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Istinto RossazzurroVersione completa

Hakuna Matata!

Pietro SantonocitoAggiornato
Catania---Lecce-2-0---Hakuna-Matata

Catania---Lecce-2-0---Hakuna-Matata

Hakuna Matata!


Respira aria meno pesante il Catania di Pino Rigoli che liquida la prima della classe, il Lecce di Padalino, a seguito di un netto e indiscutibile 2-0.

Catania è sempre Catania. Bella, dolce, sensibile e mai banale, quando la vedi non sembra quasi un capoluogo italiano e tutto lo stress viene via man mano che le onde del mare si fondono con le colate laviche dell’Etna, nel teatro straniero dove i nostri occhi costruiscono il palcoscenico. Ma non è solo questo. Esistono una miriade di piccoli grandi problemi che, ogni giorno, impediscono a questa città di diventare una delle migliori città italiane a livello di vivibilità, qualità della vita ed economia. Per vivere bene è necessario assorbire lo spirito insito in essa, quello di chi si abbatte…ma non muore.

Un po’ come i nostri, cari, Timon e Pumba, la mangusta ed il facocero del cartone animato della Walt Disnery “il Re Leone”, che hanno insegnato al piccolo leoncino Simba (e a noi piccini) come vivere in un ambiente ostile come la Savana…Hakuna Matata! Senza pensieri. Ora che siamo grandi e vaccinati, dopo aver passato una bella fetta sostanziosa della nostra vita, li ricordiamo con un sorriso e con un dubbio: e se Timon e Pumba fossero catanesi? O più semplicemente: se fossero stati pensati, disegnati o concepiti da un uomo vissuto a Catania? Cambierebbe solo la forma. Un “Hakuna Matata” assumerebbe più le fattezze di un “Futtatinni!” o di un “Pensa a saluti”, ma non si discosterebbe troppo dai consigli che i nostri cari animaletti ci volevano impartire da bambini. Vivere senza pensieri.

Sentirsi o essere davvero liberi. Su questo tema potremmo scrivere pagine e pagine di parole, aforismi, testimonianze sacre e profane di chi ha sentito le brezza della libertà, di chi l’ha persa e riconquistata e di chi libero non è mai stato…ma sentiva di esserlo. Il nesso che ci riguarda maggiormente, probabilmente, è il più sacro tra le faccende profane di questa vita, ovvero il Calcio Catania. I rossazzurri manifestano le ambiguità di questo status umano, ovvero quello di “sentirsi liberi” quando sono in reale pericolo. Un po’ come succede nella Savana di Timon e Pumba alla gazzella, che avverte, per mezzo dei suoi zoccoli, il pericolo imminente di una leonessa pronta ad azzannarla. Ci si “sente liberi” e si corre più forte di prima, superando i propri limiti fisici, per un obiettivo che vale la propria vita. Se alla fine la leonessa torna a casa senza pranzo, allora la gazzella avrà conquistato la sua libertà…almeno per il momento. Ditemi: la gazzella fuggirebbe mai davanti ad una mangusta? Non ne avrebbe motivo. Piuttosto, se ne sta lì a mangiare erba dalle piante più accessibili e se ne infischia altamente della presenza della mangusta. Perché? Perché è già libera e non ha la necessità di muovere uno zoccolo per raggiungere la libertà.

Bé, il Catania assomiglia molto ad una gazzella. A Melfi la compagine etnea possedeva un grado di libertà tale da potersi permettere di pareggiare all’ 80′ contro una modestissima formazione locale. Ieri al Massimino, invece, arrivava in punta dei piedi, di soppiatto dall’erba alta, la prima in classifica, il Lecce, pronto a sbranare la sua preda e tramutarla in tre punti che avrebbero allungato il divario tra i salentini e i cugini del Foggia, in attesa del posticipo dei satanelli contro il Monopoli. In un’arena dove i tifosi hanno incitato al massimo, seppur pronti a spolpare i resti a fine partita in casi estremi, gli uomini di mister Rigoli hanno perso la libertà e si sono sentiti, al contempo, liberi di poterla riconquistare. Prigionieri della penalizzazione e responsabili di giocare in un club che ha disputato 8 anni consecutivi di serie A. É ciò che ha permesso a Di Cecco di sradicare un’infinità di palloni dai piedi leccesi; a Silva di entrare a partita in corso e riuscire a sbloccarla (anche se fortunosamente); a Di Grazia di prendere per mano il suo Catania e portarlo alla vittoria. Sentirsi o essere davvero liberi? E Rigoli esce la testa fuori dalle fauci di un coccodrillo…

