.

« Ok, sarò la vostra guida. Ma ricordate…la mia luce va da una mano all’altra. Niente di più, niente di meno », avverte Pisseri.

Così l’alchimista dalle mani fatate si unisce al gruppo, destando non poche preoccupazioni. Nel volto di Giuditta, diffidente sul personaggio e sulla scelta di portarlo con loro, si affollano mille tormenti. La speranza sembra averla abbandonata del tutto, la paura sembra accoglierla, invece, a braccia aperte. Tuttavia, il resto della combriccola, pur serbando ovvie preoccupazioni per via della situazione, non manifesta problemi nei confronti della new entry.

Grazie alla luce conferita da Matteo Pisseri, Catania e i suoi tifosi superano celermente le lugubri e strazianti vie del sottoterra. Ad un tratto la strada si biforca in due. Al bivio, un giovane uomo, ubriaco fradicio, tracanna Slivovitz. L’ultimo goccio sembra quasi metterlo ko, finché…

« Ragazzi tiriamolo su, presto! », ecco Giuditta pronta a soccorrere l’ubriaco. Come presi da un senso di umanità innaturale, Catania e Pietro issano l’uomo e cercano di svegliarlo a suon di schiaffoni per farlo rinvenire. Singhiozzante, barcollante e dall’aspetto sudicio, il deprecabile uomo riapre gli occhi…

« Chi siete? », esordisce l’uomo.

« Ci siamo persi e cerchiamo la via d’uscita. Siamo Catania, Filippo, Giuditta, Pietro e la nostra guida Matteo Pisseri ».

« Non è ancora il mio momento! Non è ancora… » e cade a terra di nuovo perdendo i sensi. Convinti che le buone maniere, in questo caso, non servano a nulla, vanno alla ricerca di qualcosa per svegliare il malcapitato. Nessuno trova niente… se non fosse per Filippo. Il suo sguardo si posa su una grossa pietra:

« Trovato, ragazzi! », squilla il giovane rossazzurro. « Un bel “petrone” in testa gli farà tornare la voglia di parlare! ».

« Portalo qui, Filippo », comanda Catania.

« Subito! ».

Un po’ di luce in faccia al nostro fradicio amico e… « Bang! », un colpo a centro testa che lo fa ridestare in quattro e quattr’otto.

« Ahiaiai! Scusatemi tanto. Sono Maks Barisic, 21 anni, di Lubiana (Slovenia). Tre anni fa ero nelle giovanili under 19 del Milan, ma poi mi sono un po’ perso… Scusatemi ancora. Che ci fate qui? ».

« Stiamo cercando una via d’uscita, caro Maks. Puoi aiutarci? », domanda Matteo Pisseri.

« Oh sì! Io so dov’è! So dov’è! » rincuora lo sloveno. «Bisogna passare per quella strettoia! ».

« Come lo stretto di Messina? », insinua Pietro abbozzando un mezzo sorrisino beffardo.

« Ma che ci azzecca, Pietro? », lo rimbrotta Giuditta.

« Vabé, credo che il nostro Maks conosca bene quella città. Suo è stato il gol decisivo del 2-1 che ha sancito la vittoria etnea contro i peloritani. Ex di turno, tra l’altro. Vero Catania? », informa Pietro.

« Concordo! Ora mi ritorna in mente! Purtroppo in queste condizioni quasi non lo riconoscevo più. Pardon, Maks », ribadisce Catania.

« Tranquillo, non preoccuparti. Ero una bella promessa del calcio… Ultimamente mi sono un po’ lasciato andare e, non chiedetemi come o perché, sono caduto dentro questo pozzo senza accorgermi di nulla. Grazie per avermi fatto ritornare in me! ».

« Ti andrebbe di venire con noi? », anticipa tutti Giuditta. Tutti rimangono esterrefatti da questa sua iniziativa, diametralmente opposta a quanto gli fermentava in testa per quanto riguardava il nostro alchimista, Matteo Pisseri.

« Certo! Vi mostrerò io la strada e usciremo fuori da qui! Abbiate fiducia in me! », asserisce lo sloveno.

« Fiducia in petrone. Questo è certo! Un bel colpo di pietra in testa e la vita ti sorriderà », ironizza Matteo.

Segue una risata globale, intervallata da un profondo senso di assuefazione alla proposta. L’impavido Maks Barisic si presta al servizio della squadra per dare il proprio contributo nel trovare la via d’uscita.

Decisi più che mai, i “sei del cunicolo” si apprestano a seguire il consiglio del giovane talentuoso ubriaco e s’incuneano attraverso la strettoia, a due passi da lì. Cosa troveranno aldilà della stessa? Questa è una storia che non ci è dato sapere…ancora.

to be continued…

Pietro Santonocito

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