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Istinto RossazzurroVersione completa

Come chi a cui è stato tolto il lecca lecca…

Pietro SantonocitoAggiornato
Benevento 1-0 Catania

Benevento 1-0 Catania

Come chi a cui è stato tolto il lecca lecca…

Sogni di gloria, sogni di un domani a ciel sereno, inneggiante sprizzi di sole sulla pareggiante pelle, al ritorno dalle faticose gesta di quella Benevento dal cadetto sperare e dal fiero avvenir. Diramavan umil ambizioni e accademico fare, i gloriosi condottieri dal cuore impavido e dalla spuntata spada, con scaramantica creanza di chi non vuol esalar l’ultimo respiro… Ahinoi, mai cotanta credenza fu, a divenir grassa, così poca sostanza.

Procreavan massima concentrazione e unità di intenti i battaglioni dallo schierante modulo del 4-4-2 (camuffato) al servizio del brave heart Checco Moriero. Il siffatto coach rossazzurro, nella settimana antecedente, non cantava inni di resa né di assordanti intenzioni di un punto rubare nella proibitiva e campana ascesa. Raccattava consensi, veicolava discorsi e spostava le attenzioni verso un nobil Catania dal blasone tiranno e dalla cavalcata poderosa…come chi a cui è stato offeso l’onore.

Pure loro, gli 81 grandi figli di una Proboscide all’insù, sguainate le spade e asfaltati i 607,4 Km che li separavano dal teatro delle loro speranze, sfidavano il funesto pronostico che li dava soccombenti all’epilogo dell’impari confronto. Difendevano l’indifendibile, sostenevano bandiera e dignità, per dimostrare ai loro “gladiatori in campo” cosa vuol dire indossare la maglia rossazzurra.

E fu così. Gli undici figli di Eva, vestiti con la maglia da trasferta della terra dei grandi fuochi, spacciavano sensazioni positive in una prima frazione di gioco ove gli stregoni sembravano aver perso la bacchetta. Davide contro Golia, gli agricoltori del calcio etneo serravano i ranghi stringendosi bene tra le file, armandosi di forconi e sangue impuro a difesa degli attacchi di Ciciretti e compagni. Lo stesso Ciciretti, si incunea tra gli stessi, provando una conclusione a lato di poco. Solleva timidamente il capo il Catania, con il colpo di testa del figlio di Jor-el, dato alla terra dei plebei…Calil: para senza problemi Gori. Momento positivo dei rossazzurri, Russotto non vuol sembrare come il suo cognome dice e ci prova al 16′ con una conclusione il cui pallone fa le linguacce al palo. Sessanta secondi dopo è Bergamelli a tentar la gloria, ma il pallone, da lui ribadito in rete a pochi metri dalla porta, vede ancora l’opposizione di Gori che mette in mostra dei “ghiriGori” eccezionali, evitando una rete già fatta. Benevento sulle spalle solo del suo numero 10 che prova a far vedere la cresta al 33′ con un calcio di punizione, spentosi tra le braccia di Liverani. «Sogno o son desto?», si ripetevano i farfuglianti figli della Proboscide a veder cotanto coraggio e organizzazione di gioco. Invidioso del suo avversario dagli esigui centimetri, ancora Russotto conclude a rete dai 20 metri, vedendo la sfera ancora una volta lontana di poco dal rispettivo palo. Squadre a difesa del risultato e tutti negli spogliatoi per la fine della prima frazione di gioco.

Ripresa con gli stregoni che ritrovano la bacchetta magica, tuttavia poco funzionante. Gli attacchi giallorossi vengono egregiamente sventati dalla roccaforte rossazzurra. Al minuto 54′, doppia sostituzione tra le file etnee: Plasmati per Calil e Falcone per Calderini. Parevano strani i così lungimiranti auspici del primo tempo, di una fiera squadra che avrebbe potuto portare a casa un punto dalla prima in classifica…ma non rimembravamo il calo fisico del sessantesimo. Ebbene sì, calo fisiologico, matematico e sempre presente, anch’egli sventolante una proboscide tesa in aria, tale da far protendere in terra quella dei calcanti il rettangolo di gioco del Ciro Vigorito con la maglia bianca. Volti pieni di sangue, segnati dalle ferite, occhi gonfi e mezzi chiusi essi avevano, ove una guerra in Vietnam non gliene avrebbe mai reso merito, in confronto a ciò. Un Pezzi cerca di “fare a pezzi” l’estremo difensore etneo, deluso dalla “pezza” messa dallo stesso Liverani. E’ lo squillo della tromba: il Benevento si prepara a rischiare il tutto per tutto, sostenuto da uno stadio gremito in ogni settore. Bombardamenti da ogni fronte: calci d’angolo, punizioni, tiri dalla media distanza, assorbiti da un castello, quello messo su dalla difesa rossazzurra, con almeno sette undicesimi a difesa dell’area di rigore ed il solo Plasmati nella terra di nessuno. Finché, al minuto 83, succede l’irreparabile: quel fuoriclasse di Campagnacci carica il grilletto, non seguendo gli ordini del capitano e lascia partire un tiro ben calibrato, dai 25 metri, che passa attraverso una selva oscura di gambe etnee eludenti l’intervento dell’ultimo difensore della porta catanese…è 1-0 e Catania che si sveglia da questo sogno durato 83 minuti. Ultimo sussulto di speranza al 90′: punizione di Bombagi ben tirata, ove quel gran stregone del portiere giallorosso sventa e neutralizza, riducendo a zero le possibilità di rimettere in piedi la partita. Triplice fischio: tuonano di gioia i circa 8000 tifosi del Benevento, a seguito di una partita sofferta su tutti i fronti.