Non eravamo brocchi prima, né campioni ora. Come sappiamo tutti, a Catania non esistono mezze misure. Si passa dall’ottimismo assoluto al pessimismo apocalittico, dalla certa promozione diretta in B al doversi guardare dai play-out, dall’avere giocatori scadenti ai sosia di Dybala, Mascara, Cruijff, Van Basten e Maradona. Ovviamente la verità sta sempre in mezzo. Se a Melfi abbiamo assistito ad uno dei punti più bassi degli almeno ultimi 20 anni di storia del Calcio Catania, non possiamo dire che la vittoria contro il Lecce ne rappresenti uno dei più alti. Non tanto per il prestigio in sé, quanto per come essa sia arrivata e come la fortuna e gli episodi abbiano capovolto le sorti della partita che, per come stava maturando, sarebbe valso l’ennesimo, incolore, insipido pareggio striminzito. Rigoli dimostra ancora una volta le sue indecisioni sulla formazione iniziale, confermando Calil punta centrale, ma avendo il merito di adattare Di Cecco come terzino destro, rischiando il tutto per tutto. Non abbiamo ancora capito quale sia il gioco che si deve sviluppare dalla trequarti in poi, quando dovremmo vedere un moto perpetuo di giocatori svariare da destra a sinistra e non delle statue di cemento messe lì ad aspettare che arrivino dal cielo le escoriazioni di un uccello passante. Non si comprende come sia il solo Andrea Di Grazia, classe ’96, a prendersi la responsabilità di effettuare una giocata, di rischiare qualcosa in più, di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Questo mai lo capiremo. Ma una cosa è giusto ribadirla: senza un gioco ben studiato, provato e architettato in allenamento, senza degli interpreti sempre (o quasi) affidabili e una punta da almeno 15 gol…non si va da nessuna parte. Questa vittoria non cancella i problemi reali che questa squadra ha ancora, ma li copre, oscurandoli a quei catanesi che giudicano la propria squadra solo dal risultato.

Calil, che animale è? Enigma che ci portiamo dietro da quasi due anni calcistici. Nessuno ha ancora capito il vero ruolo di questo giocatore, stipendiato profumatamente e venuto alle falde dell’Etna a seguito della strepitosa stagione precedente nella Salernitana. Sicuramente non ha le caratteristiche mentali per fare la prima punta, questo lo abbiamo capito tutti tranne Pino Rigoli, il quale si ostina a farlo giocare in un ruolo che lui non ama assolutamente. Ingannano le sue doti fisiche, a fronte, tuttavia, di una scarsa competenza nell’uso di uno dei gesti atletici tipici dell’attaccante, ovvero il colpo di testa. Il tecnico di Raccuja, come Pancaro l’anno scorso, lo schiera puntualmente come attaccante centrale, nonostante non ne becchi nemmeno una di testa e abbia la vitalità del bradipo quando è stanco. “E fu sera…e fu mattino”…restiamo, alquanto, sbigottiti. Non ci sono parole.

Hakuna Matata! Senza pensieri… Questo dovrebbe essere il motto delle nostre giornate, passate principalmente a preoccuparsi troppo di ciò che di spiacevole potrebbe capitarci domani. Non parliamo assolutamente di strafottenza pura, ma proprio di quello stato d’animo che Timon e Pumba volevano insegnare a Simba, il futuro re della giungla, con tutte le responsabilità del caso. Questo vorremmo vedere a Pagani dai rossazzurri, i quali hanno dimostrato di saper vincere con chiunque, ma di avere paura a farlo soprattutto con le piccole, rischiando pure di perdere la partita. É chiaro che la posta in palio è sempre alta, ma nulla si può ottenere se non si sgombera la mente dalle preoccupazioni, questa è una certezza. Vivere senza pensieri, con un po’ di hakuna matata in più, è uno dei segreti dei più grandi.

Perciò, il consiglio che vogliamo dare al nostro carissimo tecnico rossazzurro è quello di far vedere ai propri ragazzi, domani al rientro dal giorno di pausa, piuttosto che il CD della Paganese, quello del Re Leone…così si divertono e smettono di avere paura anche dell’ombra propria. Grazie mister!

Le pagelle:

CATANIA (4-3-3): Pisseri 8; Di Cecco 8, Gil 6,5, Bergamelli 7, DJordjevic 6; Biagianti 7, Bucolo 7,5, Mazzarani 6 (Paolucci 86′ sv); Barisic 6, Calil 5, Di Grazia 7,5; A disp. Martinez, De Rossi (Di Cecco 83′), Mbodji, De Santis, Nava, Silva, Scoppa, Piermarteri, Russotto, Paolucci, Anastasi.
All. Rigoli 5,5.

ARBITRO: Maggioni di Lecco 6.

ASSISTENTI: Marchi-Saccento 6.

MARCATORI: 71’ Gladestony, 74’ Di Grazia.

Pietro Santonocito

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