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Istinto RossazzurroVersione completa

Green & Evergreen

Pietro SantonocitoAggiornato

Una miscela esaltante di Green & Evergreen giustifica una vittoria con un risultato che poteva essere più largo. Vibonese – Catania 0-1, Coppa Italia serie C.

Hanno foglie larghe e arbusti imponenti. Nascono, crescono e ramificano in maniera sregolata, indecifrabile.

Puoi contare i suoi rami? È quasi impossibile, a meno che possiedi un gene della famiglia “Angela” (Vedi Piero ed il figlio Alberto).

Si fanno strada tra la folta vegetazione selvaggia, allargando le braccia (i rami), risalendo verso il cielo con l’ambizione di volerlo toccare. Altissimi, talvolta, quanto testardi e ingenui.

I “green”: giovani, alti e belli. Nessuno saprà mai quanto dureranno, se saranno in grado di superare il vento, il gelo e il torrido caldo. Possiamo solo: aver FIDUCIA.

Quanto agli “evergreen”, sappiamo decifrare la loro età? Qualcuno afferma che dal numero di segni sulla corteccia si può capire quanto ha vissuto un arbusto.

È vero quando si dice che il tempo ringiovanisce? Pare proprio così vedendo i veterani rossazzurri coadiuvati da giovani davvero interessanti.

Un mix di Green & Evergreen che arricchisce di buone prospettive l’inizio di un campionato fin troppo martoriato da faccende extracampo.

Nel teatro di Vibo Valentia, davanti ai 20 supporters rossazzurri, abbiamo rivalutato il modo di percepire il tempo. Giovani e “prestanti cavalcatori degli -enta” che si aiutavano a vicenda, dove non si capiva chi era più maturo dell’altro.

Questo ci piace molto. Vuol dire che Baldini non tratta i suoi ragazzi in modo differente, ma riesce a motivare tutti allo stesso modo, annullando il gap di età.

Un ingrediente fondamentale per una stagione che si prospetta ostica da ogni punto di vista. Aspettando, ovviamente, il concretizzarsi della forma atletica migliore.

Sedici anni…e non sentirli

Paradosso temporale che combacia alla perfezione con quanto apprezzato in campo da Francesco Borriello.

Il giovane primavera, classe 2005, ha dimostrato una freddezza caratteriale innata, degna di altri palcoscenici e di una spiccata maturità. Non sembrava un sedicenne.

Grazie anche all’aiuto dei suoi compagni, si è mosso con disinvoltura, riuscendo a mantenere il senso della posizione in alcuni frangenti dove poteva risultare complicato decifrare i cambiamenti di direzione del pallone.

Un esordio da sogno per un ragazzo che dimostra di avere un futuro davvero in discesa.

Sulle “ali dell’entusiasmo”

Perché, se non ti entusiasma ciò che fai, è difficile che ti venga bene. Specie se di ruolo fai l’ala.

Il Catania ha sfoderato degli esterni alti straripanti. Da Ceccarelli a Piccolo, passando per un Bianco le cui movenze ricordano, con giusta approssimazione, un certo Jovetic.

Attendendo ancora il miglior Russotto – sugli standard di nervosismo a lui più consoni – possiamo affermare con sicurezza di essere ben coperti sugli esterni, sia alti che bassi.

Finalizzare

Una delle note meno piacevoli di questa partita è sicuramente la finalizzazione dell’azione. Rispetto a quanto creato, il Catania ha concretizzato pochissimo.

Logico attribuire delle attenuanti relative ai carichi di lavoro: in fondo, siamo sempre ad Agosto. Tuttavia, il Catania necessita di un finalizzatore, non di un falso nueve.

Per il gioco proposto da Baldini, non si può fare a meno di una punta centrale ben strutturata e capace di tenere impegnati almeno due difensori della retroguardia avversaria. Pensarla in modo differente sarebbe, a nostro avviso, un errore che potrebbe costare molto caro.

Pietro Santonocito

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