Li avevamo voluti bene, li avevamo cullati in seno alle nostre positività, li avevamo sottratti da quel comun luogo a cui ci avevano abituati da circa venti partite a questa parte. Lo abbiamo permesso, senza chiedere permesso, senza chiederci il perché, per come e per quando…ma solo perché ce l’abbiamo sempre erta al di sopra di ogni immaginazione, aldilà dei conosciuti confini dell’immaginazione umana. Lo abbiamo concesso… Concessione privata della minima richiesta d’ufficio: un punto per sognare, un punto per sperare…un punto per respirare aria più pulita. Dopo quel primo tempo, così, “di bene-vento”, qual buon vento avrebbe mai pronosticato una siffatta disfatta? Forse, un po’ tutti…almeno nel nostro io più profondo. Perché un altro perché non c’è, perché il perché dei tutti perché è solo uno: questi qui sono giocatori scarsi…o comunque non da Catania. Qualcuno potrebbe cercare di soddisfare la propria sete di vendetta cercando di prendersela con un secondo tempo, in effetti, molto arrendevole e deficitario di contenuti, rispetto ad un signor primo tempo…il migliore delle ultime 20 giornate. Qualcuno potrebbe vertere il proprio giudizio in direzione Moriero: mettere un Gulin, piuttosto che un Pessina, piuttosto che un Felleca nella mischia avrebbe potuto insaporire una minestra che diventava, ogni minuti trascorso, sempre più insipida. Col senno di poi si costruiscono imperi di argilla, con soldatini di paglia sguainanti spade di burro e miele. Anzi, per quel che ci riguarda, un buon plauso va fatto proprio a Moriero, per essersi accorto in tempo dei limiti globali di questa squadra (così per dire), averne messo a fuoco i contenuti e messo in campo una formazione umile, con un modulo umile e con pretese umili, da squadra che conosce i propri limiti e che, paradossalmente, ha giocato anche meglio di quando ognuno dei singoli si credeva dei Cristiano Ronaldo, Messi, Neymar e Suarez dati alla plebaglia plebea della Lega Pro che non li capiva. Per quei 90 minuti erano finalmente tornati su questo pianeta e si chiamavano veramente col proprio nome: Russotto, Calil, Calderini, Falcone e compagnia bella.

E allora, grandi figli di questa Proboscide stanca e tormentata di belle parole, sciolte come sale su questa neve primaverile, di nomi illustri dal nobil blasone ma dai plebei fatti, mettiamoci un po’ tutti nell’ottica di dove ci troviamo e che tipo di squadra abbiamo in rosa. Domenica prossima, contro il Melfi, nessuna scusa rimarrà all’interno di quel rettangolo di gioco, né fuori. Niente sarà ricordata di questa (prestigiosa) disfatta. Di fronte avremo una squadra viva, reduce da quattro punti in due partite, contro il Matera prima e il Cosenza poi, affamata di punti e di rispetto per i gloriosi colori giallo-verdi. Non ci aspettiamo di trovare ad aspettarli i Cristiano Ronaldo della situazione, ma dei giocatori di pari grado (profumatamente pagati…tuttavia) che avranno l’obbligo di issare la funcia dell’Elefante più in alto degli avversari. Sostenerli? Fate voi…ad ognuno il suo buon motivo per farlo o per non farlo, per salire quei gradoni o per stare davanti ad uno schermo, annoiati e incazzati. Di vitale importanza, per la nostra sanità mentale, è capire bene chi andremmo a sostenere: di certo non chi a cui è stato calpestato l’onore…ma, con molta sensibilità, chi a cui è stato tolto il lecca lecca…niente di più, niente di meno.

Le pagelle:

CATANIA (4-4-1-1): Liverani 6; Pelagatti 6, Bastrini 6, Bergamelli 6, Nunzella 6; Garufo 5,5, Castiglia 5, Di Cecco 6,5, Calderini 5 (Falcone 54′ 5); Russotto 5 (Bombagi 65′ 5,5); Calil 4 (Plasmati 54′ 5).A disp.: Bastianoni, Logofatu, Bombagi, Binacola, Agazzi, Pessina, Falcone, Plasmati, Gulin, Lupoli. All: Moriero 5,5.

AMMONITI: Del Pinto, Pezzi (BN); Castiglia, Di Cecco, Plasmati (CT);
ESPULSI: -.
MARCATORI: Campagnacci 81′ (BN).
MIN.DI RECUPERO: 2 P.t.

ARBITRO: Di Martino di Teramo – voto 5,5;
ASSISTENTI DI GARA: Macaddino 6 -Donvito 6.

Pietro Santonocito

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