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Il Catania dei cloni e dei giovani: perché svegliarsi solo adesso?

Pietro SantonocitoAggiornato
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fonte: itasportpress

Il Catania dei cloni e dei giovani: perché svegliarsi solo adesso?


Prova di orgoglio dei rossazzurri, capaci di sfoggiare una prestazione non consona a quelle degli ultimi mesi. Siracusa battuto 3-1.

Alt! Stiamo parlando dello stesso Catania che ha perduto in maniera alquanto deplorevole a Monopoli? Lo stesso Catania della sconfitta contro il Melfi? O quello che riuscì a battere un Matera, fino a qualche mese fa, capolista? Dubbi che attanagliano le menti di ogni tipo. Una cosa è certa: questo Catania non lo ha capito nessuno…probabilmente nemmeno loro stessi.

Chissà, col senno di poi, possiamo dire che Lo Monaco ha avuto ragione. In primis, per aver portato tutti in ritiro a partire da martedì scorso, forse, per appianare le divergenze esistenti nello spogliatoio; in secundis per essersi addossato tutte le colpe, alleggerendo la tifoseria da questo peso e richiamandola in aiuto. Un bel bagno di umiltà, una bella gara di sputi in faccia e un salotto di mea culpa, questi gli ingredienti per ricomporsi. Punitivo o lenitivo, poco cambia. La domanda è: perché pensarci solo adesso? Eh sì, perché un male non si estingue da un momento all’altro. Prima bisogna riconoscere l’entità del problema, poi i colpevoli e poi le probabili soluzioni. Eppure, si è fatto tutto al contrario. Risultato? Ci siamo ridotti alla giornata 37, penultima in programma, per vedere undici giocatori che assomiglino vagamente ad una squadra di calcio. Magari, tanto di ciò sarebbe stato sufficiente in questo campionato, né più e né meno.

Sarebbe bastato il Mazzarani visto oggi: essenziale e cinico. Movimenti di un giocatore di altra categoria, controllo a seguire e piattone sul secondo palo ad eludere l’intervento del portiere. Sarebbe bastato questo Di Grazia, lo stesso delle prime cinque partite, a creare la superiorità numerica sulle fasce ed inventare un bel gol in coordinazione da altra categoria. Sarebbe bastato un Manneh Kalifa, giovane e volenteroso, con potenza sulle gambe e benzina da vendere. Tanto cuore nell’esterno gambese, misto anche a qualità interessanti, da poter curare e sviluppare. Non ne avremo mai abbastanza, invece, del solito Pisseri, vero eroe di questa stagione, capace, da solo, di sventare una serie impressionante di azioni-gol. Normale che si fiondi il Sassuolo su di lui. Se la meritocrazia esiste ancora…

Ciononostante, non riusciamo ad esultare. La vittoria, netta, per tre reti ad uno degli etnei sugli aretusei ci lascia parecchio perplessi. Non si capisce da dove sia venuto tutto questo agonismo. Bucolo sembrava un dannato, Gil non ha sbagliato nulla e segna anche una rete, Parisi non sfigura per niente, Pozzebon in versione assist-man. Solo Marchese non si smentisce e rimane coerente col suo rendimento recente. A cornice, il ritorno dei tifosi della curva nord sotto richiamo a raccolta del volpone Pietro Lo Monaco, ritornati fra le gradinate nei 45 minuti più importanti: i secondi. Mentre la sud brama rispetto per esserci sempre stata, nella buona e nella cattiva sorte.

Catania – Siracusa è quanto di più confondibile possa esistere sulla faccia del pianeta. Un composto eterogeneo ove si affollano tormenti di ogni genere, coadiuvate da domande irrisolte che non lasciano spazio ad un pensiero uniforme. Per uno scherzo del destino, il Catania si trova ancora, immeritatamente, a lottare per i play-off, appaiato a quota 46 punti al decimo posto, in compagnia di Fondi e Andria. Sebbene si tratti di un magro bottino, gli uomini di Pulvirenti hanno 90 minuti per costruirsi l’alibi più grande della stagione: quello di aver raggiunto l’obiettivo play-off. Certo, nell’ampio range di posizioni permesse dal regolamento Lega Pro 2016-2017, non si può dire che l’undicesimo posto, piuttosto che il decimo, possano essere stati considerati come degli obiettivi concreti ad inizio stagione. Eppure, permettono ancora di credere in un secondo torneo, dalla formula complicatissima e articolata, che può regalare la promozione in serie B. Che strano scherzo del destino!

Perché, se i rossazzurri visti oggi sono loro, in carne ed ossa, tutt’altra roba era il Siracusa. Una squadra che veniva a Catania sulle ali dell’entusiasmo di un quinto posto insperato, grazie soprattutto al gran lavoro di Andrea Sottil. Equivoco solenne si rivela, invece, la prestazione azzurra di ieri. Non si riconosce l’intensità vista al De Simone, non si vedono raddoppi di marcatura e…quanti falli! Sono almeno tre, solo nella prima frazione di gioco, le entrate omicide di Spinelli & co., a tranciare le gambe di Pozzebon e Di Grazia su tutti. Catania e Scardina davvero la brutta di copia di quelli visti all’andata. Merito del Catania o demerito proprio? E chi lo sa? Prima di rispondere a questa domanda, faremmo bene a frenare l’impeto nell’alludere a qualcosa di “strano”, talmente è ambiguo il contesto. Magari, avere anche un amico avvocato…potrebbe giovare non poco.

Tuttavia, il sentimento che si fa largo tra i cuori dei tifosi rossazzurri è la rabbia. Per non averci creduto sin dall’inizio, per non aver saputo gestire gli uomini, preferendo troppe volte gente a mezzo servizio, piuttosto che provare a “svezzare” dei ragazzi della Berretti che tanta qualità possiedono; per non aver attuato, anzitempo, delle scelte disciplinari che sembravano sacrosante a tutti. Tanti orrori, troppi capri espiatori e troppe dita puntate…mai verso sé stessi. Il vero fallimento di questa stagione è stata la mancanza di umiltà, da retrocessione in serie D e senza alibi.

Pietro Santonocito

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