Catania…singing in the rain


Catania…singing in the rain
Vittoria schiacciante dell’undici etneo contro un Monopoli per nulla arrendevole, ma surclassato sul piano del gioco e della fame agonistica. Un Catania che lotta, si sporca e si veste di pulito.
Catania…Catania…Catania…quanto ti amo. Ti amo nonostante la pioggia, che crea quel tocco torrenziale di “via”, “passaggio”, “fluidità”, tra le ruspanti bellezze della tua quotidianità. Borbottando inquieta, qua e là, ti avvicini allo stadio Cibali, coi capelli spennacchiati come un pulcino, verso la dimora di una partita di calcio, la cosa più importante tra quelle meno importanti. Mentre ti infuri per la pioggia incessante e per le nefandezze di chi dovrebbe garantirti un minimo di “senso” in momenti avversi (per usare un eufemismo) come questi, sali i gradoni e ti siedi sempre lì, allo stesso posto di sempre…incurante di tutto il resto.
Hai visto quei giocatori in maglia rossazzurra? Ti rappresentano, giocano portando te sul petto, nelle gambe, nella coscienza e sono stipendiati per questo. Chi più, chi meno, anche sotto questa pioggia “a catinelle” devono giocare a calcio, scambiarsi due passaggi e depositare il pallone in rete. É il loro lavoro, il loro dovere…e la loro condanna: se fanno bene, verranno innalzati in cielo al pari della mia proboscide; se fanno male, vengono disprezzati e lasciati a cibarsi dello stesso fango da cui son partite le infamie. Comunque, sono obbligati a farlo, con o senza il permesso dei propri sentimenti.
Un bagno nel verde, che diventa gradatamente marrone, color terra…color lava. Quella lava che mi accarezzò le orecchie, che costruì le tue strade e che, oggi, vedi scorrere in quei undici giocatori scesi in campo. Lottano su ogni pallone, mettono grinta e cuore, giocano con saggezza e sono, persino, belli da vedere. Ma te lo saresti aspettato mai? Io, sinceramente, no! Pensavo servissero la patria del dio denaro e del suo servo più fedele, la gloria. Mi trastullavo tra i pensieri di un calciomercato prossimo, quello di padron Gennaio, tra abbietti e obbiettori di coscienza e pochi soldi di cacio. Sperando in un bomber…sperando in un battito in più del tuo cuore. Bé, se la lava diventa così verde, quasi quasi mi ci butto anch’io!
Momento, momento, momento…momento! C’è qualcosa di strano in te. Stai…lentamente, cambiando! Vanno via le rughe, scompaiono le borse negli occhi e il tuo viso prende un colorito mai visto. Sogno o son desto? Non ti ricordo così da quel lontano 28 Maggio 2006, quando decidesti persino di truccarti di rossazzurro e ti esibisti in quell’imbarazzante nudo sui caroselli dei festanti. Cose da pazzi! Ti ho vista così per ben 8 anni di serie A, Amandoti, Accompagnandoti, Asservito a te, nella completa consapevolezza che ero vivo perché lo eri tu. Negli ultimi tre anni il grigio è stato il colore dei tuoi vestiti più eleganti, la sera quando passeggiavamo a lungomare, ad Aci Trezza e poi, sempre più su, a far l’amore tra le curve di mamma Etna. Lo so, non la volevi tra i piedi, ma pensavo ti stesse meglio un po’ più di verde.
Ma non bastava, evidentemente. Diventavi sempre più cupa, più triste e facevi fatica a mandar giù quei due pesci freschi che ti portavo, ogni giorno, dal mare in tempesta. Volevi partire, mi lasciasti. Non capii perché, ma non prendesti il treno delle tre e trentatré. Chissà, presentimento o fatalità, lasciasti le valigie al cordolo dei binari…e ti vidi scomparire tra la folla…mentre il mio cuore, inesorabilmente, si induriva sempre più.
Tre anni son passati dall’ultima volta che i miei occhi si dipinsero dei tuoi. Ed ora sei qui, accanto a me, in curva, per mostrarmi le tue labbra rossazzurre che non sbavano, nonostante il temporale. Guardi il tuo Catania con attenzione minuziosa, quasi fossi una giornalista che prende nota, nella sua mente, delle azioni salienti della partita. Cosa dici? Russotto è tornato sé stesso? Embé, si chiama Russ8, sarà da 8 in pagella tutte le volte…almeno, ce lo auguriamo. E Paolucci? Entra, si procura il rigore e segna. Annuisci con risolutezza e grazia allo stesso tempo. Hai l’aria di chi abbia mangiato un quintale di gioia, con contorno di soddisfazione gratinata e 4 pere per dessert. Ecco perché non ti piaceva il pesce! Non c’è altra spiegazione.
Catania 4, Monopoli 1…è finita la partita. Uomini veri, gli stessi che definivamo, ieri, dei “pupazzi”,”mercenari”,”grandissimi figli di una proboscide senza dignità”. Eppure, son bastati loro per farti tornare allo stadio, il sorriso, il rossazzurro sulla pelle…per ritornare da me. Quanta è strana la vita! In poco tempo ti toglie, in poco tempo ti dà, nei momenti più impensabili. Arrivi ad accettare l’idea che il grigio, quello delle nuvole, sia l’emissario più fedele del Sole, quello che vedo nascere dai tuoi capelli.
Catania…Catania…Catania…quanto ti amo! Non sarò Charlie Chaplin, ma, se permetti, indosso la coppola e ti porto con me…CANTANDO SOTTO LA PIOGGIA.
To my love…Catania,
Per sempre tuo,
Liotro
Le pagelle:
CATANIA (4-3-3): Pisseri 6,5; Parisi 6,5, Gil 7, Bergamelli 7,5, Djordjevic 7; Bucolo 7, Scoppa 7,5, Fornito 7; Russotto 8 (87′ Graziano 6,5), Barisic 7 (79′ Paolucci 7,5), Mazzarani 7 (64′ Di Cecco 7). A disp.: Martinez, Bastrini, De Rossi, De Santis, Nava, Di Cecco, Piermarteri, Silva, Calil, Paolucci, Graziano, Di Grazia, Piscitella. All: Rigoli 7.
ARBITRO: Nicoletti di Catanzaro voto 7; Della Vecchia-Abagnara 7.
RETI: 26′ Russotto, 50′ Russotto, 52′ Mazzarani, 54′ Montini, 80′ Paolucci su rigore.
AMMONITI: Ferrara, Forbes, Djordjevic, Bergamelli.
ESPULSI: –
RECUPERO: P.t. 1′; S.t. 4′.
INDISPONIBILI: Mbodj, Anastasi, Biagianti, Sibilli, Russo e Sessa; Bacchetti.
SQUALIFICATI: Ricucci (2).
DIFFIDATI: Biagianti, Di Cecco e Gil.
Pietro Santonocito
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