Catania-Taranto. Quindici anni dopo nuovamente al Cibali.


A sentire “Taranto” i tifosi etnei non possono, inevitabilemente, far altro che tornare indietro nel tempo. Quel 2002 che rappresentò per il Catania dei Gaucci la madre di tutte le partite. La promozione in B e la festa dell’Erasmo Jacovone che in pochi, forse nessuno, dimenticherà mai. Ebbene di anni, da quel nove giugno 2002, ne sono passati ben quindici. Le due compagini, inutile dirlo, hanno vissuto momenti sportivi diversi, a volte opposti, che ad oggi li hanno nuovamente riportati sulle stessa via. Si ritorna lì da dove si era lasciato: in terza serie, quella che dapprima chiamata Serie C, oggi prende il nome di Lega Pro. Quindici anni di assenza, al Cibali, per Catania e Taranto. Storia nuovamente diversa. I pugliesi non sono più la squadra da battere.
Il club rosso blu, appena tornato in Lega Pro, stenta nei bassi fondi della classifica. Solo 24 punti conquistati ed un numero di cambi in panchina che non hanno retto le fondamenta della continuità. Ovvio: il Taranto non verrà a calcare il campo etneo per far da vittima sacrificale. La psiche vissuta dalle due squadre risulta essere nettamente diversa. Gli ospiti arrivano alla trasferta siciliana dopo aver ottenuto un netto 2 a 0 nel derby contro il (molto) più quotato Foggia. Se il morale del'”Arsenale” risulta essere alle stelle, complice anche il cambio tecnico con Ciullo ora alla guida, quello del Catania ha vissuto un stravolgimento nervoso non indifferente. Se il derby, in Puglia ha sorriso al prossimo avversario dei rosso azzurri, in Sicilia la debacle dell’Esseneto contro l’Akragas ha indotto la dirigenza etnea al cambio drastico: via Rigoli, ecco Petrone. Esordio che il tecnico partenopeo non vuol fallire, seppur, contro un Taranto rigenerato. La squadra di Ciullo riaccoglie in rosa Giuseppe Pirrone, ex Trapani. A guardia dei pali l’esperienza di Roberto Maurantonio (Pizzaleo, De Torni ed il giovane Contini chiudono il parco portieri). Difesa giovane, forse anche troppo, ma che lontano dalle mura amiche poco sfigura. De Giorgi, terzino incursore, Pampianchi ed Altobello (prima alternativa al veterano Stendardo) coppia centrale, con il giovane Magri sul lato di sinistra. Panchina “green” con Som, Russo, Balzano, Benedetti, Di Nicola e De Salve. Mediana fisica. In zona nevralgica il Taranto si muove più in quantità che qualità: pressing, muro e tentativo di contropiede. I corazzieri della mediana vedono Paolucci, Lo Sicco, Guadalupi e Maiorano tra le presenze stabili, con il primo abile a spaziare e trovare il “vuoto” nelle giocate di attacco. Pirrone, Sampietro, Potenza e Nigro i designati a dare una sterzata in manovra a partita in corso. Attacco che fatica. Gli avanti pugliesi risultano essere troppo legati all’impostazione del centrocampo con Guadalupi tra i più sguscianti. Ottimi i cambi posizione con il compagno di reparto Viola. Magnaghi rappresenta il Jolly: abile a smarcarsi e trovare gli spazzi giusti laddove la porzione di campo sembra morta. Con Ciullo siederanno Cobelli, Balistreri, Cardea ed Emmausso.
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