Grazie lo stesso, Mister!

Le dimissioni di Giuseppe Sannino dall’incarico di allenatore del Catania giungono come un fulmine a ciel sereno. Proprio alla vigilia del match casalingo contro il Brescia, il tecnico di Ottaviano prende una sofferta decisione che sicuramente non influirà poco sull’ambiente rossazzurro. Ma, a dire la verità, il cielo su Catania non è più sereno da tanto tempo ormai.
Quanti errori sono stati commessi dagli addetti ai lavori dall’anno scorso a questa parte. Dall’assenteismo si è passati alla confusione, poi alla presunzione, infine alla scelleratezza. Non è bastata una scioccante retrocessione nè un andazzo a dir poco scadente in Serie B, per far desistere i cattivi dalla loro sete di distruzione. Questi, infatti, hanno continuato imperterriti nelle loro nefandezze fino a demolire un impero che era stato costruito con tanta dedizione ed ambizione. Eppure, nonostante le loro malvagità programmatiche, era stata presa una decisione corretta: quella di incaricare come nocchiere del battello il vecchio lupo di mare Giuseppe Sannino, al posto del poco affidabile Maurizio Pellegrino. Il Mister non era il migliore, ma di certo era l’uomo giusto. Forse non aveva un gioco così prorompente e convincente, ma vestiva giacca e cravatta con eleganza fino a che non rimaneva in camicia per dirigere la battaglia con voce e grinta da vendere. Prima del suo arrivo, il Catania era solo un gruppo di persone. C’era gente che si allenava solo perchè costretta da un contratto e qualcuno che, invece, decideva di passeggiare in campo perchè non gliene interessava nulla. Insomma: c’erano tanti nomi, ma davvero pochi uomini. Ma con la mano del Mister, qualcosa è cambiato. Il Catania aveva cominciato ad assumere una sua identità, una sua forma, proprio a immagine e somiglianza del tecnico campano. Beppe Sannino stava insegnando ai suoi ragazzi cosa volesse dire essere squadra. Trasmetteva fame e cattiveria agonistica da mettere in campo, inculcava mentalità da gente umile e creava quelle basi che avrebbero dovuto sostenere una situazione disgraziata sin dal principio. Il Mister sapeva bene quale malato stesse prendendo in cura, sin dalla prima volta che mise piede nella terra dell’Etna. Eppure, uomo con due palle più grandi di due palloni di calcio, si era assunto oneri e responsabilità sulle spalle perchè voleva crederci più di tutti. Purtroppo, però, era il solo a remare verso il bene. L’ ormai ex allenatore del Catania, infatti, non ha mai avuto una squadra che avrebbe potuto davvero lottare per quel motto d’inizio stagione che inneggiava al “RipartiAmo!”, ma che ora va più vicino all’ “Indietreggiamo, sempre di più!”. La prima causa, senza ombra di dubbio, è stata quella degli infortuni. Sicuramente non un alibi, ma di certo un campionato di calcio non può essere neanche una guerra, visto che gli infortunati di questa stagione sono numericamente più dei caduti di uno scontro bellico. Ecco perchè il Mister è arrivato a litigare col Prof. Ventrone che, a detta di tutti ma non dei cattivi che stanno in alto, è il primo responsabile di questa disgustosa situazione. Beppe Sannino, inoltre, non vendeva fumo, perchè sapeva bene che cosa avesse fra le mani. Una squadra costruita male per un obiettivo così difficile da raggiungere, non poteva essere oggetto di un miracolo da parte sua. Aveva parlato, aveva mandato segnali forti e chiari perchè non era possibile ridursi a giocare con i ragazzini del ’95, non era possibile torturare chi non riuscisse più a mettersi in piedi. Voleva soccorso, garanzie, risposte e non poteva fare altro che chiedere a chi sta a dirigere tutto questo massacro.
Così la replica della società è arrivata, solo che è stata ancor più scellerata di quanto si potesse immaginare. Sì, perchè attaccare l’unico che fosse intoccabile non è stata cosa buona e giusta. Sia l’AD Cosentino che il Presidente Pulvirenti hanno puntato il dito contro il Mister che, a parer di popolo, ha saputo sempre essere la voce di tutti quei tifosi che di fronte a questo scempio contestano e pretendono giustizia e rispetto. Qualcosa si è rotto in pochissimo tempo. Un uomo così risoluto e con grande carattere, forse, era troppo scomodo per chi volesse dirigere senza ricevere alcun tipo di critica, persino costruttiva, da parte di coloro che tengono davvero alla causa rossazzurra. Giuseppe Sannino, così, ha deciso di mettere da parte l’orgoglio e ha continuato il suo lavoro nonostante le terrificanti assurdità dette sul suo conto. Ha diretto la squadra per un’altra tumultuosa settimana, caratterizzata da un elenco di allenatori pronti a stanziarsi sulla panchina del Catania e notizie che andavano sempre più contro la sua persona. Poi, però, la goccia che ha fatto traboccare il vaso: probabilmente l’ennesimo scontro col Prof. Ventrone. Il Mister, dunque, ha deciso di non mettere da parte anche la sua dignità e ha lasciato la sua panchina ai posteri. Si chiude un altro ciclo della storia rossazzurra, con il sospiro di sollievo di quei pochi che si sentivano minacciati da un uomo giusto ed onesto che svolgeva il proprio lavoro con sacrificio e personalità.
In fin dei conti, una nota citazione presa da un film recita che “o muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo.” Potevi essere il nostro condottiero, ma qualcuno ha deciso che non ti spettasse questo ruolo. Hai deciso di dimetterti, ma di sicuro era qualcun altro che non fosse alla tua altezza. Resterai comunque un eroe per noi. In bocca al lupo. Grazie lo stesso, Mister!
Di Federico Fasone
Questo articolo è stato letto 0 volte

Dalla curva: i commenti